Alla fine la cagnara sulla storia del gioielliere ha nascosto un'altra storia molto più grave ma su cui i fascisti di governo non possono montare campagne di propaganda...
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@easysnob
Alla fine la cagnara sulla storia del gioielliere ha nascosto un'altra storia molto più grave ma su cui i fascisti di governo non possono montare campagne di propaganda...
«Quando intorno a te vedi solo ingiustizia, egoismo e gente che sgomita per passare sopra agli altri, la tentazione di adeguarti e diventare cattivo pure tu è fortissima.
Ti dici che è l'unico modo per sopravvivere.
Ma la verità è che resistere a quel contagio, continuare a preoccuparsi degli altri pure quando non conviene, è l'unica vera forma di rivoluzione che ci rimane.»
#ZeroCalcare
Natalino Balasso
Affrontare l’economia premiando gli evasori, affrontare la caccia premiando i bracconieri, affrontare la cultura premiando gli ignoranti. Parlare di merito dopo aver sistemato i parenti incompetenti, parlare di pacificazione odiando metà della nazione.
E per il resto dare sempre la colpa agli altri. Due puttanate sull’identità nazionale e tanta, tanta fuffa.
Fare i nazionalisti è una vera pacchia.
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NdDR: È una doppia pacchia per il nazionalista patriota che comanda, potendo contare su un branco di elettori/tifosi che li sosterranno sempre, anche di fronte all'evidenza.
Fa uno strano effetto pensare che la persona che conosceva ogni mio segreto, ora non sa nemmeno cosa ho fatto oggi. Siamo diventati bravissimi a fare finta di non esserci mai incontrati.
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Tutti sono adulti e maturi, finché non si tratta di comunicare, scusarsi e riconoscere i propri errori.
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"C’era un paese che si reggeva sull'illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti"
(Italo Calvino, Apologo sull'onestà nel paese dei corrotti)
Oggi la destra ha affossato definitivamente la legge sul fine vita. E lo ha fatto nel modo più vigliacco che esista: con un trucco procedurale, pur di evitare di votarla in Aula.
88 voti.
Tanti ne sono bastati alla maggioranza per approvare la sospensiva di Fratelli d'Italia e rispedire in commissione il disegno di legge Bazoli, firmato da tutte le opposizioni, di fatto seppellendolo per quello che resta di questa legislatura.
A chiedere questa legge è stata la Corte Costituzionale, ormai svariati anni fa: ha detto al Parlamento che c'è un vuoto e che tocca alla politica riempirlo.
Da allora, in quel vuoto, sono i tribunali a doversi pronunciare caso per caso, paziente per paziente, perché chi dovrebbe legiferare continua a tirarsi indietro.
E a tirarsi indietro sono stati proprio loro, loro che parlano di libertà in ogni comizio.
Poi arriva l'unico momento in cui la libertà conta davvero, la libertà di decidere come chiudere la propria sofferenza, e scelgono la codardia.
Scelgono di sacrificare la dignità di tutte quelle persone che vivono condizioni irreversibili per evitare di spaccarsi in Aula e di far sapere ai propri elettori chi votava sì e chi votava no.
Che infinita miseria.
Marco Furfaro
" Il capitalismo pompa continuamente tossine nei sistemi vitali del pianeta, seguendo anch’esso la logica dei propri confini. Sono i confini che separano il privilegiato da chi può essere scartato, la purezza dalla contaminazione, la vita dalla morte. Qualcuno potrebbe dire che i conati del capitalismo porteranno, prima o poi, allo stravolgimento di quei confini e a fare di ogni cosa o persona un rifiuto. Ma se è vero che siamo tutti sulla stessa barca, o pianeta, stiamo pure certi che, come sul Titanic, guardie armate e cancelli sbarrati faranno del loro meglio per difendere i confini tra coloro che sono destinati ad affondare e coloro che bisogna salvare. Anzi, direi che piú entriamo nel Wasteocene, piú questi mezzi di protezione ed esclusione si rafforzano.
Lo spazio vivibile entro i confini corporei definiti dal Wasteocene si sta restringendo, il che richiede recinzioni piú alte e controlli piú severi all'entrata. Cos’è il mar Mediterraneo, oggi, se non il paradigma del Wasteocene, la barriera concettuale e materiale contro la quale migliaia di esseri umani si infrangono nel tentativo di forzare i confini che dividono coloro ai quali si attribuisce un valore da coloro che si possono scartare? Tuttavia la centralità del corpo nel Wasteocene non parla soltanto di oppressione e vittimizzazione. L’esperienza corporea del Wasteocene ha anche prodotto soggetti resistenti. Poiché la relazione fondata sullo scarto è una relazione sociale che riproduce le disuguaglianze, essa è un fatto intrinsecamente politico, non tecnico. Entrando nei corpi e nelle ecologie di umani e non-umani, il rifiuto politicizza i corpi e le ecologie. Il corpo rifiutabile diventa un corpo politico e la sua lotta per sopravvivere diventa un’insurrezione o, in modo meno visibile, un sabotaggio delle relazioni sociali che mettono in pratica i confini corporei del Wasteocene. "
Marco Armiero, L’era degli scarti. Cronache dal Wasteocene, la discarica globale, traduzione di Maria Lorenza Chiesara, Einaudi (collana Passaggi), 2021. [Libro elettronico]
[Edizione originale: Wasteocene. Stories from the global dump, Cambridge University Press, 2021]
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(Nessuna cura....)
Il loro punto di forza è questo.
Gli viene giù mezzo governo. Un sottosegretario si dimette perché si scopre che è socio di una diciottenne di una famiglia in odore di mafia; una ministra viene costretta alle dimissioni perché rinviata a giudizio per truffa e falso in bilancio; un altro ministro cade nello scandalo per una presunta amante (ed è il secondo, eh). Poi si dimettono alti papaveri che proponevano di "togliere di mezzo" la magistratura. Ancora scandali, sconfitte clamorose alle urne.
Uno dice: vabbè, andranno a casa.
E invece cosa fanno?
Nominano cinque nuovi sottosegretari (proprio ieri). Ripeto: cinque.
Questi hanno fatto del motto "non un solo passo indietro" dell'assedio di Stalingrado una ragione di vita. Qualunque cosa accada, tirano dritto e sfacciati e a testa alta marciano verso nuovi orizzonti che pullulano di incarichi bende prebende nomine e sottonomine. E rispondono duplicando le nomine quando la decenza imporrebbe dimissioni. Non mollano.
L'ho sempre detto: questo è, purtroppo, il loro punto di forza. La mancanza di scrupoli li fa andare sempre avanti.
Leonardo Cecchi