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Benvenuti su Techno Cars!
Automobili e blockchain, finalmente si parte
Negli ultimi mesi, aprendo un qualsiasi giornale o navigando su internet, leggiamo sempre più spesso articoli riguardanti la chiacchieratissima tecnologia blockchain e le sue molteplici possibili applicazioni. Ma sappiamo realmente cos’è e come funziona questa “rete” e quali potrebbero essere le sue utilità nel mondo dell’automotive?
Blockchain - Fonte: Wikimedia
Blockchain è un protocollo di crittografia che assicura una maggiore sicurezza e trasparenza per qualsiasi operazione eseguita tramite essa. Nata nel 2008 dalla mente del fantomatico Satoshi Nakamoto, pseudonimo di un hacker ancora anonimo dopo ben 10 anni, è stata inizialmente creata come base per l’ormai arcinota criptovaluta bitcoin.
Letteralmente “catena a blocchi”, consiste nella condivisione di blocchi di dati (che possono essere transazioni economiche, autorizzazioni, invio di testi crittografati, ecc.), tra tutti i nodi virtuali della rete che partecipa (un nodo può tranquillamente essere un normalissimo computer casalingo), in maniera anonima. Una transizione di dati è quindi visibile da chiunque prenda parte alla rete in qualsiasi momento, ed è considerata attendibile quando viene autorizzata dal 50%+1 dei nodi.
I suoi utilizzi non sono però da circoscrivere esclusivamente alle criptovalute, infatti trovano applicazione in molteplici campi, tra i quali l’automotive. Ma queste sue proprietà come possono essere utilizzate per migliorare la funzionalità di un’automobile?
A questa domanda stanno cercando di rispondere le maggiori case automobilistiche mondiali, tra cui Ford, General Motors, BMW, Renault, insieme a grandi aziende dell’informatica, come IBM e Context Labs. Questi grandi colossi si sono uniti nel consorzio MOBI (Mobility Open Blockchain Initiative), e cercano insieme di sviluppare e sponsorizzare la ricerca di modelli su base blockchain da utilizzare per la cosiddetta “smart mobility”.
MOBI e partners - Fonte: Smartereum (Diritti Riservati)
I vantaggi dell’utilizzo della tecnologia vanno dalla possibilità di connettere l’auto direttamente online, ad una più veloce apertura e chiusura del veicolo tramite app a parità di sicurezza, dalle mappe integrate per servizi di “car sharing” alla prenotazione e pagamento dei parcheggi, arrivando fino alla ricarica rapida per auto elettriche.
Ma la vera miniera d’oro potrebbe venire dai dati che possono raccogliere le case produttrici, in quanto ogni singolo componente dell’auto, dal volante al piccolo bullone della portiera, avrebbe la possibilità di essere inserito in un database con tutti i dati correlati, come lo storico di utilizzo, performance, possibili difetti ecc. e creare così più dettagliati meccanismi di controllo di produzione e più efficienti servizi post vendita, come ricambi e assicurazioni personalizzate.
Tutto ciò avverrebbe con la garanzia di una sicurezza informatica non raggiungibile dalle tecnologie tradizionali: infatti per come è stata pensata e programmata, la tecnologia blockchain offre una trasparenza ed una condivisione dei dati totale, e ogni singolo utente, nel nostro caso ogni singola automobile, sarà connessa con le altre in una sorta di “rete di fiducia”, che, rispetto a delle automobili connesse semplicemente ad internet tramite “IoT” (internet delle cose), scongiura un possibile furto di dati dall’esterno e un appropriazione indebita del veicolo da parte di un malintenzionato tramite internet.
Cyber Security - Fonte: Max Pixel
Quindi, cosa aspettarci dal futuro prossimo? Riuscirà blockchain a migliorare la nostra esperienza di guida e ad assicurarci una migliore sicurezza informatica per la nostra automobile? Le grandi aziende che formano il consorzio MOBI sono fiduciose, non ci resta altro che aspettare per vedere se davvero questa rivoluzionaria tecnologia possa dare un importante contributo alla società del futuro.
Pierluigi Petrachi
I CONCESSIONARI SONO DA ROTTAMARE ?
L’ultimo decennio ha visto uno sviluppo esponenziale nella diffusione della connessione internet che ha modificato radicalmente il modo di acquistare di milioni di clienti in tutto il mondo. Infatti sempre più spesso si spende su Amazon o su altre piattaforme di commercio online (da notare come la curva si impenni per il Black Friday) ed è una pratica ormai acquisita dall’immaginario collettivo e la gamma di prodotti presente comprende oggetti di ogni tipo.
In questo discorso è compreso anche il mercato automobilistico che si sta adeguando ai tempi moderni e si sta spostando sempre più verso questa direzione. Infatti ormai è possibile saltare diverse fasi che precedentemente era comune si svolgessero dal concessionario in zona. Il primo cambiamento evidente è la preparazione dei clienti, i quali sono sempre più informati sull’auto che vorrebbero comprare e secondo Accenture nel 55% dei casi essi si recano al concessionario conoscendo caratteristiche tecniche dell’automobile ottenute dopo una ricerca online.
Le case automobilistiche di maggior rilievo stanno testando l’uso di intermediari nella rete per l’acquisto di macchine nuove o a km 0. Nel novembre del 2016 il gruppo FCA e Amazon hanno siglato un accordo che consentiva agli utenti di “prenotare” una vettura sul noto sito di e-commerce, si tratta infatti di una serie di promozioni esclusive relative ad auto del gruppo Fiat come la 500 e la Fiat Panda e ottenibili al pagamento di un anticipo di 180 euro. L’acquisto della vettura è da formalizzare comunque successivamente in concessionaria.
Fiat Panda Lounge 1.2 bz 69 CV (fonte:Wikipedia)
Precedentemente anche Citroen aveva permesso di prenotare una prova del modello C3 agli utenti Amazon Prime mandano auto e driver direttamente a casa e anche Toyota ha lanciato un’iniziativa simile per la Toyota AYGO Amazon Edition. Volkswagen prevede inoltre di ridurre la sua rete di concessionari in Europa e di introdurre le vendita online. In realtà lo scopo del colosso tedesco è quello di aumentare l’efficienza di vendita affiancando ai suoi rivenditori autorizzati un portale di vendite online. Su Alibaba in 33 secondi sono state vendute 350 Giulia Milano da 63mila dollari e 60 Giulia Quadrifoglio Verde da 150 mila dollari, il tutto però senza ulteriori intermediari (concessionarie).
Toyota Aygo (fonte: Wikipedia)
Un ulteriore esempio di questa progressiva “digitalizzazione” dei rivenditori auto è la startup italiana MotorK la quale sta sviluppando piattaforme in rete per la vendita di automobili e nel solo 2016 ha venduto 67.372 autovetture attraverso 755 concessionarie. Grazie anche a questi numeri MotorK ha ricevuto investimenti per dieci milioni di dollari, un record per le startup made in Italy.
Concessionaria Volkswagen (fonte: torange)
In conclusione è ormai palese il cambiamento drastico che in poco tempo c’è stato per questo mercato di una importanza così rilevante (l’auto è la seconda spesa più oneroso per una famiglia dopo la casa) ma è vi anche da sottolineare come la figura del dealer sia ancora rilevante per la scelta di acquisto e che il drive-test è uno dei parametri principali su cui si basa la scelta finale del cliente. Semplicemente il ruolo della concessionaria è cambiato e sarà sempre più semplicemente quello di finalizzare l’acquisto.
Francesco Savino
Machine Learning - l'auto che comunica
Anni fa quando si sentiva parlare di “auto parlante” si intendeva il suono che fanno cilindri e pistoni all’interno del motore, il rombo…’Oh, senti come parla quest’auto, senti come canta!!!’. Ora invece con questa espressione si intende un vero e proprio sistema che interagisce con ogni dispositivo ed è in grado di comunicare con gli amici.
Una volta si utilizzavano le tecnologie solo per trasmettere informazioni o contenuti da una persona all’altra, per esempio tramite i primi cellulari; poi si è passati a parlare direttamente al cellulare grazie ai software di assistenza digitale, per esempio Siri; ora invece saremo sempre più impegnati a parlare con un’auto, con il suo computer di bordo. Sembra strano, ma è così. Quest’ultima tecnica è resa possibile grazie ad un notevole sviluppo dell’apprendimento automatico, noto anche come Machine Learning, termine coniato da Arthur Lee Samuel; questo sistema è strettamente connesso al riconoscimento di pattern e alla teoria computazionale dell’apprendimento ed esplora lo studio e la costruzione di algoritmi che possano apprendere da un insieme di dati e fare delle predizioni su questi, costruendo in modo induttivo un modello basato su dei campioni. Tutti i sistemi di riconoscimento vocale di maggior successo utilizzano metodi di apprendimento automatico; alcuni di questi metodi sono basati su reti neurali artificiali, ovvero sistemi adattivi che cambiano la loro struttura basata su informazioni esterne o interne che scorrono attraverso la rete durante la fase di apprendimento. Essi sono molto efficaci per la personalizzazione automatica di vocabolari, caratteristiche del microfono, timbro della voce, rumore di fondo e molte altre proprietà.
Esempio di machine Learning utilizzando l'attività della mente - Fonte: Army.mil
Già all’inizio degli anni ’80, giravano idee sulla costruzione di macchine sempre più futuristiche, ma ancora non si era a conoscenza di alcune tecnologie; due prototipi realizzati grazie alla tecnologia immaginaria sono quelli presenti nelle serie televisive Supercar e Knight Rider, delle quali il loro acronimo è Kitt. Nel telefilm Kitt è dotato di un computer con un'elevatissima intelligenza artificiale, che gli permette di svolgere numerose funzioni e lo rende pensante a tutti gli effetti.
Interni di Kitt, foto scattata al salone dell'auto di Toronto nel 2011 - Fonte: Wikimedia Commons
Dal 2007 in poi molte persone hanno provato a replicare Kitt adottando una Pontiac Firebirds Trans Am del 1982 ed un computer con un software di riconoscimento vocale. Nel 2013 un messinese, Santo Miraglio, inventa per gioco Giulia Supercar, la prima auto italiana ispirata a Kitt che riesce anche ad essere presentatrice e programmabile, ma non robotica e non monotona; il suo ideatore l’ha personalizzata con luci e suoni e l’ha programmata anche per essere una fidanzata virtuale. Oggi Giulia è diventata attrazione al pubblico, ha partecipato a Italia’s Got Talent ed è disponibile per feste ed eventi.
Andando avanti di questo passo nel 2018 vedremo sempre di più le sigle V2V e V2I. La prima designa la comunicazione Vehicle to Vehicle, vale a dire la possibilità per le vetture di parlare tra loro per scambiarsi informazioni come la posizione, utile nei casi in cui un incrocio non permetta di vedere se arriva qualcuno dalla strada perpendicolare alla nostra; la seconda invece sta per Vehicle to Infrastructure, ovvero la comunicazione tra la vettura e le infrastrutture come i semafori, utile all'auto per sapere quando scatterà il verde e regolare la velocità così da ridurre al minimo le fermate e ottimizzare i tempi.
Esempio di comunicazione veicolo e infrastruttura attraverso l'equipaggiamento stradale - Fonte: Flickr
Simone Vincelli
AUTO A GUIDA AUTONOMA: REALTÀ O UTOPIA?
I veicoli autonomi nel giro di pochi anni sono passati da argomento di libri di fantascienza ambientati in un futuro lontano a oggetto di discussione quotidiana dei mass media di tutto il mondo. L’origine degli studi sull’argomento è meno recente di quanto ci si aspetti, infatti già dagli anni ’70 e ’80 Mercedes –Benz ha investito su dei prototipi con guida autonoma e semi-autonoma e DARPA, la Defense Advanced Research Projects Agency, dal 1884 al 1986 sviluppa l’ALV, un prototipo in grado di viaggiare a 30 km/h e in grado di evitare ostacoli senza l’aiuto umano. Come scritto nel report finale nell’Ottobre del 1986:
“This program also provided for delivery of a follow-on "Vision" sensor which would provide cross-country autonomous navigation capability via multispectral reflectance data on terrain or objects in front of the vehicle”.
Immagine del prototipo ALV (fonte: Twitter Darpa)
Ovviamente negli ultimi anni gli investimenti da parte di compagnie private sono aumentati in maniera sensibile e compagnie automobilistiche e non (tra le quali Google, Apple, Uber, Nissan, Audi) stanno puntando molto su questo progetto mettendo a disposizione capitali sempre maggiori. Questo è dovuto anche alla possibilità di testare questi veicoli elettrici su strade urbane, in particolar modo in Nord America. Infatti in 4 Stati negli USA sono state approvate leggi che per permettono test di auto senza il guidatore (fonte:). La Waymo, finanziata da Google per lo sviluppo di veicoli autonomi, nel solo 2016 ha testato i suoi prototipi per più di 600 mila miglia con una percentuale molto bassa di chilometri percorsi in modalità assistita.
Normativa sulla guida autonoma nei diversi stati USA (fonte: Wikipedia)
Software che aiutino il pilota alla guida sono comunque già radicati nel commercio automobilistico da tempo e sono presenti nel traffico di tutte le grandi città e non solo. Questo perché sono stati già sviluppati e commercializzati livelli di autonomia inferiori rispetto alla guida affidata unicamente all’auto. Nel 2014 la SAE International ha definito ben sei livelli differenti di autonomia basati sull’intervento necessario del guidatore. Il livello 1 e 2 sono comuni e dati anche per scontato nelle nuove auto. Frenata assistita, frenata di emergenza, alert acustici e visivi infatti sono nell’immaginario comune del guidatore medio.
Google self driving-cars (Fonte : Flickr)
È evidente quindi che dal punto di vista prettamente tecnico questa sia a tutti gli effetti una realtà presente già da adesso e che potrebbe diffondersi in maniera più radicata nel giro di qualche anno. Il problema che potrebbe realmente frenare e, forse, abbattere questo sviluppo è l’apparato normativo che andrebbe sviluppato nel caso e porrebbe questioni di carattere morale ed etico finora ignorate sullo studio della robotica.
Infatti sarebbe in primo luogo da stabilire in caso di incidenti la responsabilità dell’auto, del software e in particolar modo di chi ritroverà al posto di guida. Egli sarà perseguibile penalmente? Gli saranno imputati i capi d’accusa attuali o ve ne saranno di nuovi? L’incidente verificatosi in Arizona nel Marzo di quest’anno ha mostrato queste falle del sistema giuridico attuale ed evidenzia come questi interrogativi sono ben lontani da una risposta. In conclusione vi è da pensare sul fatto che chi ha in mano il volante potrebbe avere una responsabilità “indiretta” in caso di incidente, cioè potrebbe pagare colpe dovute a un errore della sua auto e non personale.
Francesco Savino
Auto connessa, sia dentro che fuori
Negli anni Sessanta la priorità nel progettare automobili era l’aerodinamicità, le forme allungate più svariate rendevano l’auto accattivante in grado di sfrecciare ad altissime velocità. Oggi, dopo cinquant’anni, le forme mantengono sempre l’aerodinamicità, ma la ricerca non è più tanto finalizzata alla velocità, ma è rivolta al futuro. Infatti il futuro è diretto non tanto verso le forme e l’estetica, ma verso i contenuti. E una delle sfide per il mondo automotive è diventata quella della 'connected car', ovvero l’auto connessa, definita come un veicolo che, oltre ad avere accesso a internet, dispone di sensori e può inviare e ricevere segnali, percependo la realtà circostante e interagendo con altri veicoli, dispositivi o entità.
Automotive smart - Fonte: Flickr
I sistemi di infotainment, ovvero sistemi di intrattenimento innovativi, presenti nelle auto sono uno dei settori dell’automotive che si è evoluto molto negli ultimi anni; grazie a questo sistema, tutte le funzioni multimediali come lo smartphone, il sistema di navigazione, la TV e altri dispositivi per la riproduzione di DVD, possono essere comandati in modo molto intuitivo.
Questo è largamente sostenuto dall’azienda Google, anzi meglio dire dal noto sistema operativo Android. Come afferma l’articolo intitolato “Android dice addio allo smartphone” (pubblicato sulla rivista mensile “Quattroruote” scritto da M.P.), ha preso vita la collaborazione dell’Audi e della Volvo con la Google. Il sistema operativo Android Automotive sarà integrato nelle auto nei sistemi d’infotainment e come interfaccia vocale si avrà Google Assistant. Tale sistema permette di comandare tutte le varie funzioni multimediali pronunciando semplicemente i comandi servendosi del sistema basato sul Machine Learning. Grazie a questo sistema non si avrà più bisogno del cellulare dato che l’auto fungerà lei stessa da smartphone, sempre connesso con il mondo esterno.
Auto Audi con sistema Android Auto integrato - Fonte: Wikimedia Commons
Un software molto utile per quanto riguarda il sistema di navigazione è Waze, acquistato l’11 giugno 2013 da parte di Google. Esso è un’app di navigazione social con oltre 100 milioni di utenti e da aprile 2018 è approdata anche su tutte le auto marcate Ford. Questo software si basa sul concetto di crowdsourcing, ovvero grazie agli utilizzatori è in grado di fornire aggiornamenti sul traffico o altri avvenimenti in tempo reale, evitare le zone ZTL, ma anche scegliere il percorso alternativo più scorrevole. L’obiettivo di Google è quello di migliorare l’applicazione Google Maps con le capacità di Waze al fine di creare un’accurata e utile mappa del mondo.
Logo dell'applicazione Waze - Fonte: Wikipedia
Simone Vincelli
Dubai, la rivoluzione delle targhe digitali
L’evoluzione tecnologica dei componenti dell’automobile, dall'invenzione di quest’ultima, ha portato ad un continuo aggiornamento del veicolo, implementandone nuove funzioni e migliorandone sia l’efficienza, sia l’affidabilità, sia la sicurezza.
L’unico elemento degli autoveicoli che è rimasto fondamentalmente identico dai tempi della sua invenzione è la targa. Nata nella seconda metà dell’ottocento e montata prima sui carri e le carrozze trainate da cavalli, fu ideata come identificativo di un preciso veicolo per far sì che esso potesse essere riconosciuto in caso di furto. Originariamente costruite in ottone, avevano sin d’allora il caratteristico alternarsi di numeri e lettere che è ancora oggi presente, in maniera diversa, su ogni targa in qualsiasi parte del mondo.
Esempio di targa automobilistica - Fonte: Wikimedia
Il ruolo che svolge tutt’oggi è rimasto praticamente invariato dal giorno della sua invenzione. Tuttavia, con l’avvento dei dispositivi e delle tecnologie digitali, il “noioso” pezzo di plastica che ci ritroviamo attaccato sui paraurti delle nostre automobili potrebbe subire un rivoluzionario “restiling”. È infatti partita a Dubai in questo mese la fase di sperimentazione, che durerà fino a novembre 2018, delle targhe in formato digitale, che aprirebbero a un modo completamente nuovo di vedere il classico elemento di identificazione dei veicoli.
Come riporta l’autorevole testata britannica BBC, nella principale città degli Emirati Arabi Uniti, all’avanguardia dal punto di vista delle innovazioni tecnologiche, l’Autorità per le strade ed i Trasporti ha concesso il via libera alla fase di test, che porterà alla decisione di affiancare o meno le targhe digitali a quelle classiche e se davvero possono rappresentare un’alternativa valida a quest’ultime.
Panorama di Dubai - Fonte: Flickr
Più tecnologiche di quelle tradizionali, le targhe digitali sono composte da uno schermo, un ricevitore GPS, e da trasmettitori e ricevitori di segnali, in grado di metterle in comunicazione con PC. Grazie a questi accorgimenti, oltre al vantaggio di essere facilmente aggiornabile, la targa, in caso di furto, potrà illuminarsi a intermittenza e permetterebbe di inviare in tempo reale l’indicazione a una centrale di polizia. Inoltre, sempre grazie al GPS e ai trasmettitori, sarà possibile facilitare l’intervento dei soccorsi subito dopo un incidente.
Satellite GPS - Fonte: Wikipedia
Le funzionalità di queste nuove targhe non finiscono qua: infatti esse dovranno essere abbinate ad un’utenza privata, in modo tale da poter usufruire di diverse comodità, come pagare i parcheggi tramite app mobile, le multe, la tassa di possesso e perfino ritrovare l’auto nel caso in cui un proprietario un po’ sbadato non si ricordasse la posizione dell’ultimo parcheggio.
Ovviamente non sono mancate le polemiche, sia per quanto riguarda il delicato argomento della privacy, infatti conoscere l’esatta ubicazione di una precisa automobile in tempo reale potrebbe essere usata per scopi poco nobili, sia per quanto riguarda la fragilità delle targhe, che essendo esposte agli urti potrebbero facilmente rompersi. Non ci resta quindi che aspettare, per vedere se questa piccola rivoluzione sia veramente possibile!
Pierluigi Petrachi
Come ho scoperto il web
Come per ogni cosa, anche per gli utenti che usano quotidianamente internet c’è stata una prima volta; a qualcuno avviene prima e ad altri avviene dopo.
Fin da bambino mi sono sempre interessato ad ogni tipo di tecnologia o qualsiasi cosa fosse meccanizzata; mi fermavo nei cantieri a vedere le escavatrici che operavano e le altissime gru che, girando, trasportavano merci, giocavo con mezzi di soccorso giocattolo avanzati e mi divertivo a costruire tramite i Lego o i Geomag oggetti bellissimi dalle forme geometriche più svariate.
Blocchi di lego - Fonte: Pixabay
Durante questo periodo però non avevo ancora la minima idea dell'esistenza di un altro mondo, anche se virtuale, in cui avrei potuto trovare molte cose di cui non fossi a conoscenza.
La prima volta in cui mi sono messo di fronte ad un personal computer era con i miei genitori durante la seconda media per fare una ricerca; io non sapevo ancora cosa fosse sostanzialmente un computer e non sapevo neanche utilizzarlo. Abbiamo iniziato ad esplorare il Web e mi hanno insegnato a come navigare in internet in maniera sicura. Da quel giorno ho iniziato a smanettare su internet cercando informazioni di ogni tipo, incorrendo anche alcune volte in alcuni siti poco gradevoli. E ma si sa, è un po’ la politica di internet.
Accesso alla navigazione in rete sul web - Fonte: Wikipedia
In terza media i miei genitori mi hanno regalato il mio primo cellulare, un Nokia 'XpressMusic 5800', che ricordo ancora essere stato il top di gamma di quegli anni.
Ma la svolta alla mia vita è stata quando, giocando con il cellulare, ho scoperto come scaricare WhatsApp dallo store. Questo social network di messaggistica mi ha aperto gli occhi perché avevo capito come comunicare con gli amici a distanza. Fortunatamente i miei genitori non hanno fatto in modo che il cellulare sostituisse quello che facevo prima con i miei amici, ma ho capito quindi che quella sarebbe potuto essere un’opportunità per sconfiggere la solitudine, la timidezza e le insicurezze legate ad una certa età. Col tempo poi ho capito ancora meglio che Internet non è stato creato come specchio tra la mia immagine e il resto del mondo, ma piuttosto come un mezzo per coltivare le proprie passioni e metterle in comune in tempo reale con un numero infinito di persone.
Logo dell'applicazione WhatsApp - Fonte: Flickr
Simone Vincelli
FIRST TIME ON NET
Per tutto c’è un inizio, un momento in cui scopri qualcosa o la usi per la prima volta dopo averne sentito parlare (da amici o parenti magari) ed entri in un mondo inesplorato come un pioniere del sedicesimo secolo. Beh e alla fine arriva Internet, infatti la prima volta “online” è un’esperienza che tutti hanno vissuto, che tutti ricordano in maniera più o meno nitida e che sicuramente ha sconvolto le abitudini e il tempo libero della nostra generazione allora poco meno che adolescente.
Monitor con tastiera, mouse e cuffie (e Charizard) Fonte: Pexels
Io in realtà ho una storia leggermente diversa rispetto ai molti che hanno iniziato da MSN, social che una decina di anni fa era popolarissimo tra i miei coetanei ma che io non ho mai usato (di certo non la rimpiango come cosa). Infatti con l’arrivo del Liceo e l’esigenza di informazioni sempre maggiori e più dettagliate rispetto a quelle reperibili su Encarta , un’enciclopedia offline molto diffusa alcuni anni fa e ora ormai estinta che usavo proprio come fonte per le ricerche quasi quotidiane che mi chiedevano i professori.
Logo di MSN Fonte: Wikimedia
Quindi l’uso di Internet era diventato ormai indispensabile così i miei genitori decisero di comprare un modem. Così il me stesso tredicenne vide per la prima volta dal suo pc la home di Facebook e come tutti i teenager per la prima volta online cerco video (molto) stupidi su Youtube, video di cartoni animati come i Simpson o Dragonball e ricordo nitidamente come il primo giorno con il modem a casa creai un profilo di Facebook iniziano a condividere ogni post vagamente interessante mi capitasse a tiro.
Dopo le prime settimane comunque aumentò sempre più la facilità con cui navigavo. In questo periodo infatti divenni un "pirata” seduto comodamente dalla sedia di camera mia scoprendo uTorrent, applicazione che permetteva di scaricare tonnellate di materiale che per me erano stati inaccessibili fino ad allora e che davano la possibilità di recuperare film, giochi e musica in maniera però illegale, allora però io davo poco conto a queste sottigliezze e quindi superavo senza pensare questo dubbio morale.
Logo di uTorrent Fonte: Wikimedia
In realtà ripensando a quel periodo ci si rende conto delle difficoltà che si incontrano navigando su Internet per le prime volte e in particolare sui social, infatti io personalmente non ho mai riguardato i miei primi post o le prime chat su Facebook perché facendolo probabilmente vorrei eliminare il mio computer dalla faccia della Terra definitivamente. Per questo si rendono necessarie maggiori precauzioni nell’uso di internet in particolari nei primissimi periodi che portano poi a diffondere comportamenti fastidiosi e deleteri sui social di qualsiasi genere.
Francesco Savino
P.S. Ciao a tutti sono Francesco Savino, studente al primo anno di Ingegneria Meccanica e del corso di Rivoluzione Digitale tenuto dal professore De Martin presso il Politecnico di Torino. Sono grande appassionato di auto e in particolare di Formula 1 e in questo blog vi parlerò insieme a Pierluigi, Mauro, Simone di come il digitale stia influenzando il mondo dell’auto, più di quanto ci si possa immaginare.
La mia prima esperienza con Internet
Salve a tutti! Mi presento, sono Pierluigi, sono uno studente al primo anno di Ingegneria al Politecnico di Torino e sono uno degli amministratori del blog “Techno Cars”.
Per iniziare la mia avventura su questo blog, oggi vi vorrei parlare di un argomento diverso dal main topic che andremo a trattare in futuro, ossia la tecnologia all'interno del mondo dell’automobile. Questo argomento si può facilmente intuire dal titolo del post: la mia prima esperienza all’interno del vastissimo mondo del World Wide Web!
Essendo io da piccolo un bambino molto curioso, all’età di circa 7/8 anni ero già piuttosto abile nell’usare le funzioni base del computer, come scrivere qualcosina con Word, o divertirmi a disegnare con Paint, e ovviamente smanettare con giochi come Pinball o Campo Minato.
Schermata iniziale Pinball - Fonte: Wikipedia
Quindi la mia prima esperienza col web non l’ho avuta come spesso poteva capitare cliccando per sbaglio l’icona di Internet Explorer, ma invece, essendo abbonato alla rivista “Focus Junior”, sui numeri mensili ero costantemente invitato a dare un’occhiata al sito web per usufruire dei vari contenuti extra presenti su di esso.
Logo Focus, capostipite di Focus Junior - Fonte: Wikipedia
Per questo, dopo aver chiesto informazioni a mia madre su come poter usare bene un browser e sotto la sua attenta supervisione, ho aperto Internet Explorer e ho digitato nella barra degli indirizzi l’URL del sito! Da quel momento in poi mi si è aperto letteralmente un mondo! Ogni giorno passavo minimo un’oretta sul sito internet a giocare, leggere articoli, chattare con altri ragazzi della mia età, era tutto uno spasso!
Bambino al computer - Fonte: Pixnio
Andando avanti sono diventato sempre più abile nel navigare in internet, e ho anche iniziato a capire cosa fossero i link, i forum, i blog e così via, e pian piano non ho più avuto il bisogno di essere “sorvegliato” da mia madre mentre ero sul web!
Così, a poco a poco, navigavo tra siti di automobili, Wikipedia, Youtube e tanti altri siti, aprendomi le porte del fantastico mondo virtuale!
Pierluigi Petrachi