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A giugno una nebbia improvvisa ci trasporterà in un mondo sconosciuto e letale, in cui i protagonisti dovranno mettere a dura prova la propria umanità per riuscire a sopravvivere. - Leggi tutto l'articolo su Fantascienza.com
Se abbiamo amato “The Mist” di Stephen King e il film che ne è stato tratto nel 2007, allora siamo pronti per nuove letture sullo schermo della televisione. Quando? A giugno.
May will be the month for a return. That one of “Alien”.
Thirteen roles. One actress (Cate Blanchett). This is “Manifesto”.
Wes Anderson in front of the camera to announce his new upcoming movie: "Isle of dogs".
Here we are. On the screen there will be Harrison Ford and Ryan Gosling. Behind the camera Denis Villeneuve. On October 6 we will be ready to return inside "Blade Runner".
This summer we are ready to unload in Dunkirk. Another time. Christopher Nolan lead us to our tough memories.
"Youth" (Paolo Sorrentino, 2015) Nell'età senz'età dove levitano le emozioni. ------- In the age without age where emotions levitate.
One flew East, one flew West, one flew over the cuckoo's nest.
Il regista ha diretto un corto con Adrien Brody nei panni di un capotreno che annuncia un pesante ritardo, e non è la sua prima collaborazione con un fashion brand.
Quando un brand fa centro. Ovvero scegliendo un grande regista per dirigere uno spot. Signore e signori, sua Geometricità, Wes Anderson.
#Titanic (James Cameron, 1997) L'amore è inaffondabile. ------- Love is unsinkable.
Woman In Gold (Simon Curtis, 2015). La restituzione è ricomposizione della memoria. -------- Restitution is recreating memories.
The man who controls the park's player piano speaks out
A brilliant interview to the composer Ramin Djawadi on the Westworld soundtrack.
LA MORTE CORRE SUL FIUME (Charles Laughton, 1955)
La suadente violenza della malvagità
Segni manifesti come lettere incise nella carne, chiari come stelle nel fondo nero del cielo. Segni che ci colpiscono come uno schiaffo celato nel quieto scorrere di una forzata vita domestica. Sta racchiuso entro questa cornice il film diretto da Charles Laughton, l’unico che vide l’attore inglese dietro la macchina da presa.
Ed è una cornice dalle forti tinte espressioniste quella scelta da Laughton per una narrazione predatoria (The Night of the Hunter in originale) che ci porta a seguire la storia del (finto) predicatore Harry Powell (Robert Mitchum) lungo le strade di un villaggio violato dai tempi della Depressione, in luoghi indistinti definiti da un’unica costante: quel fiume che trasporterà incubi superficiali e sommersi.
Il fiume dove ogni nodo cruciale si stringe. Sin da quando Harry Powell entrò nella vita della vedova Wila Harper (Shelley Winters), dopo averne conosciuto il marito in prigione: il primo dentro per un furto d’auto, il secondo condannato a morte per rapina a mano armata e duplice omicidio. Dietro le sbarre del carcere dove riuscì a carpire il segreto di quei soldi rubati e nascosti in chissà quale posto.
Così, eccolo il reverendo Powell presentarsi al cospetto della famiglia Harper. Eccolo penetrarvi con l’inganno (e la benedizione del moralismo bigotto della signora Icey Spoon) per carpire quel segreto sepolto nel giuramento dei due piccoli di casa: John e Pearl. Eccolo, il reverendo che va predicando la storia tatuata sulle nocche delle sue mani in forma di quattro lettere in perpetuo combattimento: L-O-V-E e H-A-T-E; amore e odio che si combattono sin dal principio del film entro un’atmosfera subito percepibile come distorta.
Siamo dentro un quadro espressionista in movimento, dipinto a tinte fosche dalla fotografia di Stanley Cortez e dalle soffocanti musiche di Walter Schumann. Siamo sospesi entro il perimetro di una realtà da incubo e lo capiamo dal motivetto cantato da una donna che ritroveremo in Rachel Copper (Lillian Gish), salvifico angelo per le peripezie di John e Pearl.
Due bambini in fuga dalle grinfie di un patrigno capace di convincere con le parole, di alterare la realtà per il suo maligno tornaconto personale. Capace di mentire con la naturalezza di chi odia e di atterrire grazie alle suadenti espressioni e alla pesante voce di un bravissimo Robert Mitchum, che buca il cranio e il tempo con quel suo demoniaco urlo quando i due piccoli riescono a scappargli.
È il tempo senza tempo di un incubo disegnato solo in apparenza con i tratti della realtà. Le stesse architetture delle case si stagliano su fondali come costruzioni fittizie, dalle proporzioni disturbanti. Anche l’aspetto bizzarro della piccola Pearl contribuisce all’effetto straniante cercato da Charles Laughton nel tratteggiare questo sempiterno duello tra amore e odio, tra bene e male, messo in atto infine dallo scontro fra Rachel Cooper e Harry Powell.
Scopriamo così il tempo di una pellicola che con lungimirante e inestinguibile abilità attraversa gli anni e supera quella scarsa considerazione che ricevette all’uscita nel 1955. Una pellicola che fu anche sfida al Codice Hays con la potente riflessione sulla sessualità (vedi l’amore negato in luna di miele da Henry a Wila le uscite di Ruby in cerca di uomini) e una critica alla fede intransigente.
La morte corre sul fiume ha la forza delle grandi opere, quelle che sanno smascherare attraverso una congerie di segni abbozzati. I segni di un espressionismo più reale della realtà.
Uscirà nel 2017. Parlerà di Dunquerque e della miracolosa evacuazione delle truppe britanniche e alleate tra il 27 maggio e il 4 giugno 1940. E dietro alla macchina da presa ci sarà Christopher Nolan.
Il frangibile silenzio dei nostri segreti.
Perfetti sconosciuti (Paolo Genovese, 2016)
Stessa emittente di distribuzione (HBO) e stesso compositore (Ramin Djawadi) di Game of Thrones, oltre a misteriosa complessità che accende lo spirito interrogante degli spettatori: è Westworld.
Una serie TV appena iniziata ma che, grazie alla scrittura di Jonathan Nolan e J.J. Abrams, promette di essere fantascienza di grande spessore. Contando anche sul retroterra che ne ha ispirato lo sviluppo: quel “Mondo dei robot” diretto nel 1983 dal grande Michael Crichton.
Qui in Italia va in onda su Sky Atlantic. E nel cast spiccano Evan Rachel Wood, Anthony Hopkins, Jeffrey Wright, Ed Harris.