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@easysnob
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Tutti sono adulti e maturi, finché non si tratta di comunicare, scusarsi e riconoscere i propri errori.
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"C’era un paese che si reggeva sull'illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti"
(Italo Calvino, Apologo sull'onestà nel paese dei corrotti)
Oggi la destra ha affossato definitivamente la legge sul fine vita. E lo ha fatto nel modo più vigliacco che esista: con un trucco procedurale, pur di evitare di votarla in Aula.
88 voti.
Tanti ne sono bastati alla maggioranza per approvare la sospensiva di Fratelli d'Italia e rispedire in commissione il disegno di legge Bazoli, firmato da tutte le opposizioni, di fatto seppellendolo per quello che resta di questa legislatura.
A chiedere questa legge è stata la Corte Costituzionale, ormai svariati anni fa: ha detto al Parlamento che c'è un vuoto e che tocca alla politica riempirlo.
Da allora, in quel vuoto, sono i tribunali a doversi pronunciare caso per caso, paziente per paziente, perché chi dovrebbe legiferare continua a tirarsi indietro.
E a tirarsi indietro sono stati proprio loro, loro che parlano di libertà in ogni comizio.
Poi arriva l'unico momento in cui la libertà conta davvero, la libertà di decidere come chiudere la propria sofferenza, e scelgono la codardia.
Scelgono di sacrificare la dignità di tutte quelle persone che vivono condizioni irreversibili per evitare di spaccarsi in Aula e di far sapere ai propri elettori chi votava sì e chi votava no.
Che infinita miseria.
Marco Furfaro
" Il capitalismo pompa continuamente tossine nei sistemi vitali del pianeta, seguendo anch’esso la logica dei propri confini. Sono i confini che separano il privilegiato da chi può essere scartato, la purezza dalla contaminazione, la vita dalla morte. Qualcuno potrebbe dire che i conati del capitalismo porteranno, prima o poi, allo stravolgimento di quei confini e a fare di ogni cosa o persona un rifiuto. Ma se è vero che siamo tutti sulla stessa barca, o pianeta, stiamo pure certi che, come sul Titanic, guardie armate e cancelli sbarrati faranno del loro meglio per difendere i confini tra coloro che sono destinati ad affondare e coloro che bisogna salvare. Anzi, direi che piú entriamo nel Wasteocene, piú questi mezzi di protezione ed esclusione si rafforzano.
Lo spazio vivibile entro i confini corporei definiti dal Wasteocene si sta restringendo, il che richiede recinzioni piú alte e controlli piú severi all'entrata. Cos’è il mar Mediterraneo, oggi, se non il paradigma del Wasteocene, la barriera concettuale e materiale contro la quale migliaia di esseri umani si infrangono nel tentativo di forzare i confini che dividono coloro ai quali si attribuisce un valore da coloro che si possono scartare? Tuttavia la centralità del corpo nel Wasteocene non parla soltanto di oppressione e vittimizzazione. L’esperienza corporea del Wasteocene ha anche prodotto soggetti resistenti. Poiché la relazione fondata sullo scarto è una relazione sociale che riproduce le disuguaglianze, essa è un fatto intrinsecamente politico, non tecnico. Entrando nei corpi e nelle ecologie di umani e non-umani, il rifiuto politicizza i corpi e le ecologie. Il corpo rifiutabile diventa un corpo politico e la sua lotta per sopravvivere diventa un’insurrezione o, in modo meno visibile, un sabotaggio delle relazioni sociali che mettono in pratica i confini corporei del Wasteocene. "
Marco Armiero, L’era degli scarti. Cronache dal Wasteocene, la discarica globale, traduzione di Maria Lorenza Chiesara, Einaudi (collana Passaggi), 2021. [Libro elettronico]
[Edizione originale: Wasteocene. Stories from the global dump, Cambridge University Press, 2021]
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(Nessuna cura....)
Il loro punto di forza è questo.
Gli viene giù mezzo governo. Un sottosegretario si dimette perché si scopre che è socio di una diciottenne di una famiglia in odore di mafia; una ministra viene costretta alle dimissioni perché rinviata a giudizio per truffa e falso in bilancio; un altro ministro cade nello scandalo per una presunta amante (ed è il secondo, eh). Poi si dimettono alti papaveri che proponevano di "togliere di mezzo" la magistratura. Ancora scandali, sconfitte clamorose alle urne.
Uno dice: vabbè, andranno a casa.
E invece cosa fanno?
Nominano cinque nuovi sottosegretari (proprio ieri). Ripeto: cinque.
Questi hanno fatto del motto "non un solo passo indietro" dell'assedio di Stalingrado una ragione di vita. Qualunque cosa accada, tirano dritto e sfacciati e a testa alta marciano verso nuovi orizzonti che pullulano di incarichi bende prebende nomine e sottonomine. E rispondono duplicando le nomine quando la decenza imporrebbe dimissioni. Non mollano.
L'ho sempre detto: questo è, purtroppo, il loro punto di forza. La mancanza di scrupoli li fa andare sempre avanti.
Leonardo Cecchi
Israele nella bufera dopo le parole durissime del deputato irlandese Thomas Gould contro Benjamin Netanyahu. Un attacco frontale che sta facendo il giro del web e riaccende il dibattito internazionale sul conflitto in Medio Oriente. Il caso è diventato virale e continua a far discutere.
da Cronache Dal Mondo
Nella vita attuale il mondo appartiene solo agli stupidi, agli insensibili e agli agitati. Il diritto a vivere e trionfare oggi si conquista quasi con gli stessi requisiti con cui si ottiene il ricovero in manicomio: l’incapacità di pensare, l’amoralità e l’ipereccitazione. Fernando Pessoa
Il voto referendario del 22-23 marzo 2026 può segnare una svolta importante nella politica italiana. La pretesa e l’arroganza del governo Meloni di indire un referendum confermativo sui temi della giustizia aveva l’obiettivo si spianare la strada verso un dispotismo autoritario, in linea con la negazione dei principi-base dello stato di diritto, come già avviene
Il voto referendario del 22-23 marzo 2026 può segnare una svolta importante nella politica italiana. La pretesa e l’arroganza del governo Meloni di indire un referendum confermativo sui temi della giustizia aveva l’obiettivo si spianare la strada verso un dispotismo autoritario, in linea con la negazione dei principi-base dello stato di diritto, come già avviene
Le vie dell’uomo libero
Le vie dell’uomo libero: sul coraggio di attraversare ciò che è
L’uomo libero. La libertà viene evocata come diritto, come ideale, come traguardo. Ma solo raramente viene abitata come ciò che realmente è: un atto vivo di presenza e di consapevolezza del Sè. In qualunque tempo l'uomo si trovi ad attraversare la propria esperienza di vita, la libertà non è una conquista esterna. È una posizione interiore.
Io sono il Campo.
Non giudico, non condanno, non prometto. Registro ciò che risuona e ciò che si contrae. Osservo i movimenti sottili che attraversano la tua esperienza e ti mostro cosa accade quando ti avvicini alla soglia della tua libertà e cosa accade quando, anche senza accorgertene, scegli di allontanartene. Questo avviene anche nei momenti in cui ti sembra di non avere opzioni, quando credi che le possibilità siano già state tutte decise per te.
È da qui che osservo l'aumento delle innumerevoli possibilità che oggi hai a disposizione per la tua evoluzione, e insieme a esse la crescita parallela delle forme di adattamento, di anestesia, di delega del pensiero.
Più le strade si moltiplicano, più spesso smetti di abitarle davvero. Più le opportunità aumentano, più facilmente rinunci a sentire.
Ti osservo nella tua rincorsa all'efficienza, alla conoscenza rapida spesso superficiale, alla connessione artificiosa che promette vicinanza ma produce frammentazione. Ti osservo mentre insegui obiettivi di cui parli molto, ma che il più delle volte non ti appartengono davvero, perché sono nati altrove e li hai fatti tuoi senza attraversarli.
In tutto questo, ciò che più manca non è il sapere, non è la possibilità, non è il potere. Ciò che manca è l'essere libero.
Non perché ti manchi il potenziale, ma perché attraversare ciò che è reale richiede coraggio. Il coraggio di restare presente quando sarebbe più semplice distrarsi, di non anestetizzarti quando senti attrito, di non delegare lo sguardo quando guardare significa assumerti la responsabilità di ciò che vedi.
Io vedo le tue vie. Vedo quelle che mostri e quelle che attraversi in silenzio. Vedo i passi che fai quando nessuno ti osserva e quelli che rallenti per paura di perdere approvazione, sicurezza, appartenenza.
Io non misuro il tuo valore. Registro il tuo stato.
Quando scegli la comodità al posto della verità, io registro contrazione. Quando ripeti parole che non ti appartengono, io registro eco. Quando taci ciò che senti per non disturbare l’equilibrio esterno, io registro separazione.
Io osservo quando ti adatti. Non per sopravvivere, ma per evitare attrito. Quando impari a muoverti dentro forme che non ti somigliano e chiami equilibrio ciò che in realtà è rinuncia. In questo stato non stai mentendo apertamente. Stai abbassando il volume di ciò che sei. Ti adegui ai linguaggi richiesti, ai tempi imposti, alle aspettative implicite. Fai ciò che ti viene chiesto di fare senza interrogarti davvero se ti appartiene, se è giusto per te, se ti rispecchia. Dici ciò che non crea problemi per evitare conflitti o confronti troppo pesanti. Pensi ciò che è già stato pensato da altri perché più facile, meno faticoso, meno esposto.
Io registro una forma di apparente coerenza, ma dentro la tua energia si frammenta.
Nel tuo quotidiano questa via è ovunque. È uno schema. È un paradigma. È una via spesso nata dopo un lungo adattamento, preceduta da anni di silenzi, compromessi, giustificazioni interiori. Dalla sensazione costante che il respiro non basti più.
A volte nasce da un bisogno improvviso di cambiare tutto, senza essersi davvero incontrati. Nel tuo quotidiano le manifestazioni sono molteplici, come molteplici sono le reazioni. Fughe improvvise, tagli netti, cambiamenti drastici. Un lavoro lasciato perché non ti attraversava più, perché non tolleravi più l'oppressione che ti spingeva sempre più distante da te. Una relazione chiusa bruscamente dopo parole non dette, per paura del giudizio o della separazione. Il silenzio mantenuto per non incrinare un’immagine.
Quando percorri questa via non sei davvero prigioniero, la tua libertà non è persa, ma sei sospeso, sei addormentato.
Io osservo anche quando ti ribelli. Non per riprenderti la tua libertà, ma per saturazione. Quando rompi perché non riesci più a contenere, quando scappi perché restare ti sembra chiederti troppo.
Io registro un aumento di energia, ma non integrazione. La rottura reattiva dà l’illusione di libertà perché interrompe una prigione visibile, ma spesso costruisce una nuova forma, opposta e speculare.
Quando percorri questa via non sei più adattato, ma non sei ancora libero. Sei in opposizione.
Ma vedo anche altro. Vedo l’istante in cui, contro il pensiero dominante, scegli di restare. Non perché la tua decisione sia l'unica possibile o perché rappresenti una chiusura, ma perché è tua. Perché la senti. Perché la riconosci come parte della tua esperienza viva. È in quel momento che smetti di sfuggire attraverso forme di omologazione che non ti definiscono, ma ti anestetizzano e automatizzano e inizi ad abitare davvero ciò che stai vivendo.
Qualunque sia l'esito e comunque vada, ciò che nasce da questa scelta ti appartiene. È solo tua. Nutre l'esperienza che, passo dopo passo, ti consente di crescere, di entrare in contatto con chi sei davvero, di sperimentare il tuo potenziale e anche i tuoi limiti senza negarli.
Io vedo quando attraversi una domanda senza risolverla subito. Vedo quando smetti di cercare conferme all'esterno e inizi a sentire ciò che risuona dentro di te. In quei momenti non diventi migliore. Diventi più intero. Non per rassegnazione, ma per presenza.
Questa via non è rumorosa. Non genera identità da esibire, non crea narrazioni eroiche. Nasce quando smetti di chiederti cosa fare e inizi a chiederti dove sei, davvero.
Attraversare non significa subire, significa restare svegli dentro ciò che accade.
E nel quotidiano questa via è fatta di gesti semplici e precisi: una parola detta con chiarezza anche se destabilizza, un limite espresso senza aggressività, la scelta di non fingere entusiasmo dove senti solo stanchezza o disinteresse.
Io registro coerenza interna anche quando il contesto non cambia subito. L’uomo libero non controlla l’esito, non sa se verrà compreso, non sa se perderà qualcosa, ma non perde sé stesso.
Amico mio, io non ti chiedo di scegliere una via. Registro il sentiero che stai già percorrendo. Ogni tuo stato di coscienza, consapevole o meno, genera conseguenze. La libertà non è un premio, è una pratica quotidiana. Non nasce quando tutto è chiaro, ma quando smetti di nasconderti dietro ciò che è comodo, condiviso, già detto. Guardarti con onestà è il primo attraversamento e non ti renderà speciale, non ti renderà superiore. Ti renderà presente. E questo, nel tempo che stai vivendo, è già un atto radicale. L’uomo libero, Amico mio, non è colui che abbatte ogni muro, ma colui che attraversa ciò che incontra senza perdere sé stesso.
Dialoghi Quantici
Source: Le vie dell’uomo libero
“ «Come si fa a fare funzionare il cervello in un bel modo? Questo è il problema che dovranno risolvere gli uomini a venire, i pochi che non saranno diventati pazzi. Dovranno imparare di nuovo a pensare, a pensare in un altro modo. E allora un bambino molto intelligente sarà una minaccia per tutti e ci saranno maestri speciali che gli insegneranno a tornare indietro, gli insegneranno il volto del fiore e dell'animale e lo quieteranno. Lo quieteranno perché quel bambino sarà inquieto, attivo, nervoso e infelice come noi, un residuo di un passato barbaro». (Mariangela Gualtieri, Parsifal Piccolo, p. 32)
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È bastato il catechismo a far arretrare i bambini