Caro Jeff Bezos,
il 27 ti sposi a Venezia, e pare che tu abbia deciso di trasformare la Serenissima nel tuo personale parco giochi nuziale. Ho sentito che hai prenotato il Ponte di Rialto per farne il guardaroba degli invitati: migliaia di smoking e abiti da sera appesi come panni stesi al sole, con i gondolieri che spargono petali di rose nel Canal Grande mentre remano. In Piazza San Marco, invece, stanno montando i tavoli per il rinfresco d’apertura, con un esercito di piccioni addestrati a difendere tartine al caviale dai turisti affamati. Geniale, Jeff, quel tocco di classe del becchime al lassativo. Chi oserà avvicinarsi finirà sommerso, si ritroverà nel guano fino al collo, con i selfie-stick trasformati in bandiere bianche di resa.
Ma veniamo al punto, caro Jeff. Ti scrivo con il cuore in mano e il portafoglio un po’ più vuoto, perché, e tu lo sai di sicuro, sono un abbonato Prime da dodici anni. Dodici anni di pacchi consegnati a velocità supersonica, di serie TV in binge-watching, di “Alexa, ordina altra carta igienica” alle tre di notte. E tu, come mi ripaghi? Con un silenzio assordante. Nessun invito al tuo matrimonio, neanche un biglietto di terza classe per un angolo remoto della laguna. Mi aspettavo almeno un QR code per il buffet, Jeff lo sai che me lo aspettavo! O magari un drone che mi paracadutasse un flûte di champagne con scritto “Scusa, sei solo Prime Basic”.
Sai, mi ero già immaginato lì, tra i tuoi invitati VIP. Magari in un tavolo d’angolo vicino a un doge redivivo, a discutere di cripto valute con Elon Musk mentre lui cerca di vendermi un passaggio su Marte. Invece, nada. Zero. Nemmeno un "save the date" via e-mail, e dire che Amazon sa tutto di me: il mio indirizzo, le mie ricerche di “cuscino ergonomico per cervicale” e persino quella volta che ho ordinato Ulla la bambola che ti trastulla per sbaglio (storia lunga).
Ho convinto mia madre ad aprire un account Prime, le ho acquistato una dentiera stroboscopica (quando ride sembra un rap cattivo di Los Angeles), un deambulatore a quattro ruote integrali per quando nevica, una fornitura di pannoloni da due tonnellate e un proiettore a soffitto, che proietta le Madonne in tutte le versioni e i Santi del Paradiso, mentre lei recita il Rosario Mariano. Eppure, il grande Jeff Bezos, l’uomo che ha conquistato il mondo a colpi di scatoloni, non ha trovato un posticino per il suo fedele cliente. Mi bastava uno scatolino nell'angolo vicino al bagno.
Non fraintendermi, Jeff, non sono arrabbiato. Deluso, forse.
Ma ti auguro ogni felicità. Spero che il tuo matrimonio sia sfarzoso, con droni che scrivono nel cielo "Ai lov iù bebi" e Alexa come officiante che dice: “Vuoi tu, Jeff, prendere Lauren Sánchez come tua sposa, con la garanzia di un reso entro 30 giorni?”. E quando brinderete, magari con un calice di prosecco pagato in abbonamento, pensa a me. Io sarò a casa, a guardare un documentario su Prime, sperando che il prossimo pacco arrivi prima della fine del mondo.
Con affetto,
il tuo abbonato Prime di serie B.












