Vorrei…
…dormire ancora
ma non si può…
è lunedì!
Buongiorno mondo!
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Vorrei…
…dormire ancora
ma non si può…
è lunedì!
Buongiorno mondo!
♠️_Mattine come questa...
Una tazza di caffè fumante, un buon libro e la pace che rimette tutto in ordine.
Quel tempo è solo mio, prima che il mondo scorra via.
Non è importante quanto faccio, ma come inizio.
Con dolcezza. Con me. Con ciò che conta..
Buongiorno 🖤🌹
©️Licaonia Lupe
Oh, guarda, è martedì. Ieri avete vomitato bile sui social contro il lunedì, come se fosse il capo supremo di tutti i mali. Bravi, davvero, che originalità. Ma sapete che vi dico? Smettetela di piagnucolare come bambini viziati e crescete, per l’amor del cielo! Il lunedì è andato, ma il martedì? È solo un lunedì con un restyling da due soldi, una fregatura che vi fissa con un ghigno e vi dice: “Sorpresa, sono uguale!”. E sapete qual è il vero obiettivo? Non limitatevi a odiare un giorno solo, pivelli. Puntate in alto! Io sono cintura nera 7° DANnazione nell’arte di disprezzare ogni singolo giorno della settimana, dal lunedì alla domenica, festivi inclusi. Non c’è gara, non c’è scampo: tutta la settimana è un disastro, e voi siete ancora lì a balbettare contro il povero lunedì. Sveglia, campioni, alzate il livello dell’astio! Ce la farete… forse.
È giunta la Mia Settimana
quella che ogni anno
attendo in trepidante attesa,
provocandomi ansia
ma anche curiosità
ed eccitazione
per scoprire cosa accadrà,
quali sorprese mi riserverà!
Tuttavia proverò
a non aspettarmi niente,
sperando solo nell’affetto
di chi mi sta accanto
@elenascrive
Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana di più e in quella settimana pioverà a dirotto.
“ La nostra organizzazione del tempo ha ereditato dalla Mesopotamia una delle sue divisioni temporali «magiche»: la settimana di sette giorni. L'origine di questa settimana sembra sia la seguente (anziché quella che la vede come una semplice divisione in quattro del mese lunare — il quale ultimo conta 29,5 giorni e le fasi della luna, infine, non sono uguali): a Babilonia, il numero 7 sarebbe stato nefasto, di modo che non si doveva intraprendere nulla nei giorni settimo, quattordicesimo, ventunesimo e ventottesimo del mese; questi giorni diventando anzi giorni di completo riposo per le classi agiate. Questa abitudine del riposo ogni sette giorni (in quanto il numero sette era nefasto) è passata nella Bibbia (insieme a una gran quantità di miti mesopotamici) sotto la forma del riposo settimanale (calco del riposo di Dio dopo la creazione: la spiegazione mitica è mutata, dimenticando il numero 7) e ci è così pervenuta. Si noterà peraltro che ogni giorno della nostra settimana è denominato secondo uno degli astri mobili che conoscevano i Mesopotamici: il Sole, la Luna e i cinque pianeti più vicini (lunedì: Luna; martedì: Marte; mercoledì: Mercurio; giovedì: Giove; venerdì: Venere; sabato: Saturno; quanto alla domenica, essa è diventata invece il giorno del Signore — latino ecclesiastico dies dominicus ma la sua denominazione solare ancora è visibile in inglese, Sunday, giorno del sole). Per concludere questa questione dell'organizzazione del tempo in Mesopotamia, ricordiamo che il giorno è diviso in dodici berli uguali (ciascuno di essi equivale a due delle nostre ore). L'inizio del giorno è stato dapprima fissato al sorgere del Sole; poi i Caldei scelsero la mezzanotte (proprio come facciamo attualmente noi), probabilmente perché era difficile conservare al giorno una durata costante di dodici berú facendolo cominciare al sorgere del Sole (la cosa più semplice sarebbe stata di farlo cominciare a mezzogiorno, quando il Sole passa al meridiano, passaggio che è facilmente reperibile con lo gnomone o con il polos; ma una tale soluzione è difficilmente compatibile con la concezione del giorno come unità amministrativa o unità di tempo di lavoro). “
André Pichot, La nascita della scienza. Mesopotamia, Egitto, Grecia antica, traduzione di Marina Bianchi, Edizioni Dedalo (collana Storia e civiltà n° 34), Bari, 1993¹; pp. 140-141.
[1ª Edizione originale: La Naissance de la science, Tome I. Mésopotamie, Égypte, Tome II. Grèce présocratique, Éditions Gallimard, coll. Folio/Essai nos 154 et 155, 1991]