10 anni e torno
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@paolinasays
10 anni e torno
8 anni
8 anni di tumblr, nell’incostante tentativo di recuperare la costanza dell’essere blogger com’era una volta, com’ero una volta.
Sono successe mille cose, e mille ancora. La vita è cambiata, il lavoro anche, e così gli amori, i territori, le vedute e i sogni.
Ci sono molte cose che vorrei scrivere ogni giorno e poi, puff, il tempo passa in un attimo. Si accavallano i pensieri, le emozioni, le cose da fare, gli accadimenti, e io sto qui a cercare di arrivare con un certo anticipo per essere pronta a qualcosa che, boh, alla fine non è mai come lo prevedo.. o lo è precisamente, ma allora sono io che sono in ritardo.
Ma che meravigliosa vita è questa che insegna così tanto anche a chi, come me, fa tanta fatica ad imparare subito e deve ripetere, ripetere, ripetere, e non smette mai di confondersi.
Non scrivo del coronavirus anche se starei sul pezzo e questo potrebbe essere, anche per me, una traccia di orientamento nel tempo quando prima o poi mi rileggerò tra queste righe. Hey tu, Paola del futuro, Paola tra due ore, o tra due anni, questo è il giorno dell’inizio della Fase 2 del Corona Virus in Italia, la data in cui possiamo uscire ma non troppo, possiamo incontrarci con gli altri ma a distanza, in cui puoi girare per la regione ma non puoi tornare a casa ad abbracciare la tua famiglia.. insomma, la data che c’è ancora da aspettare.
Sto sempre qui a ritagliarmi il tempo per dedicarmi un pensiero futuro e uno passato. Il mio pensiero passato è alla me di 8 anni fa, quando scoprivo quanto potevo sbuffare, e il mio pensiero futuro è alla me tra 8 anni, che spero che abbia smesso del tutto di farsi indisporre dagli eventi esterni. Una me flessuosa e liquida, fresca e creativa che lascia scivolare le cose che non le servono, non da soddisfazione alle persone che non se lo meritano e che procede verso la crescita con uno sguardo sempre pieno di meraviglia.
Hey, Paola del domani, facciamo in modo di avere più tempo per il sole e per le belle persone, per l’attività fisica e mentale, per lo studio e per la coltivazione dei talenti.. e scriviamolo qualche libro, dai. Cerchiamo di spendere il tempo in maniera più proficua e beviamoci ‘sto presente, che è l’unica cosa da fare.
Daje tutta, Pà.
L'inverno, la svogliatezza e l'abbandono degli uomini; la natura che - incurante - ricopre tutto.
Abitiamo un solo mondo alla volta, infinite immagini diverse ad ogni istante.
Fortuna vuole di poterne fermare qualcuna, ogni tanto, che sembra unire più dimensioni.
Di quante sfumature grigioblu si può tingere il mare, di quanta luce riflessa e rifratta si possa raccogliere in fondo agli occhi, di quante e quali possibilità possiamo materializzare in ogni istante... chi lo sa se non noi che ci stiamo davanti, in mezzo, sotto, di lato? Mi viene voglia di prendere le nuvole nere per la coda, e scoprire il cielo tirando forte. Piccole mani con grande immaginazione. #pensieri #mare #igerscogoleto #iltempochefa #metereopatia #mareumore (presso Cogoleto) https://www.instagram.com/p/B4mx-PiILYG/?igshid=axtnjcj4secr
Compleanni quasi dimenticati
Il tuo compleanno è sempre stato tra il 4 e l’8 Settembre, per via dell’Armistizio. Se ti facevamo gli auguri il 4, tu ti schernivi dicendo che la tua nascita era stata registrata l’8, se te li facevamo l’8, tu ricordavi che però eri nata il 4... alla fine ti facevo gli auguri sia il 4 che l’8 - e tu sorridevi sorniona che sembrava che te l’avessi fatta, perché non potevi dire niente.
Il tuo regalo preferito era un mazzo di fiori. Anni di regali dimenticati in giro per la casa o nei cassetti me l’hanno insegnato. Ti si apriva il sorriso e non vedevi l’ora di metterli in un vaso a illuminare la cucina. Il tuo secondo regalo preferito era tutta la famiglia riunita per festeggiare: quanto valore davi all’unione, quanto difficilmente l’hai vista accadere davvero.
(Eppure, se ci avessi lasciato litigare fino in fondo, odiarci fino in fondo, amarci fino in fondo... forse le cose sarebbero state un po’ diverse).
Il terzo regalo preferito era una serata a cena, a mangiare la pizza. Quanto ti piaceva la pizza, neanche babbo se ne capacitava. Il fine pasto con un cointreau e un tartufo affogato al cioccolato. Dopo la tua scomparsa, per molti anni anche le mie cene fuori terminavano così, per buon ricordo.
Stanotte ho sognato la celebrazione di un tuo memoriale in un centro commerciale... uno strano sogno in cui ovviamente non trovavo la cappella (che cavolo di posto è un centro commerciale per un memoriale?)... questa mattina ci ripenso e - diamine - è il primo anno che mi scordo del tutto il tuo compleanno... ma in qualche modo, grazie all’armistizio, sono ancora in tempo.
Avresti compiuto 76 anni. Posso preparare dunque dei fiori per domani, giusto mamma?
Prendere cittadinanza
Sono da 10 mesi in questa città.
Mi rendo conto che per sentirsi veramente immigrati, c'è bisogno di vivere momenti che simboleggino in maniera forte e inequivocabile il tuo passaggio a un altro luogo, a un'altra comunità.
Ecco, questo momento è arrivato. Oggi, negli uffici Asl di Milano, a richiedere il cambio di medico di base in questo nuovo posto che sta diventando la mia casa, ma che non sostituisce quella originaria.
Forse mi è già capitato di rimanere così, piena d'amore, caricata a pallettoni come un fucile, senza avere un bersaglio su cui scaricare il colpo.
Mi prendo la responsabilità di questo stato. Ci siamo visti e riempiti di sguardi e di momenti, non di parole, e di tempo felice e senza peso. Cerco di non prenderlo adesso, il peso, pensando a ciò che potrebbe essere ma non sarà. Mi tengo i raggi di sole della bella stagione, delle giornate tiepide dell'autunno non ancora invernale, dell'odore di castagne abbrustolite e del vino rosso sorseggiato a sera.
Se non complico il presente con i pensieri sul futuro, la vita fa il suo passo nella libertà di svolgersi con assoluta sincerità.
Segni e sogni si sovrappongono. Chiudo gli occhi e tutto è come deve, come può.
Anni
Quanto fragile ti ritrovo, dopo tutti questi anni passati a pensare che, in fondo, fossi tu a governare il gioco.
Eppure i rifiuti, le ritirate, i no - non posso non devo non riesco - che mi hai sempre offerto, tra una dichiarazione di passione e un'altra di infinito amore, finito solo dai limiti che ti sei im/posto, tutto ciò che ha creato distanza tra una tua promessa di presenza e una tua inequivocabile e strillata assenza, tutto mi faceva sembrare che le regole imbriglianti questo rapporto fossero solo le tue, e tua la forza. A me rimaneva accogliere, o andar via. Accettare ogni cosa, o negare tutto. Rimanere alla tua mercé, oppure procedere su un'altra strada lontana da te.
Anni dopo basta poco, basta una domanda che voglia una risposta, perché questo ti sconvolga. Io che voglio sapere una cosa, una, precisa, crudele, senza soluzione di ambiguità, e tu crolli, ti nascondi, sanguini, sparisci.
Io che ti vedo tremare, rimanendo ferma, mi chiedo, quindi: ma perché sei ancora qui?
Imprevidibilità domestiche e le loro conseguenze
Da una settimana vivo in una nuova, strana, interessante casa.
Siamo in 7, come i 7 samurai, i 7 arcangeli o i 7 peccati capitali ma anche 7 come il numero legato alla creazione, il numero indivisibile per eccellenza, nonché 7, giorno del mio compleanno.
Al di là della simbologia numerica, pur essendo tante (tutte donne) ci si incontra di rado, oppure ad un certo punto - inaspettatamente - siamo una folla. Qualcuno ha sempre un ospite, così da 7 si diventa 10-12 senza passare dal via, e l'impressione già avuta che la casa, enorme, fosse un ostello, continua a palesarsi forte e chiara.
La cosa più interessante è la colazione. Non sai mai chi ti imbucherà in cucina mentre pucci il biscotto nel latte e caffè, nè che lingua parlerà. Non l'avrei detto a pensarci prima, ma questa sorta di imprevedibilità domestica mi diverte e mi sembra una bella situazione da vivere in una città che non è la mia.
Mi ricorda che non sono proprietaria del suolo che calpesto così come delle mura che abito. Allenarsi allo scambio e non cedere all'abitudine della routine, neanche a casa mia, gioca un buon ruolo con l'uso dell'immaginazione e mi rende meno facile rinchiudermi nella mia zona di confort.
Che anno incredibilmente difficile e sorprendente, questo. Terribile e favoloso allo stesso tempo. Pieno di vita e di paura, di meraviglia e doni inaspettati.
Quando tornano
Ci sono cose che non mi spiego, per esempio: quando mi scrivi "hey come va?" e non ci sentiamo da un sacco di tempo, quale risposta cerchi veramente da me? Abbiamo avuto una stagione d'amore vissuta molto intensamente, ma a guardarla all'indietro, a me ad un certo punto è sembrata un rimanere ostaggio di una visione distorta di te, e di me di conseguenza. Questo l'ho scoperto quando mi sono ritrovata di notte a casa tua con te che mi raccontavi del tuo matrimonio andato all'aria quello stesso giorno, e di un rapporto con tua moglie che tu mi avevi detto amatissima, che invece ti aveva reso la vita difficile e ti aveva infranto il cuore. Ecco, lì ho finalmente capito chi ero io per te e cosa ci facevo lì a fianco. Al perché l'infinito amore che dicevi di provare per me non poteva mettere a repentaglio la tua famiglia, al come si potessero sostenere insieme e senza conflitti due sentimenti così forti per due persone diverse... perché di fatto non erano gli stessi sentimenti. Io, l'angolo meraviglioso di mondo, io, la fonte di acqua cristallina, ossigeno d'alta montagna, fiore delicato e inarrivabile, anima secolare e bla bla bla, tutte immagini risultato di un matrimonio con luci e ombre che tu stesso non hai voluto riconoscere. Ero giovanissima, ho voluto credere a un amore incredibile. Mi sono domandata poco dei tuoi sentimenti, non potendoli comprendere, e mi sono concentrata sui miei. Ho cresciuto e sono cresciuta dentro un amore che non chiedesse niente: esistevi, potevamo sentirci e vederci ogni tanto, e mi bastava. Oh, quanto mi piaceva essere il tuo angolo di bellezza. Me vanitosa, ma perché mai? Ho sempre cercato di tenere il mio spirito pulito e sacro, un bel giardino per accogliere le persone che amavo, per poi sentirmi una discarica non appena ho scoperto di me sentimenti bui come la rabbia, il disprezzo, l'apatia e la voglia di rivalsa. Non so mai come rispondere quando mi manifesti il tuo disprezzo e la tua stanchezza nei riguardi della tua vita e delle tue relazioni, non può non venirmi in mente che io sono parte di essa - almeno a detta tua. Ma tu non fai parte della mia, non più almeno, da tanto tempo. Da quando ho capito che ero poco più di un ologramma della tua mente, un bisogno del tuo cuore sputato fuori e materializzato nel mondo reale per la tua consolazione. Questo sì che è un tradimento, negare a qualcuno la sua propria immagine, per sostituirvi la nostra aspettativa ideale. Ogni volta che me ne accorgo mi chiedo se lo faccio anche io, mi guardo intorno con un certo imbarazzo a cercare di capire se ho intrappolato qualcuno dei miei cari nelle mie gabbie mentali. Ti ho conosciuto a 17 anni, sei stato uno dei più grandi amori della mia vita, ora sei piccolo e fragile e ancora vuoi insegnarmi come vivere. Io cerco di essere accogliente ma in realtà sono gonfia di risentimento perché tu ancora cerchi da me una leggerezza che ti ispiravo, un ultimo riparo ad una vita che - a detta tua - non ti ha premiato. Ma quella che cerchi non sono io e mi irrita esserlo stata per così tanto tempo senza essere stata riconosciuta per quella che ero, che sono. Ora che ti vedo così intrappolato e ti dico: sei sicuro che non sia il caso di smetterla di crederti più forte della vita? Tu mi rispondi che la tua azione è sempre stata umile e rispettosa, non capisco come tu non veda il tuo orgoglio che ingrigisce tutto cìò che cerchi di tenere stretto e immobile sotto la tua presa. Se tu torni, ho paura che torni questa lezione che devo imparare di me, ovvero quella di non lanciarmi in affetti ciechi e privi di sostanza. Di chiedere la verità piuttosto che fidarmi delle ombre delle ambiguità. Cerco gli angoli incerti della mia vita e mi chiedo cosa mi è rimasto da sfrondare, o da recuperare. Cosa vuoi da me? Cosa sei venuto a dirmi?
per me, per tutti
Be free
Non ti vergognare di niente,
Non essere orgoglioso di niente.
Chi pensa, pesa
Se ti cade la testa, smetti di pensare.
Prega, ridi, gioca, trova il tuo piano di leggerezza e occupalo con tutta la supponenza e l'ostinatezza di cui sei capace. Usa le cose peggiori di te per trovare le cose migliori della vita. Arrenditi solo a ciò che ti riempie e ti solleva.
Tu non puoi lasciare andare ciò di cui non sei consapevole
Antony De Mello
Tornare a ragionare
"Un puro stare con le cose e nelle cose, un puro stare lontano dal mormorio degli umani per qualche ora e poi tornarci dentro, ricominciare a sentirli, cercando di non assillare nessuno e di non farsi assillare, scivolare lungo un margine silenzioso, mettersi anche al centro, ma con un cuore molto leggero, non spingere nessuno a vedere dove siamo, sentirsi come un cardo, come certi fiori che crescono fuori dall’aratura, come una stalla che ha perduto il tetto e anche le bestie che c’erano dentro, eppure a vederla ti fa piacere, ti fa sentire qualcosa.”
Franco Arminio