La signora Anna e il signor Alberto
Questa storia inizia con una classica combinazione, sotto un acquazzone primaverile: macchina più pozzanghera. A farne le spese è il signor Alberto, che si morde le labbra per non bestemmiare, mentre sente l’acqua gelida attraversare gli strati di vestiti e mordere il lato destro del suo corpo. La signora Anna, alla sua sinistra e del tutto asciutta, ride spensieratamente. Non è facile per lui, già messo alla prova dalla sorte -- o meglio da questi automobilisti cornuti --, non arrabbiarsi anche con sua moglie. Si morde la lingua e non le dice che dovrebbe smettere di ridere come una sciocca; invece estrae le chiavi dalla tasca del cappotto di lana cotta, zuppo, e si accinge ad aprire il cancello di casa.
Non appena lo apre, ecco che Anna trottola dentro portando con sé l’ombrello, lasciandolo lì a bagnarsi come un povero idiota. Il signor Alberto sospira e borbotta scontento qualcosa di incomprensibile persino a lui, poi la segue facendo tintinnare le chiavi, come a ricordarle che tutta quella fretta è del tutto inutile. Lo fa anche se sa che gli anni le hanno un po’ ovattato le orecchie e di sicuro non lo sentirà.
Quando la raggiunge, abbassa la testa per infilarsi sotto l’ombrello, dopodiché apre la porta mentre Anna già sta battendo i piedi per la frenesia. La scosta dallo stipite e prima che possa sfilare la chiave dalla toppa, ecco che Gilberto, il loro cagnolino, gli si sta arrampicando sulle gambe in preda allo stesso entusiasmo di Anna, che non può trattenere la gioia di rivederlo. Si china sul cucciolo, la signora Anna, e gli sussurra parole dolci e felici, allontanando la sua attenzione dal marito.
Il signor Alberto si limita a guardarli senza alcuna particolare espressione, ma il cuore gli sta sorridendo un pochino. Per poco, però, perché poi si ricorda di avere freddo e vestiti bagnati, quindi ciondola, borbottando sottovoce, verso l’appendiabiti.
Mentre Alberto se ne va in camera a cambiarsi, la signora Anna scivola in cucina con una grazia invidiabile, alla sua età, e si affretta a riempire la ciotola del suo amato cucciolone, chiedendogli amorevolmente se avesse sentito la loro mancanza, durante il pomeriggio. Poi ecco che suo marito compare sulla soglia della cucina, con la giacca da camera a coprire la biancheria, perché in cinquant’anni di matrimonio due cose non sono cambiate nel suo Alberto: è sempre timido e si ostina a non scegliere mai i vestiti da solo. Lei è più brava in queste cose, a sentir lui.
Prima ancora che lui apra bocca, Anna accarezza un’ultima volta la testa di Gilberto e trotterella in camera, dove apre al primo colpo i cassetti giusti e sceglie l’abbinamento più consono al clima ballerino di quel marzo. Lui la segue per la stanza a passi lenti, sistemandosi meticolosamente la giacca in modo che lasci intravedere meno pelle possibile; ogni volta che la raggiunge presso il comò, ecco che lei corre a prendere qualcosa nell’armadio, poi nel cassetto del comodino. Girano come due trottole, lì dentro, ma questa volta il signor Alberto ha il buon senso di non lamentarsi, perché d’altro canto Anna lo sta facendo per lui. Dopo aver ordinatamente posizionato tutti i suoi vestiti sul letto, eccola che afferra uno straccio dall’appendiabiti e corre in bagno a cambiarsi -- anche la signora Anna, come lui, non è diventata meno timida nel tempo.












