Don Brunetto ed i ricci migranti
Don Brunetto quella sera era triste. Era tornato dalla passeggiata con Dog ed il cane aveva annusato il riccio su un lato della strada, morto, schiacciato da qualche macchina di passaggio. Lo avevano incontrato in una precedente passeggiata serale, nel viottolo sterrato. Don Brunetto per non inciampare nelle sterpaglie, visto che il viottolo era completamente al buio, utilizzava una torcia elettrica: e questa aveva inquadrato il riccio immobile in mezzo al viottolo. Sicuramente aveva sentito la presenza di estranei, e si era fermato, immobile. Il cane lo aveva appena annusato, d’istinto non gli piacevano i ricci; invece il prete aveva continuato ad illuminarlo e se lo era guardato ammirato: a lui piacevano tutti gli animali eccetto i serpenti di cui aveva un terrore animalesco. Dicevamo che se lo continuava a guardare, anche perché si ricordò del primo riccio, incontrato la settimana prima e trovato morto anch’esso su un lato della strada, lo stesso lato della strada, dopo due giorni dall’avvistamento. Decise di proseguire oltre e continuò la solita passeggiata con Dog, faceva sempre la solita strada: il viottolo poi la strada asfaltata e poi il marciapiede, circa 400 m all’andata e altrettanti al ritorno.
Dopo aver visto il riccio riverso sul selciato, si mise a riflettere sui ricci morti, quasi nello stesso punto, probabilmente cercavano di attraversare la strada per andare dall’altra parte dove c’erano terreni coltivati ed orti, con molto più da mangiare. Fece in automatico il collegamento con quei poveracci che si mettevano in viaggio per fuggire dalla fame e dalle guerre e cercavano di arrivare in Europa sopra barconi inverosimili o attraverso camminate di centinaia di km, ed ogni tanto qualcuno ci rimetteva la pelle.
Pensò anche che lui, come la gente che seguiva i notiziari in tv, avevano fatto l’abitudine all’annuncio di quelle morti, sembravano morti finte, fatte di pixel di immagini in movimento oppure di punti colorati nelle fotografie.
La gente veniva colpita al momento, magari si commuoveva, poi la notizia passava in secondo piano, e rimanevano i problemi della gente: la lavatrice rotta e da sostituire non si sapeva con quali soldi, la macchina per il caffè espresso che non faceva più il caffè ma solo acqua colorata, e cosi via, problemi banali che riempivano il quotidiano, e coprivano, nascondevano, lontani drammi cosmici. Erano i primi problemi che rimanevano ad attristare i cuori, non le morti a centinaia di km di distanza che erano come gli incubi che si dissolvono appena arrivava la luce del giorno. Terminata la passeggiata mise in custodia Dog nella sua cuccia e se ne andò a dormire senza pensare più ai ricci. Avvenne che qualche sera dopo, nella solita passeggiata serale, Dog annusò, morto, al lato della strada, un altro riccio ancora, in po più avanti dove erano stati travolti gli altri. Stavolta rimase veramente male per quella strage, tre ricci morti nel giro di una settimana e mezzo, e anche se per gli animali non valgono le preghiere perché non hanno un’anima pregò per i ricci morti, poi pensò a quello che gli era venuto in mente riguardo i migranti sui barconi e lungo le strade della salvezza, e pregò anche per i vivi e soprattutto per le anime di quelli morti nelle traversate. Gli venne in mente la fotografia di quel bambino trovato morto annegato sulla riva del mare in Turchia, e si mise a piangere. Si sbrigò a terminare la passeggiata per tornare nella sua stanzetta e pregare. Le sue preghiere di fronte a quelle stragi sembravano inascoltate. Infatti continuavano ad arrivare notizie di ulteriori naufragi con morti su quelle povere imbarcazioni, ci volevano più preghiere, allora approfittò della passeggiata con il cane per escogitare uno stratagemma. Il giorno dopo andò in sacrestia, mise 100 euro nel bussolotto delle messe ( si stava privando di quei soldi con malavoglia, li aveva messi da parte insieme ad altri soldi per poter poi fare una offerta alla casa di accoglienza per i poveri preti in pensione) ma la causa era giusta, e si mise a scrivere sull’agenda dove si riportavano i nominativi delle persone defunte di cui si voleva celebrare il ricordo durante le sante messe.
Mise a tutte le messe, per circa un mese, i nomi di Riccio Compa, Riccio Pacca, Riccio Elve. Si era inventato questi nomi la mattina presto, gli era saltato davanti agli occhi il nome del suo vecchio desktop Compaq Hewlett Packard, e così aveva trovato i nomi per i tre ricci defunti. Poi se ne andò nel confessionale, e si mise a pregare ardentemente il Signore, gli disse che quei nomi rappresentavano tutti quei poveri cristi che erano morti per strada per arrivare ad una terra migliore per loro e per i loro cari, e che le preghiere che la comunità ed il sacerdote avrebbero elevato per Riccio Compa, Riccio Pacca e Riccio Elve dovevano servire per quelle povere anime dimenticate. In parrocchia le attività fervevano normalmente, la mattina dei giorni feriali veniva celebrata la messa alle ore 8 e la sera alle ore 18 ed i sacerdoti che a turno si succedevano nelle celebrazioni, quando si trattava di ricordare i defunti per cui la messa veniva offerta in suffragio, nominavano anche i nomi dei tre Riccio. Un giorno al parroco, durante il frugale pranzo insieme, gli venne da dire: “Scusa Brunetto ma hai raccolto tu i soldi per le messe di quei signori Riccio?”. A don Brunetto andò quasi il boccone di traverso ed annuì con la testa. E il parroco riprese: “Ma perché hanno messo i tre nomi distinti e non hanno messo ad esempio “Famiglia Riccio”? “. Don Brunetto di rimando: “ era uno di quei migranti che ogni tanto vengono all’Ufficio Caritas per rimediare qualche vestito e un poco da mangiare, si è presentato con cento euro e mi ha detto se si poteva dire la messa, tutte le messe per un mese, a ricordo di tre suoi amici. Io non ho trovato nulla da ridire, così mi ha fatto scrivere quei tre nomi per tutte le messe per un mese, ed ho messo i soldi nel bussolotto.” Il parroco allora a quella notizia decise: “Visto che sono soldi di un migrante, quei cento euro li diamo all’Ufficio Caritas affinché li redistribuisca ai migranti, invece di prenderli per le spese della Parrocchia”. E fortunatamente la storia finì li. Per un mese, a tutte le messe che riusciva a partecipare, in chiesa, oppure dietro l’abside oppure in una stanza accanto alla sacrestia, Don Brunetto al momento della preghiera per i defunti, si inginocchiava e pregava per Riccio Compa, Riccio Pacca e Riccio Elve, cercando di dilatare il cuore e la mente ed abbracciare tutti quei poveri cristi che non erano riusciti ad attraversare la strada.










