Giuseppe Penone, Untitled from Thirty-Three Herbs (Trentatre Erbe) 1989.

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Giuseppe Penone, Untitled from Thirty-Three Herbs (Trentatre Erbe) 1989.
L'acqua di San Giovanni
L’acqua di San Giovanni è un antico rituale che si effettua tra la sera del 23 giugno e la mattina del giorno seguente; esso è strettamente collegato alla festa pagana di Lithia, celebrata per festeggiare il solstizio d’estate e durante la quale si accendevano grandi falò durante la notte per simboleggiare l’energia del sole che in quel momento dell’anno era al suo massimo splendore e con lui anche le piante ma al tempo stesso era un rito per assicurarsi abbondanza e protezione durante la stagione della siccità, dei forti acquazzoni e grandinate improvvise.
Questa preparazione dai toni evocativi non è una semplice miscela di erbe e fiori dal profumo inebriante ma un vero e proprio elisir di purificazione spirituale e fisica. Per realizzarla si comincia, subito dopo il tramonto, con la raccolta degli ingredienti che per tradizione prevedono una varietà di erbe e fiori spontanei; il tutto viene poi immerso in acqua preferibilmente di fonte e all’interno di un recipiente di rame o di vetro dal momento che sono materiali capaci di trattenere l’energia delle piante.
La raccolta si effettua con calma e intenzione, in luoghi incontaminati o il più possibile distanti da strade trafficate. Una volta soddisfatt* del raccolto, si può procedere al riempimento del contenitore precedentemente scelto per poi immergere all’interno le erbe e i fiori. Durante quest’ultimo passaggio è consigliato sussurrare un’intenzione personale da infondere nell’acqua. A questo punto si può procedere al posizionamento del recipiente all’aperto o anche su un davanzale; durante tutta la notte, l’acqua si arricchirà ricevendo la luce della luna ma anche le essenze rilasciate dalle piante. Al mattino la miscela riceverà un ultimo ingrediente: la rugiada. Secondo il mito, gli Dei mandavano i nuovi nati sulla terra proprio in quella notte e per questo motivo ogni goccia era carica di potere vitale perciò riuscire a raccoglierla significava assicurarsi abbondanza e protezione per i mesi a venire.
Infine, per poter utilizzare la miscela si dovrà aspettare l'alba del 24 giugno. Trovando posto solo ed esclusivamente in questo magico periodo dell'anno, l'acqua non può essere conservata per via della sua natura transitoria e quindi riesce a donare i propri benefici soltanto entro la fine della giornata. Per utilizzarla bisogna filtrarla dalle piante oppure lavarsi le mani e il viso facendo attenzione a non prendere anche le erbe e i fiori; questo gesto carico di significato rinnova le energie vitali e protegge dagli influssi negativi.
Durante tutto il rituale è bene concentrarsi su quest'usanza intrisa di saggezza ancestrale perché in grado di farci rallentare e osservare la natura e facendoci partecipare in maniera attiva alla danza delle stagioni.
(In foto 'Acqua Di San Giovanni' di Lida Ziruffo)
Welches Vermächtnis hinterlassen wir unserer Nachwelt? Auch wenn das Thema für viele unangenehm ist, so möchten wir es nicht ausschweigen.
#1
Selma la cana ha bisogno quotidiano di correre, qui nei prati verso Neguggio.
Il Beppe dice che nelle giuste nottate in questi prati i maschi di cervo combattono circondati da folti pubblici femminili.
Io ancora dubito che siano cervi, ho la sensazione che sia tutto un capriolo.
Di palchi comunque non ne ho ancora trovati, andando per boschi.
Solo zecche e l'osso di un bacino di qualche bestia.
Selma ogni tanto torna con qualcosa, una mandibola di cinghiale o una carcassa di coniglio. È chiaramente più fortunata di me, anche rispetto alle zecche.
Chi l'avrebbe mai pensato che per vivere un po' di magia celtica sarebbe bastato andare ai colli della mia città in questa notte di San Giovanni e seguire la tradizione di questa festa nella versione cristiana che non si discosta di molto dalla Beltane celtica, anche qui fanno da protagonisti il legame della vita contadina con i quattro elementi e i balli "attorno" al fuoco, oltre che l'acqua come purificazione e il salto del fuoco come prova per suggellare una promessa ed anche l'acqua-rugiada da tenere in un barattolo di vetro sul davanzale della finestra durante una notte di luna piena, il che somiglia davvero molto al rituale dell'acqua lunare, tant'è che anche in questo caso al mattino bisogna lavarsi il viso con quest'acqua caricata di energia spirituale; inoltre entrambe le feste segnano l'inizio dell'estate.
La festa di San Giovanni
La notte di San Giovanni tra il 23 e il 24 giugno si celebra una festa antichissima probabilmente risalente all'epoca italica, è la festa dei fuochi tant'è che dopo 6 mesi da questa festa ci troviamo nel periodo natalizio con un fuoco che contiene il sole che si fa via via più debole e con le giornate sempre più corte, mentre durante questa festa che corrisponde al giorno più lungo dell'anno abbiamo il fuoco di San Giovanni che purifica e che segna l'inizio del periodo più importante del ciclo calendariale agrario cioè il tempo del raccolto. Altro elemento purificatore è l'acqua, infatti il rituale del ramajietto prevede due prove quella dell'acqua e quella del fuoco da fare insieme alla persona che si sceglie come compare o commare a fiure.
In questa notte magica fiorisce la felce e quindi è la notte perfetta per scambiarsi dei mazzi di erbe aromatiche, i ramajietti, in cui ogni pianta ha la sua simbologia. Come ad esempio l'iberico, l'erba di San Giovanni i cui fiori gialli ricordano il sole e dai quali se vengono strofinati esce un succo rosso che richiama il sangue versato da San Giovanni, e attraverso questo scambio si rafforza il legame di solidarietà e d'amore tra le due persone che diventano più che parenti, appunto compare quindi come un padre e commare come una madre.
Un tempo questa festa avveniva nelle buie campagne dove a illuminare c'erano tanti fuochi accesi in ogni contrada, e si aspettava l'alba danzando la quadriglia intorno al fuoco e andando in spiaggia ad attendere il sorgere del sole e dentro al sole si doveva riuscire a vedere la testa di San Giovanni che si bagna per tre volte nell'acqua, inoltre una volta arrivata l'alba ci si bagnava nella rugiada come ad iniziare una nuova vita purificati, oppure si raccoglieva la rugiada in dei barattoli di vetro e dopo averla lasciata sul davanzale della finestra per tutta la notte ci si lavava il viso purificando così anima e mente oppure ancora si rompeva un uovo e si conservava l'albume dentro un bicchiere d'acqua tenendolo sul davanzale della finestra, al mattino l'albume aveva preso una forma particolare e la tradizione vuole che la forma di un grande e maestoso veliero simboleggi un anno meraviglioso, mentre quella di una barchetta più piccola un anno un po' così così in cui bisogna darsi da fare e remare per renderlo migliore.
Questa quindi è una festa contadina legata al ciclo calendariale agrario motivo per cui il simbolo del ramajietto è proprio un mazzetto di nove erbe aromatiche e medicinali legate quindi alla natura e ai suoi elementi: il sole e quindi il Fuoco, l'Acqua, l'Aria e la Terra che si ritrovano insieme in questo simbolo. Queste erbe rappresentano le sensibilità come la vista, l'olfatto e la meraviglia della natura, motivo per cui la civiltà contadina ricorreva a queste piante nel momento del bisogno.
Il rituale del ramajietto:
Viene prima di tutto pronunciata la promessa di volersi sempre bene davanti alla fontana:
Cumpare e cumparozz facemc ste nozz
Se ci vulem bene a lu paradise c'artruvem
Se male ci purtem a l'infern ci niem
Dopo aver pronunciato insieme questa promessa per sugellarla ci si abbraccia.
Dopodiché tenendosi per mano si fa il salto del fuoco e infine se questo vincolo viene accettato con impegno si conferma riconsegnandosi il ramajietto il giorno di San Pietro e Paolo, quindi dopo una settimana di riflessione.
Costumi tradizionali:
Per quanto riguarda le dame, queste indossavano abiti tradizionali del paese in cui vivevano, perché ci sono differenze tra i paesi sulla costa e quelli dell'entroterra in particolare i colori vivaci e il corpetto più alto e robusto per la costa e più basso ad esempio nel chietino, inoltre il costume della costa poteva venire arricchito di seta, frutto del commercio marittimo dell'epoca. Entrambe impreziosite con la classica presentosa abruzzese, anch'essa con le sue varianti in base alla zona, si tratta di un gioiello con intarsi in filigrana a riccioli o ad altre forme, dorata e a forma di stella con molteplici punte e uno o più cuori al centro. Inoltre l'abito cambiava nel momento in cui sposandosi si andava a vivere in un paese differente, indossando quindi quello del posto.
Invece gli uomini indossavano tutti delle vesti molto simili tra loro perché non volevano essere riconosciuti.
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Das Klopstock Denkmal in Quedlinburg.