A quel tempo si mettevano gigantografie di prodotti sui muri, sulle pensiline degli autobus, su case, taxi, camion, facciate di palazzi in corso di ristrutturazione, mobili, ascensori, distributori automatici, in tutte le strade e perfino in campagna. La vita era invasa da reggiseni, shampoo antiforfora e rasoi tripla lama. L'occhio umano non era mai stato tanto sollecitato in tutta la sua storia: si era calcolato che dalla nascita all'età di 18 anni ogni persona era esposta in media a 350.000 pubblicità. Perfino al margine delle foreste, nei villaggi più sperduti, in fondo alle valli più isolate e in cima alle montagne innevate, sulle cabine delle teleferiche, bisognava affrontare loghi Castorama, Bricodécor, Champion Midas e La Halle aux Vétements. Mai un attimo di tregua per lo sguardo dell'homo consommatus. Perfino il silenzio era in via d'estinzione. Era impossibile scampare a radio, televisioni accese, spot strepitanti che avrebbero finito per infiltrarsi fin dentro le vostre conversazioni telefoniche private. Era una nuova offerta Bouygues Telecom: telefonate gratis in cambio di stacchi pubblicitari ogni cento secondi. Immaginatevi: il telefono suona, un poliziotto vi comunica la morte di vostro figlio in un incidente d'auto, voi scoppiate a piangere e dall'altro capo del filo una voce canta CARREFOUR È DI PAROLA. La musica da ascensore era dappertutto, non solo negli ascensori. Lo squillo dei cellulari strillava nei TGV, nei ristoranti, nelle chiese e perfino i monasteri benedettini mal resistevano alla cacofonia generale. (Lo so: l'ho verificato.) Secondo le ricerche sopra menzionate, l'occidentale medio era sottoposto a 4000 messaggi commerciali al giorno. L'uomo era entrato nella caverna di Platone. Il filosofo greco aveva immaginato che gli uomini, incatenati in una caverna, contemplassero le ombre della realtà sui muri della loro prigione. La caverna di Platone ormai esisteva: si chiamava televisione. Sul nostro schermo catodico potevamo contemplare una realtà "Canada Dry": assomigliava alla realtà, aveva il colore della realtà, ma non era la realtà. Avevano sostituito il Logos con loghi proiettati sulle pareti umide della nostra grotta. Ci erano voluti duemila anni per arrivare a questo punto.
Frédéric Beigbeder, LIRE 26.900, Feltrinelli (collana Universale Economica; traduzione di Annamaria Ferrero), 2004; pp. 50-51.
[1ª pubblicazione: 99 francs, Grasset & Fasquelle, Paris, 2000]








