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Il tassista Cornelio Rolandi inzialmente riconobbe in Pietro Valpreda l’uomo che avrebbe posato la bomba alla Banca dell’Agricoltura.
Giustamente vedi differenze fra Piazza Fontana e Piazza Loggia. In realtà direi che la diversità fondamentale sta nell’approccio. Per la strage di Milano io e Matteo abbiamo voluto “ritagliare” il fatto dal suo contesto, come a voler far risaltare l’atrocità del giorno in cui l’Italia si è scoperta indifesa davanti a una violenza che non pensava di dover affrontare.
Da: Intervista a Francesco “Baro” Barilli, di Jacopo Frey.
Antifa numbers are going to be needed in London this weekend, 1st September.
English Defence League are planning to be active in Walthamstow on Saturday lunchtime. They need to be stopped.
Proibito girare con la maglia "Antifascista" Un giovane abruzzese ha rilasciato questa testimonianza orale dopo essere stato aggredito dai fascisti, martedì scorso (28 agosto, NdR). PAVIA. Una tranquilla serata fra amici è stata bruscamente interrotta dalla violenza di cinque fascisti, che si permettono di decidere cosa si può indossare e cosa no in una città come Pavia. È accaduto martedì scorso, 28 agosto, in pieno centro, verso mezzanotte e mezza. I cinque fascisti, che sembrano facilmente collocabili all'interno del panorama pavese, non hanno potuto sopportare che un giovane abruzzese fuori sede indossasse una maglia rossa con la scritta "Antifascista". Lo hanno quindi avvicinato e bloccato, mentre si spostava in bicicletta su Corso Strada Nuova, fra i tanti locali ancora aperti, gremiti di gente. Ancora prima di poter dire una parola, il fuori sede ha incassato un pugno. Viene fatto scendere dalla bici ed è subito chiaro il motivo: «non lo sai che qui è così?», a Pavia non si può girare con una t-shirt antifascista. A detta dei cinque, sarebbe «proibito». Per qualche minuto, continuano insulti e spintoni. L'abruzzese prova a difendersi, tenendo bloccato l'unico fra i cinque che lo stava aggredendo, fra gli sguardi attoniti dei suoi amici e l'indifferenza della movida notturna pavese. «Togliti quella maglietta», gli hanno infine intimato e quando lui ha provato ad infilarsela al contrario, gliel'hanno strappata di mano e se la sono portata via. È finita così l'ennesima aggressione fascista dell'Italia democratica. Per fortuna, questa volta, il ragazzo ne è uscito incolume e ci ha perso solo una maglia. Sappiamo che tante altre volte non è stato così. Ma non è solo per aggiungere un numero alla lunga lista di aggressioni (16 solo da marzo a luglio, secondo Enc.org/Antifa) che raccogliamo la testimonianza di questo compagno. Al contrario, è perché bisogna tenere alta la guardia contro le intimidazioni fasciste, sempre di più, sempre impunite.
Abruzzo Indymedia, 30 aug 2012.
Son finito in un blog femminista girovagando su internet. Queste parole mi hanno fatto venire dei brividi assurdi: Genova per me Non ho dimenticato la ragazza stesa sugli scogli coperta da un asciugamano, con le gambe e le braccia che si muovevano a scatti… Non ho dimenticato la tenda in cui chi voleva poteva partecipare ad una sorta di staffetta di preghiera contro il G8, completamente devastata… Non ho dimenticato le macchie scure di sangue sul lungomare… Non ho dimenticato i genovesi che aprivano i portoni delle case e offrivano acqua da bere e rifugio… Non ho dimenticato le signore sedute per terra con le mani alzate e i capelli bianchi e la testa aperta dalle manganellate… Non ho dimenticato i gommoni in mare dei carabinieri con le mitragliatrici nere puntate contro di noi sulla costa… Non ho dimenticato la ragazza tedesca che mi ha messo il collirio negli occhi… Non ho dimenticato Don Gallo che prendeva il nome di tutti quelli che non si trovavano più, tra cui mio fratello… Non ho dimenticato le giovani avvocate che hanno trattato con la polizia per farci uscire dal budello in cui ci eravamo ficcati senza che ci massacrassero di botte… Non ho dimenticato il volto dell’ufficiale che ha detto noi non li tocchiamo ma devono uscire in fila e con gli occhi bassi… Non ho dimenticato la compagna che mi ha trascinato via da Genova impedendomi di andare a dormire alla scuola Diaz… Non ho dimenticato l’anziano signore che piangeva in piazza Alimonda stringendo tra le mani una bandiera rossa… Non ho dimenticato il cammino verso gli autobus a piedi nudi e con la mente fissa al pensiero dell’ultimo istante in cui avevo visto quella compagna o un’altra… Non ho dimenticato l’unica telefonata riuscita ai miei genitori che vedevano il massacro in televisione e continuavano a urlarci disperati di scappare … Non ho dimenticato Carlo… mai. C.
Da: L'inutilità della puntalità (via medea)
Dopo questa sentenza, possiamo dire che le vetrine hanno vinto sulle persone. Inoltre il messaggio è inequivocabile: non provate a scendere in piazza o a manifestare nelle strade, tutti e tutte a casa a subire la crisi senza fare storie.
Cavallette, A/I blog
Non basterà nessuna scusa.
Le sentenze di Genova sono un’importante lezione. Ci spiegano che per la nostra società non è assolutamente rilevante quello che facciamo o quello che non facciamo, ma che il motivo per cui compiamo le nostre azioni è esiziale. Per questo è importante sapere da che parte stare, e imparare a fare quello che deve essere fatto, senza tanti proclami e fino in fondo. Perché il mondo in cui viviamo non merita la speranza che abbiamo riposto in esso in quei dannati, infiniti, lunghissimi giorni genovesi. Non merita che noi ci esponiamo per cambiarlo, che cerchiamo di comunicare con il mondo perché bisognerebbe fare tabula rasa del presente e del futuro che è stato pensato e deciso per tutti gli abitanti del pianeta (noi inclusi) senza che questi venissero interpellati. Soprattutto non lo meritano molti esseri umani. E ora sarà anche facile sapere chi. Basterà chiedere che cosa ne pensano di una sentenza. Nessuna giustizia, nessuna pace.
Cavallette, A/I blog: italian; english.
Si pensi all’istituzione del controllo digitale e quindi della polizia digitale: se in qualche modo è sempre possibile opporsi al dominio umano, in che modo ci si potrà ribellare alla macchina incaricata di far rispettare la legge che sta «là fuori».
Ippolita, Nell'Acquario di Facebook, 2012 - Recensito da Alice Corte su Il Caso S.
La cifra dell’orda berlusconiana non è così distinguibile da quella vecchia e nuova del PD, troppe cose accadono a loro insaputa e nel loro silenzio e troppe volte quando accadono tutti si girano dall’altra parte o addirittura puntano il dito accusatore contro chi li critica, l’abuso del termine “antipolitica” non tradisce altro che l’incapacità di fornire risposte razionali e coerenti a quelle critiche, è l’equivalente dell’abuso del termine comunismo da parte di Berlusconi.
Mazzetta, Il problema del PD e di Andrea Sarubbi, 17-07-2012.
Noi al di qua delle vetrine sentiamo i rumori e li guardiamo agitarsi e annaspannare, grandi e grossi pesci rossi nell’acquario che si sono costruiti. Per nulla rassegnati o pronti ad ammettere che il loro mondo non sta in piedi. Hanno le idee chiare sul nostro futuro, noi molto meno. Lentamente impariamo dall’esperienza, e questo processo non è mai indolore. Spesso siamo costretti ad apprendere sulla pelle dei nostri compagni, mentre ci vediamo sottrarre gli amici. Funziona così nell’al di qua. La costruzione di una memoria collettiva che dia forza alle nostre idee è un processo lungo nel quale dobbiamo incamerare e far tesoro di tutto, felicita’ e sofferenza.
Cavallette, A/I blog: italian; english.
Tutto il problema delle varie correnti politiche del Risorgimento, dei loro rapporti reciproci e dei loro rapporti con le forze omogenee o subordinate delle varie sezioni (o settori) storiche del territorio nazionale si riduce a questo fondamentale: che i moderati rappresentavano una classe relativamente omogenea, per cui la direzione subì oscillazioni relativamente limitate, mentre il Partito d'Azione non si appoggiava specificamente a nessuna classe storica e le oscillazioni che subivano i suoi organi dirigenti in ultima analisi si componevano secondo gli interessi dei moderati: cioè storicamente il P. d'A. fu guidato dai moderati (l'affermazione di Vittorio Emanuele II di «avere in tasca», o qualcosa di simile, il P. d'A. è esatta, e non solo per i suoi contatti personali con Garibaldi; il P. d'A. storicamente fu guidato da Cavour e da Vittorio Emanuele II). Il criterio socio-politico su cui bisogna fondare le proprie ricerche è questo: che una classe è dominante in due modi, è cioè «dirigente» e «dominante». È dirigente delle classi alleate, è dominante delle classi avversarie. Perciò una classe già prima di andare al potere può essere «dirigente» (e deve esserlo): quando è al potere diventa dominante ma continua ad essere anche «dirigente». I moderati continuarono a dirigere il P. d'A. anche dopo il [18]70 e il «trasformismo» è l'espressione politica di questa azione di direzione; tutta la politica italiana dal [18]70 ad oggi è caratterizzata da «trasformismo», cioè dall'elaborazione di una classe dirigente nei quadri fissati dai moderati dopo il [18]48, con l'assorbimento degli elementi attivi sorti dalle classi alleate e anche da quelle nemiche.
Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, Vol. I, Torino: Einaudi, 2007, p. 40-41 (Quaderno Primo, § 44).
Provincia dello Shanxi, dintorni di Datong. Il Tempio che vola da prospettiva inusuale.
Provincia dello Shanxi, dintorni di Datong. Decorazione del tetto del Tempio che vola.
Passeggiare è un modo -- forse il migliore -- per conoscere un paese o una città. Nell'epoca dell'automobile e del Gps, siamo portati ad ignorare le strade strette e i cul de sac per quanto lunghi ed importanti. L'altezza degli occhi è la migliore per osservare la quasi totalità delle cose sotto molte angolature, la velocità è quella giusta. Si può rallentare e ci si può fermare quasi ovunque e con i cinque sensi in funzione.
Giuseppe Pantaleo,Il suono del mio passo, ed. dell'autore, (giugno) 2012, p. 12.
Public history e comunicazione storica
Essossoddisfazioni:
Tuttavia, se Twitter si è certamente rivelato una piattaforma adatta a tutti quei contesti che necessitano di scambi immediati e un flusso di informazioni veloce, si potrebbe invece obiettare che tende a rimanere uno strumento estraneo alla dimensione della ricerca e dell'approfondimento, che richiedono spazi e tempi molto più ampi. Dunque, quale interesse potrebbe rivestire per gli storici?
Nonostante si tratti di una domanda a cui ancora non esiste una risposta univoca, sono già numerosi gli studiosi e gli istituti legati alle discipline storiche presenti su Twitter, che si servono di questo mezzo per comunicare e scambiare informazioni con colleghi e utenza. Molti dei più rilevanti profili a tema storico sono raccolti in questa lista, che può servire come prima mappa per orientarsi nel già ampio mondo della twitt-storia.
Da: http://mastercomunicazionestorica.blogspot.it/2012/06/la-storia-in-140-caratteri.html