C'erano notti in cui le stelle brillavano più intensamente e il vento sussurrava segreti antichi tra le foglie degli alberi. Era in quei momenti di quiete che mi ritrovavo a vagare per le strade deserte, con il peso dei pensieri sulle spalle e il cuore intrappolato tra le mille domande senza risposta.
Un giorno, mentre camminavo lungo un sentiero polveroso, ti ritrovai al mio fianco, la tua presenza come una carezza invisibile ma tangibile. Le nostre ombre si allungavano lungo il selciato, danzando al ritmo incostante della luce lunare. E fu in quell'istante di connessione profonda che le parole uscirono dalla mia bocca, quasi senza volerlo: "Tu muori".
Il silenzio che seguì quelle parole fu assordante, le nostre anime intrecciate in un intricato gioco di destini e sospeso tra il bianco e il nero, tra la vita e la morte. Continuai a camminare, sentendo il peso delle mie parole premere sul mio petto come un macigno, lasciandoti alle mie spalle come un'attrice dimenticata di ieri.
E così, nelle settimane e nei mesi successivi, il senso di colpa mi consumò lentamente dall'interno, come un fuoco che brucia senza consumarsi. Mi ritrovai in una prigione fatta di pensieri e rimpianti, lontano da te ma con te sempre presente nella mia mente. Ero condannato per omissione di soccorso, per aver lasciato che le mie parole diventassero una profezia autoavverante.
Ma mentre il peso della colpa minacciava di trascinarmi nell'abisso della disperazione, una luce di speranza cominciò a farsi strada tra le fessure del mio cuore ferito. Mi resi conto che il passato non poteva essere cambiato, ma che il futuro poteva essere plasmato dalle mie azioni presenti.
Così decisi di affrontare le mie paure, di guardare a te negli occhi e di pronunciare le parole che avrebbero potuto salvarti: "Ti amo e non ti lascerò mai sola". E in quel momento, le catene della colpa si spezzarono e il mio cuore iniziò a battere di nuovo con la forza di mille tempeste.
Ci confessammo insieme, passammo la porta giubilare. Era il primo dell'anno.
Ma poi ricominciasti a dedicarti ad altro. A persone sconosciute. Come una missionaria senza coraggio di partire.
Una cosa era certa: noi non eravamo più nulla. Tu non volevi nulla da me. Andavi alla deriva senza neanche occuparti sella tua rotta.
E così, tra il buio dell'oscurità e la luce pensai ai raggi della speranza e avrei voluto dirti:
"Se vuoi rimani pure la bambina eterna, la ballerina dei tuoi sogni, ma io vado avanti".
Ma non un sol cenno uscí mai più dal tuo corpo.
Continuai il mio nuovo viaggio lasciandoti sul comodino, come inutile ricordo irrisolto.