Diane di Prima, (1969, 1988), Memorie di una beatnik, Translation by Ilide Carmignani, «Quodlibet Storie» 38, Quodlibet, Macerata, 2025

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Diane di Prima, (1969, 1988), Memorie di una beatnik, Translation by Ilide Carmignani, «Quodlibet Storie» 38, Quodlibet, Macerata, 2025
Il primo amico e il primo nemico
Come mi scrive un amico scienziato che ama riflettere, l’evento fondamentale nella storia del vivente è stato la comparsa di un microrganismo capace di provare dolore. Questa tesi va ovviamente precisata, premettendo – o aggiungendo – a «dolore» «piacere». Se mettiamo in relazione questa fondamentale capacità del vivente con quanto Aristotele scrive sulla percezione della sensazione di esistere («sentire che viviamo è di per sé dolce, perché la vita è un bene ed è dolce sentire che un tale bene ci appartiene»), possiamo allora dire che a forma primordiale della capacità di provare piacere o dolore si riferisce al fatto stesso di esistere, al sentirsi vivere. Alla sensazione della dolcezza del vivere corrisponde, infatti, quella, simmetricamente opposta, in cui per qualche ragione ¬– o persino senz’alcuna ragione apparente – sentirsi vivere è doloroso.
La frase di Aristotele che abbiamo citato fa parte del trattato sull’amicizia che occupa i libri ottavo e nono dell’Etica nicomachea. Dopo aver definito la dolcezza della sensazione di vivere, Aristotele aggiunge che la stessa dolcezza la proviamo per l’esistenza dell’amico e l’amicizia è questo con-sentire (synasthanesthai) (al)l’esistenza di un altro uomo, che diventa per questo un “altro me stesso” (heteros autos). Non solo vi è una sensazione dell’esistenza, un sentirsi vivere, ma questa sensazione è già sempre condivisa, è già sempre consentimento dell’esistenza dell’altro; e l’amicizia è l’istanza di questo con-sentire (al)l’esistenza dell’amico nel sentimento stesso dell’esistenza propria.
Sarà allora possibile svolgere questa tesi in relazione all’altra polarità della sensazione di esistere, in cui questa appare non più gioiosa, ma dolorosa. Al con-sentire (al)l’esistenza dell’amico corrisponderà ora il con-sentire (al)l’esistenza del nemico. E se la coppia amico-nemico definisce secondo Schmitt la politica, allora a fondamento della politica stanno il piacere e il dolore che definiscono la sensazione umana di esistere e il con-sentimento dell’esistenza dell’altro ad essa inerente. Amicizia e inimicizia, amore e odio, il philein del philos e l’echthairo dell’echthros non rimandano a una dottrina degli affetti, ma sono innanzitutto due fondamentali categorie ontologico-politiche. Se percepiamo la sensazione di vivere come dolce, allora siamo nell’amicizia e nella pace, se la percepiamo invece come odiosa, cadiamo nella guerra e nell’inimicizia. Ancora una volta, alla base della nostra relazione con gli altri sta il rapporto con noi stessi, il modo in cui con-sentiamo (al)la nostra esistenza determina il modo in cui ci situiamo nel mondo. Il primo amico e il primo nemico siamo noi stessi.
Giorgio Agamben, 17 luglio 2026
" Forse oggi, in questi brutti tempi che corrono, bisogna dire che si parla troppo; era quello che pensavamo; e le troppe parole (pro, contro, su questo, su quello) diventano un rumore indistinto e assordante di fondo, che non cessa mai, dove una persona annega: la televisione fatta di chiacchiere, dei conduttori, dei tanti opinionisti, che Dio li maledica, questi chiacchieroni che predicono anche il futuro e non ci prendono mai; le zuffe dei politici, che Dio li maledica altrettanto, questi burattini faziosi chiusi dentro le loro ideologie; i telegiornali continui sugli infiniti canali, come fossimo sempre sull’orlo dell’irreparabile, e i telegiornali fossero bollettini di un disastro perpetuo: il clima, la pandemia, lo scioglimento dei ghiacci, la deforestazione e tutti questi allarmi di moda, che poi passano, come il buco nell’ozono, che sembrava la fine del mondo ma poi è passato e non se ne parla più. E la musica! continua, ossessiva, nei bar, nei ristoranti, in taxi. E poi internet, che è il regno diabolico delle fesserie sotto forma di informazione, ma su cavolate, che intasano la mente, sommergono, rendono tutto importantissimo, sia una guerra che una crema per la depilazione; un massacro di civili o gli inestetismi della cellulite; una strage di terroristi con centinaia di morti o le tette rifatte di una valletta, o, dicevo io, peggio ancora, le ultime parole di lady Diana, che solo a sentirle mi viene da impiccarmi a una trave, no! lady Diana no! tra tutte le idiozie che ci riversano addosso lady Diana è la più debilitante, sconfortante, assieme agli amori dei vip e di tutti i reali vivi od estinti. "
Ermanno Cavazzoni, Storia di un'amicizia, Quodlibet (collana Compagni Extra), 2026¹; pp. 38-39.
Paul Wranitzky (Pavel Vranický) (1756-1808) : Quodlibet, for small orchestra
I. Straßburger 0:00 II. Cosacca 1:30 III. Altvatter 2:05 IV. Contredanse 3:20 V. Fandango (nach Mozart's Figaro) 4:10 VI. Masur 5:40 VII. Russisch 6:30 VIII. Furlana 7:35
Performed by Ensemble Eduard Melkus.
I don't know anything about music, but I rebuilt this piece by ear and by studying Synthesia videos on the piece. I've been obsessed with this piece since I was a baby.
Johann Sebastian Bach (1685-1750) - Wedding Quodlibet for Soprano, Alto, Tenor, Bass and Basso continuo, BWV 524. Performed by Sibylla Rubens, soprano, Ingeborg Danz, alto, Markus Ullmann, tenor, Andreas Schmidt, bass, and Bach-Collegium Stuttgart.
Dal sacco si sparsero al suolo le cose. Ed io penso che il mondo è soltanto un sogghigno, che luccica fioco sulle labbra di un impiccato.
Velimir Chlébnikov, “47 poesie facili e una difficile” a cura di Paolo Nori, Quodlibet, 2009.
[Stile Alberto][Michele Masneri]
In "Stile Alberto" Michele Masneri ci guida in questo Google Maps degli infiniti mondi arbasiniani fra gran lombardi, ambasciatori, Gianni Agnelli, Truman Capote, l’Italia gay tra gli anni Cinquanta e oggi, e Gadda e Pasolini e Tondelli.
Alberto Arbasino (1930-2020) non è stato solo uno dei più grandi scrittori del Novecento italiano ma è stata una colossale «macchina di stile». Michele Masneri ci guida con una scrittura divertita e divertente in un paese scomparso dove l’opera-mondo arbasiniana funge da Google Maps fra gran lombardi, ambasciatori, nobiltà («a Roma gli unici esseri parlabili – e format esportabili – son sempre…
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