“Erbarme dich, mein Gott” Introduzione all’aria di J.S. Bach
Introduzione all’aria per contralto “Erbarme dich” dalla “Passione secondo Matteo” BWV 244 di J.S. Bach, con alcune immagini da “Il Vangelo secondo Matteo” di P. P. Pasolini, offerta ad un gruppo di amici il 23 marzo 2016, mercoledì della Settimana Santa, all’Oratorio di San Giovannino, Rimini.
Ci è stato detto: “La prossima Settimana Santa ci trovi desiderosi di immedesimarci nell’umanità di Gesù, che si è offerto gratuitamente in sacrificio per noi confidando unicamente nel rapporto con il Padre, come il dono più grande della misericordia che Dio, attraverso Suo figlio, fa a ciascuno di noi”.
Proviamo ad aiutarci nella immedesimazione.
Nell’Anno Santo della misericordia ho scelto un brano musicale che ci possa aiutare, NON a immaginare la misericordia, NON a definirla (che sarebbe impossibile), ma che ci aiuti a chiederla perché ne possiamo fare esperienza e verificarla nella nostra carne.
Siamo nei dintorni del palazzo. Gesù è stato portato in catene davanti alle autorità. Il suo popolo è stato disperso (“abbandonati dalla maggioranza dei nostri fratelli e capi”).
Simon Pietro è rimasto nei paraggi, nascosto. Il vangelo secondo Matteo dice seccamente:
«E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: “Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”. E uscito all’aperto, pianse amaramente».
Qual è stato il contenuto del pianto di Pietro? Ci aiuta il brano di stasera, l’aria per contralto “Erbarme dich, mein Gott”, dalla “Passione secondo Matteo” di Johann Sebastian Bach. Poche parole, semplici ma toccanti:
«Abbi pietà, mio Dio, per amore delle mie lacrime, per loro amore! Guarda qui, il cuore e l’occhio piange davanti a te amaramente».
Sono parole di antichi inni tramandati e riletti da un pastore protestante con l’aiuto di un poeta (Picander). Queste parole ha musicato Bach all’interno di quel grandioso e maestoso affresco della Passione secondo Matteo.
I protestanti tedeschi erano soliti riunirsi nella Settimana Santa per queste veglie in forma di oratorio (anche la prima del Deutsche Requiem di Brahms sarà un venerdì santo). Questo accade anche nel marzo 1729 nella Thomaskirche di Lipsia. C’è Bach con gli strumentisti (34), i solisti e i cantori (24). La struttura: recitativi per i dialoghi, cantate corali, arie solistiche. Stasera ascoltiamo una celeberrima aria per contralto. Il solista è in realtà la raffigurazione della comunità (uno parla per tutti), della Chiesa che commenta il versetto appena terminato, o meglio si immedesima nel versetto, aggiungendo alcune parole non tramandate nel testo canonico, ma come se facessero parte dell’esperienza collegata, e comunque non come se fosse uno stacco ma una continuità. Qui si immedesima nel momento in cui Simon Pietro piange amaramente. Cerchiamo di immedesimarci anche noi.
Pietro avrà chiesto pietà, misericordia.
Questa domanda è certo piena di sentimento, come si avverte immediatamente nella musica, ma non è solo sentimento.
Nel suo libro sulla vita di Gesù, papa Benedetto fa capire bene la posta in gioco. Parla dei due colloqui fra Gesù e Pietro nel vangelo secondo Giovanni: “tu non mi laverai mai i piedi” (“l'obiezione a Gesù che pervade tutta la storia”) e “perché non posso seguirti ora? darò la mia vita per te”. Spiega Benedetto: “Egli - Pietro - deve distaccarsi dall’eroismo delle proprie azioni ed imparare l’umiltà del discepolo. La sua volontà di menar le mani, il suo eroismo finisce nel rinnegamento. Per assicurarsi il posto vicino al fuoco nel cortile del palazzo del sommo sacerdote ed essere possibilmente informato circa gli ultimi sviluppi della vicenda di Gesù, egli asserisce di non conoscerlo. Il suo eroismo è crollato in una forma meschina di tattica. Deve imparare ad aspettare la sua ora; deve imparare l’attesa, la perseveranza. Deve imparare il cammino della sequela, per poi nella sua ora essere portato dove non vuole”. “In ambedue i colloqui si tratta della stessa cosa: non prescrivere a Dio ciò che Egli deve fare, ma imparare ad accettarLo così come si manifesta a noi” (cioè, aggiungo, nelle circostanze concrete); “non voler elevare se stessi all’altezza di Dio, ma nell’umiltà del servizio essere pian piano plasmati secondo la vera immagine di Dio”.
Non la nostra immagine deve prevalere: siamo così tornati al punto da cui ero partito.
Sentirete che la musica - scritta per esprimere la domanda di misericordia - si dispiega in frasi ampie con uno sviluppo armonico, analogamente alla misericordia che si dispiega dove vuole. Frasi e sviluppo AVVOLGENTI. Una musica dove prevale il senso della dolcezza, ma niente affatto piatta. Anzi è quasi cangiante, sembra sempre che vada a cercare le note nelle diverse zone di spazio, con effetto anche di sorpresa: prima in alto poi in basso, prima in una tonalità poi in un’altra.
Ho scelto una esecuzione semplice, poco colorata, quasi casalinga, strumenti ricostruiti e meno sonori di quelli evoluti e moderni, una esecuzione fedele al suono “povero” di 287 anni fa. I musicisti non sono in costume ma come in una prova; vestiti come noi, anzi peggio.
Mi ha colpito il contralto (Anne Sofie von Otter), che si immedesima anche nella gestualità: sembra voler abbracciare quella pietà che chiede, ed esserne abbracciata, in certi momenti avvolta.
Prima della musica c’è un prologo, un paio di minuti tratti dal “Vangelo secondo Matteo” di Pasolini: per raccontare quelle sequenze del colloquio Gesù-Pietro e del rinnegamento di Pietro, Pasolini usa lo sfondo musicale proprio dell’aria di Bach “Erbarme dich”.
Nella foto: Pietro prima del rinnegamento di Cristo, in un fotogramma del film di Pasolini “Il Vangelo secondo Matteo”