Non sopporto il mio stato mentale: sono scontenta, garrula, asociale. Odio i miei piedi, odio le mie mani, non m’interessano lidi lontani.
Temo il mattino, la luce del giorno; odio, la notte, al letto far ritorno. Maldico chi agisce onestamente non tollero lo scherzo più innocente.
Non mi appagano un quadro, una lettura: per me il mondo è soltanto spazzatura. Sono cinica, vuota, scombinata. Non so come non mi abbiano arrestata per quel che penso. I vecchi sogni andati, l’anima a pezzi, i sensi torturati.
Non mi è chiaro nemmeno come sto ma certo non mi piaccio neanche un po’. E litigo, cavillo, gemendo di paura: penso alla morte, alla mia sepoltura. L’idea di un uomo mi lascia sconvolta… Sto per innamorarmi un’altra volta.
— Dorothy Parker, Sintomi















