Sveglia di buonora, ma non troppo, e la colazione nella bella breakfast room del nostro albergo ci attende: non saranno mai le colazioni che solitamente noi prepariamo ai nostri ospiti, ma noi puntiamo molto in Om Sweet Home a concedere un risveglio a tavola di ottimo livello, il target asiatico è diverso ma nel Blue River Hotel 1, pancake, omelette o uova strapazzate, sono di ottima qualità accompagnate da tè, caffè con latte, succo di limone o d’arancia, pane.
All’uscita dal nostro Hotel
Inizia così la nostra prima giornata a spasso tra le vie di Saigon: la nostra meta sarà il Palazzo della Riunificazione, sperando di assistere ad una parata militare festeggiante il giorno dell’Indipendenza, cosa che non è avvenuta (forse gli orari non coincidevano con quelli della nostra presenza, forse non è la sede della parata, magari organizzata nella capitale, Hanoi). In ogni caso entriamo nel Palazzo, elegante costruzione ideata sulla figura di un ideogramma che in lingua vietnamita, prima della scelta dell’alfabeto occidentale, aveva il significato di fortuna.
La pianta del Palazzo è quindi rettangolare e larga nella parte antistante per poi restringersi nella parte posteriore: all’ingresso la sovrapposizione architettonica del Palazzo con l’ideogramma rende bene l’idea dell’architetto che lo progettò.
Il Palazzo della Riunificazione ad Ho Chi Minh City
Nei due piani sopra il livello del terreno si visitano le stanze di ricevimento del governo vietnamita del sud, la stanza del Presidente Nguyễn Hữu Thọ, quella del vice-presidente vietnamita, luoghi nei quali si decisero le sorti del Vietnam durante lo scontro bellico tra il Vietnam del Nord e le forze armate americane.
Il Palazzo fu ovviamente, vista l’alleanza con il Vietnam del Sud, il quartier generale dell’esercito degli Stati Uniti alleato nel tentativo di respingere l’invasione vietminh del Presidente Ho Chi Minh e della sua volontà di riunificare il paese sotto l’egida della stella rossa marxista, della falce e martello sovietica.
La sala di ricevimento del governo del Vietnam del Sud prima della riunificazione
Salotto per il ricevimento delle ambasciate
Il Vietnam è paese tutt’oggi comunista, ma d’impronta ideologica filo-sovietica marxista, non cinese e maoista, la Cina è anticamente paese rivale del Vietnam che ha sempre cercato la sua posizione nel mondo senza sottostare all’antico Impero mandarino o all’attuale colonizzazione su scala mondiale del nuovo corso maoista e capitalista dello stato di Pechino.
Nel piano superiore, il secondo, il Palazzo mostra le stanze in cui dormiva il Presidente del Vietnam del sud, stanze ancora arredate con stile vintage d’epoca, con mobili originali, il bel letto di legno, l’angolo trucco della moglie del Presidente, i flaconi originali dei suoi profumi, tutto è ancora intatto.
Il terzo piano invece è dedicato all’intrattenimento del personale diplomatico, dei capi di stato, del loro entourage durante le visite a Saigon.
Nel periodo bellico, essendo quartier generale delle truppe americane (anche l’ambasciatore americano Graham Martin era domiciliato presso il Palazzo della Riunificazione), il cinema presente all’ultimo piano del Palazzo, la sala ricreativa, elegantemente arredata in stile liberty francese, l’eliporto sul tetto (ancora oggi è possibile vedere l’ultimo elicottero dell’aviazione degli Stati Uniti lasciato durante l’evacuazione prima dell’ingresso in città dei vietcong di Ho Chi Minh), sono il segno tangibile di come la vita politica del Vietnam del sud di allora fosse ricca di ricevimenti, di rapporti con l’Occidente, di cultura.
Le sale delle telecomunicazioni nel bunker sotterraneo del Palazzo
Le sale delle telecomunicazioni nel bunker sotterraneo del Palazzo
Le sale delle telecomunicazioni nel bunker sotterraneo del Palazzo
Saigon era assolutamente una città elegante, Occidentale in seguito all’influenza prima francese, poi americana, sino al momento dell’evacuazione ricca di tanti cittadini dei due paesi residenti in quello che oggi è il Distretto numero 1, la vera Saigon d’epoca.
Nelle campagne la miseria era invece all’ordine del giorno, motivo per il quale Ho Chi Minh guidò il suo esercito popolare per un Vietnam socialmente più piatto, ma equo, almeno nella volontà ideologica di un marxismo che appiattisse le classi sociali.
Una volontà che fu alla base anche della rivoluzione ideologica khmer guidata da Pol Pot, anche se il Vietnam scelse i campi di rieducazione ideologica, così come volle Mao Tse Tung in Cina, e non il genocidio per chi non fosse degno della nuova Kampuchea democratica di Pol Pot, la Cambogia come la volevano i Khmer Rouge.
L’elicottero superstite del corpo dei Marine degli Stati Uniti, ultimo lascito della grande evacuazione prima dell’ingresso in Saigon delle truppe Vietminh
Nei sotterranei del Palazzo della riunificazione troviamo invece i bunker nei quali i residenti (vietnamiti ed americani) si rifugiavano durante i bombardamenti delle truppe di Ho Chi Minh e le sale di telecomunicazione, piccoli uffici dotati di molte linee telefoniche e centri per i marconisti marine, gli addetti alle comunicazioni con il mondo e il Pentagono, per ricevere ordini dagli strateghi durante il conflitto, i vari distaccamenti operativi sul campo, le compagnie marine sul territorio, coloro che combattevano a terra o sugli elicotteri.
Un pezzo di storia che forse, per quanto sia stata celebrata dal cinema con tante pellicole (le più famose le ricordiamo, ‘Il Cacciatore’, ‘Full Metal Jacket’, ‘Nato il 4 luglio’, ‘Hamburger Hill’, ‘Platoon’, ‘Good Morning Vietnam’, perché no, anche ‘Forrest Gump’ e ‘Rambo’, almeno il primo film della saga), la guerra del Vietnam agli occidentali non è ben chiara.
Ingiustizie sui due fronti, crudeltà dell’esercito americano che sulla popolazione inerme scaricò quintali di bombe, ‘agent orange’ (un defoliante altamente nocivo composto da una miscela all’incirca 1:1 degli erbicidi 2,4-D (acido-2,4-diclorofenossiacetico) e 2,4,5-T (acido-2,4,5-triclorofenossiacetico) sganciato da aerei ed elicotteri che provocava ustioni mortali sulla pelle.
Napalm e truppe da sbarco sanguinarie: tutto ciò rimarrà indelebile nella memoria collettiva come una delle guerre più atroci del dopo nazionalsocialismo, la differenza in realtà è minima, scandalosa al pensiero che la guerra americana era solamente una scusa per mantenere una testa di ponte nel sud-est asiatico per controllare da vicino la diffusione del comunismo in Indocina.
In seguito ci provarono anche con la Cambogia, ma Pol Pot, forte anche di un’opinione pubblica che supportava l’anti-interventismo, non ebbe troppi problemi a destituire il Presidente khmer filo-americano Lol Nol iniziando la sua dittatura ideologica nella nuova Kampuchea dei Khmer Rouge.
In questo Palazzo quindi bellezza e storia si uniscono per un percorso nel quale capire un po’ di più quegli strani anni ’70 nei quali anche l’amato Kennedy non era poi così puro, tanto meno il Presidente Johnson che diede il via ufficiale all’intervento americano in Vietnam, in seguito Nixon supportato da Kissinger, un periodo nel quale, almeno sino all’elezione di Carter, per l’America fu soprattutto supportato dalla Marina, dalla C.I.A., dallo spionaggio internazionale pronto con ogni mezzo a portare dalla sua parte le sorti di quella Guerra Fredda della contrapposizione mondiale delle due superpotenze, Unione Sovietica e United States of America.
Ricordiamo però quanto sia diverso il popolo americano dai suoi governi e di quanti milioni di giovani, nella loro protesta nata in California, a San Francisco, con lo slogan ‘mettete un fiore nei vostri cannoni’, con manifestazioni e resistenza civile, seguendo spesso gli insegnamenti della nonviolenza del Mahatma Gandhi, riuscirono a fermare l’esercito più potente al mondo.
In Asia si contratta sempre e io sono il deux ex-machina del prezzo tirato!
Riflettete: se anche oggi quei figli dei fiori, non la versione attuale ‘Boho Chic’, ma originale ed ideologica, rinascessero nelle nuove generazioni schiave del web e dell’ideologia condivisa sui social network, cioè la forma più latente di democrazia partecipativa, davvero inutile ai fini sociali, si risvegliassero, forse le guerre moderne, dall’Iran, che è sempre nel mirino americano, alla Siria, la Libia, l’Afghanistan, il Sud America, forse gli States sarebbero di nuovo obbligati, così Cina ed Europa, a considerare le sorti del mondo attraverso coloro che nel mondo sono i veri protagonisti della storia, i cittadini.
Condividere frasi idiote su Facebook serve a ben poco: solo la partecipazione fisica ed attiva potrà cambiarle sorti di una società mondiale in declino.
Scusate le lunghe riflessioni, esulano da quello che normalmente è un blog di viaggio ma per noi il viaggio non è solo ‘selfie’ davanti a monumenti e cocktail in posti di pseudo lusso in paesi dove tutto costa poco ed è facile fingersi pseudo-borghesi del terzo millennio.
Bellezze dell’Est e dell’Ovest!
Per noi il viaggio è conoscenza, scoperta, ricerca e Saigon in questo fu la fucina mondiale della società che siamo oggi: Saigon mise l’America di fronte ai suoi limiti ideologici, quel capitalismo in seguito edonista e reaganiano votato solamente all’economia fine a se stessa.
Usciamo dal Palazzo affamati, il mercato di Ben Thenh non è affatto lontano, l’occasione ideale per concederci un pranzo street style come piace a noi che viviamo nell’Asia dove tutto è quasi sempre sulla strada, Kerouac sarebbe in questo d’accordo e favorevole.
Non è che siamo ‘backpackers’ inside, è che viviamo questa Asia sin dai tempi dell’India dei ‘chai’ e delle ‘vada’ keralite in strada, dei ‘puri’ e delle ‘samosa’ di Mumbai, di Delhi, di Aurangabad, l’Asia che poi troviamo sulla strada di nuovo con i ‘jayor’ o gli spiedini di manzo grigliati, le noodles, il riso in Cambogia ed anche Saigon per noi è assaggiare il cibo locale nei posti dei cittadini residenti, i mercati, la strada.
Pranzo al mercato di Ben Thenh con Gỏi cuốn (involtini leggeri vietnamiti), Bo Nuong Xa (gli spiedini di manzo vietnamiti) e le classiche Pho, le noodles vietnamite dalle mille ricette … ovviamente birre Saigon!
Il mercato è ordinato e meraviglioso: mille colori, prima di carni esposte e di grandi bacinelle di pesci e crostacei, molluschi e prodotti marini, ci accolgono all’ingresso, poi i ristorantini, i negozietti di frutta candita (rinomatissima quella vietnamita), del caffè locale (anche se noi continuiamo a supportare il nostro caffè khmer prodotto soprattutto nel Mundulkiri, una varietà che a noi piace molto per il suo retrogusto alla ciliegia e al cioccolato, il caffè che offriamo ai nostri ospiti in Om Sweet Home), delle stoffe, delle sete, dei vestiti griffati occidentali, ovviamente ‘taroccati’, dei gioielli d’oro e delle giade vietnamita (chissà sino a che punto pure, così come l’oro), dei manufatti in giunco, bambù, legno, dal classico cappello a cono a tutta una serie di manifatture di ottimo valore artigiano.
Souvenire nel mercato di Ben Thenh
Il Vietnam ci piace, Saigon ci seduce: Bangkok non ci piacque per la sua eccessiva modernità, spersonalizzazione, caos, traffico, cemento ovunque.
Ho Chi Minh City è invece un mix seducente di modernità,qualche sky-line non invasiva e angoli tipici e ancora ben tenuti, parchi interessanti, viali verdeggianti.
Il primo giorno ad Ho Chi Minh City: Palazzo della Riunificazione e mercato di Ben Thenh Sveglia di buonora, ma non troppo, e la colazione nella bella breakfast room del nostro albergo ci attende: non saranno mai le colazioni che solitamente noi prepariamo ai nostri ospiti, ma noi puntiamo molto in Om Sweet Home a concedere un risveglio a tavola di ottimo livello, il target asiatico è diverso ma nel Blue River Hotel 1, pancake, omelette o uova strapazzate, sono di ottima qualità accompagnate da tè, caffè con latte, succo di limone o d’arancia, pane.