Nell’età in cui si dovrebbero coltivare i propri interessi, le proprie sensazioni e aspirazioni, ero una di quelle che indossava maschere che mi facevano stare di merda.
Mi adattavo al prossimo perché mi sentivo fuori luogo, e scendevo a compromessi con chi per me era totalmente insensato ...solo per un quieto vivere che nemmeno raggiungevo.
Sono arrivata oltre gli anni universitari in questo stato. Praticando l’astinenza di me stessa. Facendomene una colpa o credendo che ci fosse un problema da risolvere.
Tutte cazzate.
Cazzate con cui ti addestrano a stare buono nel tuo angolino.
Racconto questo perché il valore dei compromessi dovrebbe essere ridimensionato, soprattutto in questo periodo dove la convinzione di trovare “una via di mezzo” per mettere le toppe al marcio sembra una strada percorribile.
L’80% delle volte il compromesso sopprime te stesso. Ti convince che anteporre le volontà degli altri per mantenere la serenità sia la cosa giusta. Ti fa stare zitto per non creare conflitti e nel frattempo maturi guerre avvelenate contro te stesso.
Io sono arrivata al limite quando non mi hanno rinnovato l’ennesimo contratto tritacarne e mi sono ufficiosamente rotta i coglioni. O vedi cosa vuoi davvero o stacchi la spina, mi sono detta.
Il compromesso è per i pigri, è per chi s'arrende, per chi si consegna al torpore del meno-peggio.
L’unica cosa che ti insegnano “i compromessi” è riconoscere a che punto sta la compromissione della tua identità.
Valuta bene con chi o cosa scendi a patti, in nome di chi sacrifichi te stesso, trovi accordi o costruisci alleanze, perché la pace interiore o la pace con gli altri non deriva MAI da quante guance (o chiappe) porgi al prossimo.
I compromessi sono come tranquillanti: se ne prendi troppi possono rincoglionirti fino ad ammazzarti.













