" [C]i sono due libri, che direi non hanno una data né un autore (sebbene l'uno e l'altro siano conosciuti) che sembrano riassumere lo spirito più profondo del popolo italiano: Pinocchio e Bertoldo.
Pinocchio fu scritto per pagare un debituccio di gioco da un giornalista toscano, e fece la fortuna della casa editrice ed è oggi ancora liberamente ristampato. È un libro che si dà da leggere ai ragazzi, ma è pieno di una saviezza cittadina, mondana e adulta, che mostra il mondo com'è, non retto da virtù ma da fortuna, corretta dalla furbizia.
Bertoldo è un poema di sapienza contadina, pessimista, affinatasi sopra la cote della esperienza e della diffidenza del povero contro il ricco e dell'ignorante contro la rimbombante cultura delle classi cosiddette colte.
Ambedue sono scritti bene, con grande semplicità, riscoperti nelle loro virtù essenziali dalle generazioni più recenti italiane. Chi vuol capire l'Italia, legga questi due libri: son una chiave d'oro e una di ferro per aprire l'entrata allo spirito degli italiani. "
Giuseppe Prezzolini, Storia tascabile della letteratura italiana; prima edizione: Milano, Pan, 1976.










