" La politica era, dalle nostre parti, un sentimento popolare. Non solo per i comunisti. Io parlo di questo, perché è questo che ho vissuto. Un democristiano emiliano potrebbe raccontare altrettanto dal suo punto di vista. E come tutte le cose sentimentali veniva vissuta con naturalezza e fino in fondo, contaminando vita, lavoro, amori e amicizie. Facevi parte non solo di un partito, ma anche di una comunità. Con proprie abitudini, consuetudini, ricorrenze e superstizioni. Con risultati anche confusi e un poco naif. Confesso che per me vendere l’Unità la domenica mattina era un modo per continuare la storia della Resistenza e delle lotte che mi avevano raccontato. Una storia che non si doveva mai fermare. Se poi incontravi la figlia di Laura, tanto meglio. Però anche un faccia a faccia con quelli di Lotta Comunista non era male in quell’ultimo scorcio degli anni Ottanta. Non male nemmeno oggi, quando me li ritrovo per strada ancora sorridenti e incravattati con il loro giornale in bianco e nero pieno di numeri. E di pensieri semplici e chiari. "
---------
Brano tratto dal racconto di Arturo Bertoldi Ho venduto anche l'Unità, raccolto in:
Storie di antifascismo senza retorica, a cura di Arturo Bertoldi e Max Collini, prefazione di Francesco Filippi, People editore, Busto Arsizio (VA), 2024¹, pp. 83-84.











