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"Aut si versus amor tuus est in taedia nostri, quam sine te cogis vivere, coge mori!"
Oppure se il tuo amore si è trasformato in avversione per me, costringi a morire, chi costringi a vivere senza di te!
-Ovidio, Briseide ad Achille
Gli dei ci invidiano, ci invidiano perchè siamo mortali, perchè ogni momento può essere l'ultimo per noi. Ogni cosa è più bella per i condannati a morte. E tu non sarai mai più bella di quanto sei ora.
Troy
Alter in alterius iactantes lumina vultum quaerebant taciti, noster ubi esset amor.
Interrogandosi reciprocamente con lo sguardo, si domandavano, senza parlare dove fosse il nostro amore.
-Ovidio, Briseide ad Achille
Il silenzio delle ragazze.
La canzone di Achille - Madeline Miller
La canzone di Achille – Madeline Miller
Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo parlato ancora una volta di horror e l’abbiamo fatto con Man in the Dark, diretto da Fede Alvarez. Una pellicola che aveva un’idea di base molto interessante ossia che il cattivo fosse cieco e utilizzava questa sua condizione per creare delle scene interessanti in cui il buio e i suoni erano fondamentali. Una pellicola che…
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SENTO
In questa giornata uguale di un marzo infetto, calibrata dal volo immobile delle libellule,una giornata disegnata dalla fantasia delle farfalle, segnata da un libeccio buono come la pasta del paneche esce copiosa dalle poderose braccia di una madre antica dai seni a cornucopia,sento,io sento nella mitica campagna dell’ameno Carancino il respiro dei fiori rossi del melogranomentre si fanno spazio…
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Il silenzio delle ragazze
Ho deciso di leggere Il silenzio delle ragazze attirata dalla promessa di una “versione femminista dell’Iliade di Omero, nella quale ben si vedono gli effetti della guerra degli uomini sulle donne”, come si legge nella recensione del Financial Times sulla quarta di copertina, ma dal mio punto di vista quella non può essere una descrizione accurata del libro.
La narrazione si apre con la presa di Lirnesso, città di cui Briseide è regina, dove gli uomini e i figli maschi vengono uccisi, mentre le donne vengono fatte schiave e condotte all’accampamento degli achei come bottino. Dopo l’enorme dolore di vedere i figli, i fratelli, i padri e i mariti uccisi, dopo l’incubo di vedere la propria città e la propria casa in fiamme, alle donne tocca una nuova umiliazione, essere spartite come premio e diventare schiave, oggetti. Qui troviamo il primo punto di vista innovativo, mentre per gli uomini, infatti, osservare le donne scegliendo la più adatta ai loro scopi come se fossero ortaggi al mercato è la cosa più naturale del mondo, Briseide ci racconta quanto sia alienante. E non importa che lei sia la donna assegnata ad Achille, considerato l’uomo più bello della sua epoca, il quale per quanto brutale in battaglia si rivela molto meno crudele di tanti altri con le donne, Briseide non si sente fortunata come alcune fra le altre donne le dicono dovrebbe considerarsi, no, Briseide non dimentica che lui è l’uomo che ha ucciso i suoi fratelli e suo marito, e non può perdonarlo solo per non essere stata picchiata o per non essere stata assegnata ai lavori più umili.
Per quanto le intenzioni siano evidentemente lodevoli i miei sentimenti sono contrastanti. Infatti se l’obiettivo è di dare voce alle donne credo che sia, almeno in parte, fallito. Il primo motivo per cui dico questo è che l’unica donna ad avere una voce è per l’appunto Briseide e se da una parte questo ci permette di capire che anche la prigioniera nelle condizioni più favorevoli soffre e non può ritenersi nemmeno un essere umano, dall’altra fa solo intuire l’entità della spersonalizzazione di tutte le altre donne, o ancor peggio si prova un senso di distanza nei loro confronti, in quanto il sentimento di paura della protagonista all’idea di diventare “come loro”, ossia perdere i pochi privilegi di cui dispone, supera di gran lunga la compassione verso le sue compagne. In secondo luogo mi ha spiazzata la scelta dell’autrice di scrivere alcuni capitoli dal punto di vista di Achille, in quanto non fanno altro che allontanare la narrazione dal punto di vista delle donne prigioniere e, a tratti, sembrano umanizzare l’eroe, anche al di là di quello che la letteratura classica potrebbe farci intendere. L’ho trovato molto incoerente, soprattutto rispetto ad alcune affermazioni fatte dalla protagonista come “Il grande Achille. Il luminoso, splendido Achille; Achille simile a un dio. Ma Achille, per noi, era solo un macellaio”, che nella mia edizione è anche riportata in copertina, quasi ad intendere che il libro racconterà ciò che ancora non sappiamo, al contrario si spendono molte pagine a descrivere le sofferenze interiori del Pelide quando si sarebbero potute usare per dare più spazio alle ragazze di cui parla il titolo, invece di liquidare le sofferenze delle altre donne, di Ecuba e Polissena per esempio, o di Andromaca, in un solo capitolo.
Tirando le fila il mio giudizio è che sicuramente si tratta di un punto di vista nuovo, rispetto alla classica narrazione prettamente maschile, tuttavia non credo che questo possa bastare per definirlo la “versione femminista” di qualcosa, tantomeno dell’Iliade, dato che non si seguono strettamente i fatti e l’autrice si prende varie licenze, per portarci ad una sorta di lieto fine, che è lieto solo per la protagonista e solo se paragonato alle sventure che avrebbe potuto passare, e che probabilmente avrebbe passato seguendo più fedelmente la traccia di Omero. E’ comunque una lettura godibile, sorprendentemente leggera nonostante le tematiche, che non cambia la vita ma forse può aiutare a riflettere in modo più critico sulle vicende narrate dai poemi classici.