Se penso di scriverti mi blocco. Più mi blocco, più ho voglia di scriverti. Tutto il contrario di tutto, come sempre alla fine, solita frase che è spuntata più e più volte.
Tutto una contraddizione, io stessa una contraddizione vivente senza possibilità alcuna di capirci qualcosa.
Un’altra frase che mi viene in mente spesso è “si torna sempre dove si è stati bene” e mi rendo conto che è terribilmente vera. Ma è vera anche se non c’è solo bene in quel “luogo”? Cioè se in un posto, in una persona, in una cosa, si sta bene a metà è ugualmente giusta come affermazione? Vale anche se la si è trattata male quella cosa che ci ha fatto stare bene? Chissà.
Forse si può riferire anche al fatto che solo il ricordo di quel qualcosa ti fa sorridere o piangere perché manca. E qui, sul perché manca, si aprirebbe un vaso che manco Pandora avrebbe avuto la curiosità di aprirlo: “meglio chiuso va!”
Eppure ci pensi e ci ripensi.
Pro e contro.
Giusto e sbagliato.
Meglio così ma...
Quel ma. Quel ma che smuove come un sonaglino il tuo mondo interiore e non accenna a voler smettere. E tutto rimbomba nella mente, nel petto, nelle viscere.
Non sai che fare, ti lasci sopraffare da questo suono dolce e fastidioso al tempo stesso che è dentro di te. Non sai come farlo smettere, provi a distrarti e a non sentire, magari riesci pure a volte ma poi ti accorgi che c’è e continua ad essere presente.
Dipende cosa fai, cosa vedi, cosa ascolti e ti rendi conto che quel sonaglino è ancora lì che suona e si agita.
Che ti vuole dire? Non è chiaro.
Sai solo che ha il suono di cose perdute, non più tangibili, non più raggiungibili. Ad un tratto si fa più chiaro quel suono e capisci di cosa si tratta : di un desiderio.
Del desiderio di poter ricordare in modo vivido, reale, quel posto dove si è stati bene. Del desiderio di dire cose non dette o semplicemente di ricordarle a chi non hai più accanto. Del voler urlare “ti voglio bene” a chi di te non se ne fa più niente, dopo che li hai feriti anche tu, ma per cui continui a sentire quell’affetto smisurato e sincero.
Che tristezza.
Mi ha sempre reso profondamente triste la condizione, postasi per vari accadimenti, di non poter dire o far vedere il bene che provi alle persone. È una cosa che mi abbatte perché, e dirò una cosa scontata ma in cui credo molto, la vita è breve. Sia per odiare, sia per non far capire l’affetto agli altri. Ed è questo che mi ha sempre spinta, con tutti amici/parenti/amanti, a cercare compromessi, chiarimenti e discussioni per risolvere qualcosa o semplicemente per dire “io sono qui e non mi dimenticherò di te, perché ti voglio bene e se posso far parte in un modo nella tua vita, io ci sto”. Ogni affetto che provo per me ha un valore smisurato di cui non posso fare a meno e che non potrò mai zittire.
Ma ci sono volte che, ahimè, sei costretta a tenerti per non far sì che quel tuo bel gesto di affetto si traduca in ferita a doppio taglio.
Ed è per questo che nella mia testa ti ho scritto un milione di volte, ma tu non lo sai ©