Se non curi ciò che ti fa male, sanguinerai sulle persone che non ti hanno ferito.
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Se non curi ciò che ti fa male, sanguinerai sulle persone che non ti hanno ferito.
Sono tornata dopo un lungo periodo di assenza. Non so nemmeno se riuscirò ad esprimere ciò che sento e che provo in questo istante della mia vita.
Sono andata a fare una passeggiata/corsa nel pomeriggio verso le 20:30. Il sole era praticamente già scomparso ed il tramonto aveva quasi anticipato la sua comparsa. Tutto il cielo rosaceo era stato risucchiato dalle nuvole nere che si apprestavano ad occupare l’ultima parte colorata del cielo. Infatti poco dopo che sono tornata a casa (circa mezz’ora dopo) ha iniziato a diluviare.
Ricordo che mentre ammiravo gli ultimi raggi rossi che si dissolvevano in lontananza mi è venuto un groppo in gola, ed ho avuto un enorme voglia di piangere.
Ho pensato: “come vorrei trovarmi al mare in questo momento”… “come vorrei stare lontano da tutto questo”.
Ho pensato anche che, se avessi avuto delle ali, per me sarebbe stato facile ammirare ciò che restava del tramonto. Eppure riflettevo, anche una creatura alata, si sarebbe sentita infelice a volare fino ad arrivare ad ammirare il tramonto… in solitudine.
È del tutto inevitabile. Abbiamo bisogno di creare ricordi e gioie da condividere. Il nostro cuore contiene all’infinito se condividiamo. Mentre se cerchiamo di nascondere ciò che proviamo, anche se minimamente cerchiamo di occultare i nostri sentimenti il nostro animo non regge il peso di queste sensazioni, e da qualche parte si devono pure riversare.
Prendendo anche ad esempio queste emozioni che ho pensato stasera. Sono finite qui. Si sono accumulate con altre e sono finite qui.
Per chi è arrivato a leggere fino qui complimenti. Si sa che è una virtù rara la concentrazione di sti tempi. E la voglia. La voglia di scavare a fondo in delle frasi prolisse e sconfinate, gettate alla rinfusa in un monologo sofferente e sconclusionato. So che è complesso, ma ti ringrazio:)
Spesso non sappiamo nemmeno noi ciò che desideriamo. Forse desideriamo solo essere ascoltati e compresi un minimo. O aspettiamo semplicemente qualcuno là fuori che ci abbracci. Magari stiamo ancora sanguinando, forse con fatica cerchiamo di rimarginare ancora le vecchie ferite del passato che ci hanno segnato.
Chissà. La cosa certa è che ora è notte fonda ormai. E che anche grazie a Morfeo il velo pesante del sonno cadrà anche sulle ultime gocce di pensieri rimasti, trasformandoli si spera, in sogni non troppo pressanti.
buonanotte.
~24/5/24
CR diary
𝒱𝒾𝓋𝑒𝓇𝑒 𝓅𝑒𝓇 𝓈𝒶𝓃𝑔𝓊𝒾𝓃𝒶𝓇𝑒
Hai liberato la tua mente,
dal tormento della maledizione,
ma lentamente,
dopo tutto questo tempo,
mangiato dalla disperazione,
ti sei consumato, sgretolato,
come cenere nel vento.
Ma incandescente,
sei risuscitato dalla tua morte,
e solo dopo esser rinato,
saresti diventato forte.
Ma la tua rabbia,
il tuo dolore,
la tua fede,
non è finita ancora.
Sotto la sabbia,
della morte l'odore
e le stelle vivide,
l'anima tua s'addolora.
E' la bestia crudele che nutri
che sopravvive
l'istinto tuo ardente,
di vivere, sanguinare.
E' quel demone che idolatri,
che in te vive,
anche nel dolor' idente,
a farti rialzare,
a farti brillare.
Nella bara della tua mente,
seppellito nel profondo,
urli per esser sentito,
ma nessuno sente,
e dai serpenti fosti assalito.
Bloccato dalla morsa,
dolore e rimpianto,
nudo e senza stracci,
la speranza arsa
dal cuore affranto,
dai ghiacci,
ardente sei rinato.
Ma la tua rabbia,
il tuo dolore,
la tua fede,
non è finita ancora.
Sotto la sabbia,
della morte l'odore
e le stelle vivide,
l'anima tua s'addolora,
ancora.
E' la serpe che ti stringeva,
che sopravvive
il bisogno tuo ardente,
di vivere, sanguinare.
E' quel mostro che odiasti,
nella mente tua vive,
che anche nel dolor pungente,
ti fece rialzare,
ti fece resuscitare.
E imparasti dalle tue ferite,
che per vivere
bisogna sanguinare.
Se non guarisci da ciò che ti ha ferito,
sanguinerai addosso a persone che non ti hanno tagliato.
Quell’amore quello che ho preso con la punta delle dita che ho trascinato per terra che ho lasciato ho dimenticato quell’amore adesso in qualche riga che cade da un cassetto è qui è ancora qui continua a dirmi che fa male che sta ancora sanguinando.
( Idea Vilariño)
Se non guarisci da ciò che ti ha ferito, sanguinerai addosso a persone che non ti hanno tagliato
Pensavo che la cosa peggiore che potessi farmi fosse rifiutare i miei sentimenti. Guardarli fra le mie mani tese e non reputarli degni; lasciarli fra le mie dita, incurante, e voltare le spalle, andandotene. Questo credevo. E a questo solo scenario mi stavo preparando. Non c'è niente di peggio che essere rifiutati, pensavo. E invece c'è. Sei riuscito a sorprendermi, persino nel male. Non avevo nemmeno ancora deciso di mostrarti quei sentimenti per te, che mi fiorivano dai ventricoli del cuore, che tu me li hai strappati brutalmente dal petto, li hai appallottolati e poi li hai buttati nel primo secchio che hai incontrato. Così, con lo stesso disinteresse con cui si cestina un biglietto di auguri perché in questo mondo materialista conta più il regalo del pensiero che c'è dietro, tu hai gettato via me. Anzi, mi hai eliminato. Un paio di tap sullo schermo del tuo telefono e io sono svanita, come non fossi proprio mai esistita. Come se non ci fossimo mai conosciuti quel 21 settembre; come se non ci fossimo poi parlati, abbracciati, baciati, amati. L'hai fatto d'improvviso, cosicché fossi impreparata, all'apice della vulnerabilità e non potessi opporre resistenza o fare obiezione. Non hai dato alcun segno di avvertimento, non hai accennato niente. Un attimo prima scherzavamo dell'intimo rosso indossato a Capodanno, un attimo dopo il nulla. E hai voluto anche aggiungere crudeltà alla cattiveria che quel gesto già comportava in sé: hai cancellato me dalla tua vita, ma hai anche eliminato per me ogni prova della tua esistenza. Non mi hai lasciato nemmeno il conforto dei tuoi messaggi bugiardi. Hai deciso che non dovevo averne, che non me lo meritavo. E che non avevo diritto nemmeno di chiedere spiegazioni, una valida motivazione... qualcosa, qualsiasi cosa potesse farmi smettere di sanguinare dentro. Mi hai annientato. Mi hai reso nessuno. Ma Ulisse, spacciandosi per nessuno, accecò Ciclope e lo fece credere pazzo dagli altri della sua specie, accorsi in aiuto. "Nessuno mi ha ferito", disse. E quelli se ne andarono, lasciandolo solo col suo dolore. Ed è così anche per me. Io non sono nessuno per te e tu hai fatto sì di non essere mai stato nessuno per me. E se nessuno mi ha ferito, come posso fermare una emorragia che a conti fatti non dovrebbe esistere? Io dentro, però, sanguino lo stesso. E mi guardo allo specchio e non mi vedo. Invisibile. Non importante. Non degna. Nessuno.