Da bambini spesso ti chiedono quale sia la tua aspettativa di vita, che lavoro vuoi fare, che vita vuoi condurre, se ti vorrai mai sposare... e Seth era sempre stato chiaro, voleva un bel lavoro, voleva sposarsi, voleva avere dei figli se possibile.
E beh, Seth era stato fortunato, poteva dire di aver avuto tutto ciò che aveva sempre desiderato dalla vita.
Okay, c'era stato qualche intoppo, doveva ammetterlo. Gli intoppi erano stati più di uno, a partire dal fatto che, a undici anni, si era scoperto essere gay. Ma fu solo il male minore quando a diciassette anni conobbe il suo primo, vero ed unico amore: Dean Ambrose, un ragazzo poco più grande di lui, drogato e con dei seri problemi nel gestire la rabbia e la gelosia. Seth aveva plasmato quell'intoppo con le sue stesse mani, si era deciso ad aiutarlo, a voler rimanere accanto a quel problematico, misterioso e ombroso ragazzo. Voleva esserci per Dean, era chiaro che non avesse mai sperimentato l'interesse di qualcuno, o l'amore.
Insomma, quella che era cominciata come una frequentazione fortuita da botta-e-via era finita con il diventare un qualcosa di serio e duraturo, così tanto che Dean aveva trovato in Seth non solo una ragione per smettere di drogarsi, ma anche una ragione per vivere.
Non c'era voluto tanto prima che cominciassero a condividere un appartamento e dopo di quello adottarono il primo cane, poi il gatto... e quando entrambi cominciarono ad avere un lavoro fisso e serio decisero di comprare una casa, una casa vera, in cui costruire una vita. E da dove partire nel costruire una vita, se non da una proposta di matrimonio?
Sì, all'età di ventitre anni Seth Rollins aveva tutto: una casa, un cane, un gatto, un futuro marito, un lavoro pagato bene in palestra, per seguire il suo sogno da crossfitter.
Non c'era niente che potesse fermarlo, non c'era niente che potesse separarlo dalla persona che aveva reso reale ogni suo sogno... e Dean era dello stesso avviso.
O almeno, lo era.
Era stato così fino a che Seth non era svenuto negli spogliatoi della palestra dopo un allenamento. Seth si era costretto a non dar peso all'accaduto rinunciando pure al farsi visitare in ospedale nonostante Dean non trovasse pace, non trovava una spiegazione plausibile per la quale Seth avesse avuto quello strano mancamento... ma Seth lo aveva così tanto rassicurato e tranquillizzato che ben presto anche il biondo se ne dimenticò.
Passarono tre mesi.
Entrambi erano assorbiti l'uno dall'altro e dai preparativi per il matrimonio che si sarebbe tenuto a pochi mesi di distanza.
Forse era per questo che Dean non aveva visto quanto Seth fosse stanco e Seth non gliel'aveva neanche fatto notare. Gli sembrava normale, non voleva farlo preoccupare per niente. In fondo anche Dean era stanco, erano settimane intense tra lavoro e preparativi, corse a destra e a sinistra, anelli da scegliere, vestiti da provare, stoffe da cercare... e se Seth non si impegnava in una cosa, se non si faceva completamente assorbire da essa, non era contento.
Nonostante tutte quelle premesse mentali che si era ripetuto in quegli ultimi giorni quella mattina, dopo tre mesi, guardandosi allo specchio, non si riconobbe.
Aveva perso dei chili, probabilmente troppi per essere solo semplice stress, ed era innaturalmente pallido. Per non parlare della stanchezza fisica che sentiva quella mattina, davvero innaturale. Non si sentiva bene da qualche giorno, aveva qualche linea di febbre e dolori vari, ma non voleva far preoccupare Dean, no.
Come ogni mattina si sarebbe alzato e avrebbe fatto ciò che doveva fare, che fosse lavorare o semplicemente preparare il matrimonio, non aveva certo bisogno di allarmare il biondo. E così fu.
Uscì dal bagno con un lieve senso di nausea, decise che era meglio saltare la colazione.
Dean non era in casa, Seth la sera prima gli aveva chiesto se poteva andare lui a ritirare dei campioni di stoffe, stoffe che tra l'altro erano in ritardo. Dean era stato un angelo da questo punto di vista, non c'era che dire. Per non stressare Seth e non farlo litigare con il fornitore si era sacrificato lui, era già uscito a quanto pareva, ed erano solo le nove.
Il fatto che il compagno fosse uscito però non lo rendeva affatto sicuro. La situazione era strana, il mondo sembrava girare un po' troppo velocemente quella mattina. Barcollò nel tentativo di non farsi prendere dal panico, inciampò sui suoi stessi piedi e fu per miracolo che si aggrappò con fatica al piano della cucina.
"Che dannazione succede-?"
Lo chiese a sè stesso, allucinato dalla poca reattività del proprio corpo.
Era un atleta, come era possibile che un mal di pancia e qualche linea di febbre potessero annullare completamente anni e anni di allenamento? C'era qualcosa che non andava.
Fece in tempo a prendere il cellualare in mano, Seth si sentì male in quel momento. Tra un mezzo attacco di panico, la debolezza, il giramento di testa... cadde a terra in un secondo.
Il suo pensiero andò a Dean, che probabilmente si sarebbe spaventato a morte trovandolo in quel modo, a terra sul pavimento della cucina, privo di sensi.