Il tempo delle memorie
Ciao, è così che iniziano le conversazioni, quelle informali e amichevoli. Ed io proprio questo vorrei fare, iniziare un dialogo colloquiale e benevolo. Non ci siamo mai scritte, ma una volta abbiamo discorso. Quanto è passato? Un anno e un po’! Ricordi? Il sole aveva appena fatto capolino nei pomeriggi universitari, un incontro inatteso e senza pretese, scambi di sorrisi e numeri con comune cordialità. E’ stato un bel momento. Due volti che non avevano timore all’incrocio. Come può tutto trasformarsi in una grande matassa ingarbugliata? Due persone che un tempo hanno vicendevolmente scambiato parole, pur piccole che fossero, hanno iniziato a non parlare insieme. Hanno trasformato il “con” con il “di”. Le preposizioni semplici sono importanti tanto in ogni lingua abbinate ai verbi, cambiano il senso dei racconti. E arriva settembre, i giorni della memoria. E come si chiudono le stagioni con l’autunno che porta via con se il resto di un anno passato, io voglio fare lo stesso. Avrei preferito farlo a voce e non con una missiva, ma mettici le difficoltà caratteriali, la mancanza di iniziativa, la paura dei rifiuti e ti ritrovi a scrivere righe protetta dallo schermo. Basta con il soliloquio e arrivo al dunque. Dunque. Sono trascorse tante parole e sensazioni. E lo so io. E lo sai tu. Ciò che puoi immaginare è che questo non è stato un anno facile. E probabilmente anche il prossimo riserva inaspettati e mal attesi avvenimenti. E la difficoltà non attiene tanto agli avvenimenti che ci accomunano, di quelli non ho intenzione di parlare. Lo è stato perché tutti gli anni di crescita post adolescenza sono un po’ difficili. Che vuoi farci, tutti i grandi dimenticano che un giorno sono stati dei bambini e quando il corpo cresce ci si aspetta che i sentimenti e la razionalità crescano allo stesso modo, dimenticando spesso che la grandezza è nell’ingenuità delle piccole mani e che la razionalità è un ammasso di parole sconnesse per descriverla. Torno al dunque. Mi perdo spesso, mi perdonerai. E’ stato un anno difficile il mio, lo è stato anche il tuo di certo. Tutti gli anni sono un po’ così, potremmo scrivere oroscopi comuni. Ci penso da tempo a come approcciarmi e perdonerai anche il mio goffo modo, ma finalmente ho riflettuto sui morti delle cose mai dette, dei risentimenti mal spiegati. E l’inattività mi ha stancata molto. Ho pensato che per ricominciare seriamente a mettere “la capa a fa’ bene” fosse il caso di aggiustare un po’ di cose rotte. Ho imparato che è facile osservare i sentimenti come altalene solitarie al vento e che spesso dimentichiamo che potremmo determinarne noi l’andamento. E, immagini facili a parte, sono qui per dirti che mi spiace aver portato tanto silenzio fino ad oggi e non averti mai raccontato che rancore non esiste, che c’è solo dispiacere per inettitudine. Abbiamo origini simili e di tanto in tanto ci capita di sopravvivere negli stessi luoghi. E il dunque tanto atteso è il rammarico per gli strani sentimenti che ci suscitiamo a vicenda. Qualunque cosa sia accaduta è frutto di un processo creativo che poco mi appartiene e che non ho mai avuto intenzione di inquinare e bloccare. Mi rattrista essere rimasta un po’ ingarbugliata, ma anche questa è crescita. Quindi, stesse origini, stessa vita, smettiamo la guerra fredda. Fosse per la mia parte bambina non avrei mai iniziato. Ma purtroppo si cresce e si fa i conti con i blocchi. E oggi provo a superare. E mi farebbe molto piacere offrirti un caffè , una birra, una di quelle cose che gli adulti usano per rompere l’ascia di guerra. Non per chiedere fraterna amicizia, nemmeno per eludere il vissuto, ma per porre fine ad un periodo abbastanza complicato e spaventare la paura. Un sorriso, il sole e un numero di telefono sono un bel ricordo. Lo sono meno incomprensioni e disagi. E allora basta con le incomprensioni Io ti auguro tante cose belle, perché quelle ce le meritiamo un po’ tutti. E tante cose orribili, solo per darti la possibilità di dimostrare l’essere forte e migliore. E tanti incontri e tanti punti di vista differenti. Niente cattiverie gratuite, quelle servono solo a marcire, poco a maturare. E lo auguro a te come lo augurerei ad ogni essere umano, perché il mondo ha bisogno di grandi lottatori. E se, poco poco, ho imparato a conoscere chi prova a mettersi in gioco , probabilmente una buona partita col mondo la stai giocando anche tu. Ovvio, sono tutte supposizioni nate dal bagaglio della mia esperienza e probabilmente non comprenderai i tempi comici e drammatici del mio scritto, come spesso accade a chi non si è mai parlato, ma va bene così. Spero in un futuro incontro. Spero in una vicendevole presenza come una faccia conosciuta senza fronti aggrottate. E magari si potrà anche abbozzare un saluto. Lo spero perché mi sono trovata spesso in difficoltà e ho avuto paura di approcci e simili. E di certo la tempistica non mi aiuta, ma non sono mai stata a tempo e ho imparato ad adattarmi all’armonia delle cose. Ora siamo tanto lontane, ci dividono esperienze e km, ma i dialoghi a volte sono così potenti da riuscire a superare ogni sorta di distanza. Amici e confidenti si costruiscono col tempo e l’affezione. Nemici con scontri e guerre. E noi non siamo amiche o nemiche. Niente affezioni né scontri. Probabilmente siamo solo nella ragnatele delle cose mai dette e mai fatte. E io chiudo con il vissuto inizio a vivere un po’ raccontandoti che non c’è rancore, guerra e antipatia, ma rispetto per quel che sei stata e quel che sei. 11/09/2014

















