Apprendimento esperienziale in tempi di pandemia: come trarre il massimo beneficio da una situazione di crisi
Quello dell’apprendimento esperienziale è uno dei modelli di apprendimento più intuitivi ed immediati che conosco.
Avete mai sentito dire frasi del tipo: “capisco meglio se ci provo”, “la strada mi rimane impressa solo se guido io” “è più facile a farsi che a dirsi”… ebbene, queste sono tutte espressioni di abitudine quotidiana che spiegano perfettamente la base di funzionamento dell’apprendimento esperienziale.
Fare esperienza di un’attività, osservare quello che abbiamo fatto e tradurre in competenze acquisite quanto appreso, ci consente di utilizzare e rafforzare queste competenze in contesti diversi e sempre più complessi. Ma soprattutto, l’esperienza effettuata, unita ad un elemento emotivo, ci aiuterà a ricordare più facilmente quanto appreso in un tempo significativamente inferiore a quello garantito da un qualsiasi altro metodo di apprendimento.
Su questa base teorica si ispirano i centinaia di corsi di formazione professionale e personale in cui i partecipanti sperimentano l’Outdoor Training vivendo situazioni particolari in contesti non noti: l’idea è quella di aiutarli, da parte del formatore, a trasferire il modello di comportamento più efficace appena osservato e agito a contesti più familiari quali ufficio, famiglia, sport.
Sebbene tutto questo abbia un impatto di crescita straordinariamente immediato e soprattutto duraturo nel tempo, il modo per consentire l’utilizzo di questo magnifico strumento durante l’emergenza pandemica non è cosa semplice.
Ma se siete formatori, educatori, coach o mentori, sappiate che non è totalmente impossibile, vediamo quali sono le nostre possibilità e tiriamone fuori il massimo risultato.
Alternativa n.1: esperienziale on line
Inutile storcere il naso: se c’è un lockdown da rispettare o regole di distanza da mantenere è ovvio che in presenza è la soluzione migliore, ma non si può, quindi cerchiamo di trarre il massimo profitto da una situazione “soda”. Come?
Impariamo dai più bravi: ho visto corsi di Roberto Re tenuti a distanza che promuovevano una challenge in cui i partecipanti al termine di un percorso formativo di crescita personale dovevano letteralmente “spaccare a metà” una tavoletta di legno e pubblicare il video dell’impresa. Se non è genio questo cos’è?… per gli amanti della formazione non è difficile trovare il risultato emotivo che lascia in una persona un gesto simile: probabilmente crescono l’autostima e la fiducia in sè, la voglia di “spaccare” il mondo in senso lato e di mettersi in gioco su nuove sfide, si superano dei limiti che si era convinti di avere, e via così. Un percorso formativo può essere fatto di tante esperienze sia soft che hard, il fine è sempre lo stesso: andare dritto allo stomaco così le persone non dimenticano.
Esistono corsi di outdoor training on line, in Italia meno frequenti ma all’estero sono copiosissimi! Provate a cercare, troverete corso di sopravvivenza, potreste imparare come accendere un fuoco o come si gestisce il maltempo, come riconoscere le piante e i frutti commestibili o purificare l’acqua, come far sapere dove ti trovi in caso di emergenza e così via. Meno pratico ma con i giusti supporti visivi e qualche esperimento casalingo porta a casa il risultato.
Di fatto è proprio in questa situazione di crisi che un formatore deve e può trovare risorse utili al proprio obiettivo: far apprendere tramite l’esperienza per accrescere le competenze trasversali dei partecipanti. Largo alla fantasia dunque! Corsi di cucina, di arte manuale, di creazioni multimediali in squadra come film o spot, quiz e addirittura il Fantacalcio possono essere tradotti in un’esperienza di crescita. Provate a scomporli in obiettivi didattici e a individuare le competenze che ne derivano… ne resterete stupiti!
Alternativa n.2: esperienziale in presenza ma a distanza di sicurezza
In questo caso siamo quasi rientrati nella normalità perché ci viene consentita maggiore vicinanza,e se all’aria aperta e distanti, addirittura è possibile stare insieme senza mascherina.
Le attenzioni in questo caso riguardano prevalentemente l’igienizzazione di attrezzature e strumenti da usare per le attività da proporre.
Non è la stessa cosa che poter sorridere, dare pacche o battere il 5 ma consente sicuramente una comunicazione immediata e più diretta, aggiungerei emotivamente più potente.
Ricordiamoci sempre che alla fine sono le piccole cose che fanno la differenza, ci sono tanti modi per arrivare dritti alle corde emotive di qualcuno… e a volte basta poco…
Non ci servono effetti speciali, serve solo che tu, formatore, sia semplicemente te stesso, con il tuo stile comunicativo e il tuo entusiasmo… tu mi insegni che il grosso lo fa la comunicazione non verbale in fondo… Dunque usala, sceglila, scoprila e ritagliarla sulle persone che hai di fronte: l’apprendimento è una conseguenza di quello che sei, non solo di quello che dici. Che le barriere siano uno strumento ulteriore per te!