Le tue labbra sulle mie

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@leavinthings
Le tue labbra sulle mie
Talleres de artistas famosos Famous artists’ studios
Promettimi che un giorno vinceremo noi contro tutta questa maledetta distanza. Promettimi che un giorno tu mi abbraccerai per tutte le volte che non abbiamo potuto farlo. Promettimi che un giorno anche noi cammineremo per le strade mano nella mano,senza che niente e nessuno ci ostacoli. Promettimi che un giorno mi sveglierai tu,con la tua voce,con le tue carezze e non con uno stupido messaggio. Promettimi che un giorno ci butteremo sul letto o sul divano, con la pizza davanti ad un bel film ed io appisolata accanto a te. Promettimi che un giorno mi porterai al mare o in montagna o dove vuoi tu. Basta che siamo solo io e te. Promettimi che un giorno mi regalerai una tua felpa o maglietta da poter abbracciare la notte quando tu non ci sarai. Promettimelo. Ti prego
(via fottoisistemi)
300 km
When you're gone The pieces of my heart are missing you
Avril Lavigne - When you're gone
Il punto è che quando hai quindici, sedici, diciassette anni puoi fare tutto, puoi permetterti di sbagliare. Ed è bellissimo e nemmeno ce ne rendiamo conto. É l’età del saltare scuola e falsificare la giustifica. I maglioni troppo larghi, i thè sotto le coperte, la domenica pomeriggio, con gli amici. Le cicatrici sulle braccia. Le scritte sulle porte dei bagni di scuola. É l’età degli errori, l’età che non torna, l’età che qualsiasi cosa fai puoi sempre rimediare. É l’età dei pianti per cose che non sono niente e sembrano tutto, l’età dei primi amori, i primi baci, il dolore di quando finisce, e i “per sempre” che non lo saranno mai. Ci mettiamo in gabbia per paura della vita senza renderci conto che la vita vera è proprio ora, quella che a trent’anni vorremo poter rivivere. Siamo una generazione dannata, bruciata, andata, spirata. Siamo la generazione di facebook, di twitter, instagram e tumblr. Degli screen delle conversazioni, dei messaggi troppo lunghi, dei compiti infiniti, dei dilatatori, dei tatuaggi. Dei “Voglio vivere a Londra”, “Voglio vivere a New York”. Delle poesie sui banchi di scuola, i film visti milioni di volte, le amicizie a distanza, le stazioni, i treni, le insicurezze. É bellissimo, è bellissimo, e non ce ne rendiamo conto. Io non me ne rendo conto. É ora di cominciare a gridare, ridere, respirare. Vivere fino a consumarsi la pelle e le ossa. Vivere fino a consumarsi l’anima.
cit. (via fattadicarta)
I wish you were here
“Siamo quelli con le Vans e le Superga colorate. Quelli con le magliette a stampe floreali e i quattro a scuola. Siamo quelli che fumano sui muretti e lasciano anche il cartone della pizza con la birra. Siamo quelli che nei corsi pomeridiani si addormentano, quelli sempre con le gomme, con gli occhi spenti e i sorrisi falsi. Siamo quelli da “Vaffanculo pezzo di merda” e da “Sei la mia vita. Abbracciami.” Quelli con i diari rotti e consumati, con le scritte ovunque e senza assegno. Siamo quelli sempre con i telefoni, perché le persone che amiamo sono a distanza, con le traduzioni su internet e le formule di chimica scritte sul banco. Siamo quelli che lanciano palline di carta, quelli che urlano, ridono e sono sempre “i peggiori dell’istituto”. Siamo quelli che scrivono lettere infinite, messaggi strappalacrime e poi in italiano, vanno male. Siamo quelli sempre incazzati, sempre scontrosi, quelli che di mattina, non sorridono mai. Quelli con zaini sulle spalle per partire e le borse firmate. Siamo quelli che al mare, non ci vanno mai ma sembra che con il mare, convivono. Siamo quelli da: “mi fai una foto?” e poi non ti piace nessuna. Siamo quelli che ormai non c’è speranza, con i sogni distrutti e le scritte sui binari. Quelli che ascoltano il Rap, che copiano le loro frasi ovunque. Siamo quelli spenti, senza il coraggio di cambiare, di fare un passo. Siamo quelli con i succhiotti sul collo, i morsi sulle braccia. Quelli con le cicatrici, lividi, il cuore rotto. Siamo adolescenti, abbiamo paura, cerchiamo il coraggio, cerchiamo di vivere. Siamo quelli, che ancora respirano.”
-Alessandra Ambrosio