Circe
Certe volte il passato è il miglior modo di analizzare il presente, e questo libro per me ne è un esempio lampante.
Circe è il secondo libro di Madeline Miller, professoressa di lettere classiche nei licei americani, già autrice del popolare La canzone di Achille, e come il volume che lo precede è una riscrittura di eventi e personaggi appartenenti alla mitologia classica.
Raccontando la biografia di un personaggio che è noto, ma quasi esclusivamente per un unico episodio della sua vita, Miller ha la possibilità di creare una situazione di familiarità nel lettore e allo stesso tempo di spaziare in qualcosa di completamente inedito. E sceglie di farlo con quella che possiamo definire prima una storia di emancipazione, e poi di vera e propria realizzazione personale.
Quella che a una prima occhiata potrebbe passare per una lettura d’intrattenimento però, racchiude fra le sue pagine diversi livelli di critica sociale, che si snodano a partire dall’alba dei tempi per giungere fino ai giorni nostri. A tener incollati i lettori alle pagine è di certo la forte immedesimazione in Circe che l’autrice riesce a suscitare, o se non altro una grande empatia nei suoi confronti, a seconda del vissuto personale. Già dalle prime pagine ci si sente soffocati, imprigionati in una gabbia dorata, che è letteralmente la reggia di Elios, ma metaforicamente niente meno che il patriarcato. Mai si proverà timore reverenziale per quella che è, a tutti gli effetti, una figura divina, poiché essa è inserita in una gerarchia che la priva di qualsiasi valore sin dalla nascita. L’autrice è estremamente preparata sulla mitologia greca, come già ho accennato, e di certo sa che il pantheon classico è sempre assomigliato al popolo che lo adorava, con i suoi pregi e difetti, esagerati fino a diventare mitici. Per questo sono certa che mostrarci un dio illustre come Elios, ossessionato dal matrimonio delle figlie, come un qualsiasi signorotto che volesse creare alleanze o migliorare il prestigio sociale della propria famiglia, non sia una coincidenza, ma un originale metodo per rendere Circe un emblema della giovane donna senza voce in un contesto che neanche prevede che una fanciulla possa o debba parlare.
La trama è avvincente e decisamente empowering, dato che partirà da questa ninfa senza apparenti qualità per portarci alla temibile maga che s’incontra nell’Odissea, ed anche oltre. Ma, sebbene abbia un grande desiderio di sperticarmi nelle lodi di un romanzo che riesce ad aggiungere qualcosa di valido e interessante sulla letteratura classica, non è di questo che voglio parlare.
Trovo infatti che sia più importante porre l’accento sulla caratteristica dell’opera che davvero la rende attuale, oggi, nel 2021: ossia la visione critica dell’eroe. Con visione “critica” chiaramente non intendo “negativa”, semmai una rappresentazione che aiuti a vedere oltre quella patina di gloria, che porta a mettere tutto il resto in secondo piano. Gli eroi che si incontrano in questa lettura si aprono e confessano le loro paure, come il ritorno a casa, alla normalità, sembri innaturale, infattibile, ma anche come le gesta per cui verranno ricordati siano una sorta di scudo, per nascondersi dai propri comportamenti animaleschi. Ma non parlano solo gli eroi, parlano anche quelli che nella storia originale non sono altro che comparse, i cui sentimenti sono dati, a dir poco, per scontati. Ed è grazie a voci come quella di Telemaco, Telegono, ma anche Penelope, che si ha la possibilità di vedere qualcosa di nuovo. Si dà spazio a emozioni complesse, sfumature sottili, che tracciano ombre sui profili sfavillanti di chi è stato protagonista fino ad oggi.
Credo che sia giunto il momento in cui siamo finalmente pronti, anche nella letteratura mainstream, a cogliere queste sfumature, a non vedere solo il bianco e il nero, a imparare ad accettare che anche l’eroe possa commettere errori, e che ne accetti le conseguenze, o venga disprezzato da altri per non averlo fatto. Senza per questo smettere di essere un eroe.
Consiglio questa lettura a chiunque sia affascinato dalla letteratura classica, ma in particolare a tutti coloro che hanno letto Il silenzio delle ragazze, di Pat Barker, di cui ho parlato in uno dei miei primi post. Anche se non è possibile fare un parallelismo perfetto tra le due opere, visto che una parla degli eventi legati all’Iliade, mentre l’altra di quelli legati alla mitologia più generale o all’Odissea, è innegabile che in entrambi vi sia l’intento di dare una chiave moderna agli eventi di cui parlano. Ma se Circe va a scavare nella complessità del mondo omerico per portare il lettore a conoscere lati nuovi di personaggi ben più sfaccettati di quanto immaginasse, il romanzo di Barker sembra quasi consolidare le immagini classiche che già abbiamo, semplicemente con gli occhi di un diverso personaggio. A voi che avete voglia di leggere qualcosa di nuovo, ma allo stesso tempo di antico, indirizzo i miei più caldi incoraggiamenti a intraprendere la lettura di questo meraviglioso romanzo!














