La nostra epoca ha fatto valere, più esplicitamente di quelle che l'hanno preceduta, il "diritto alla differenza", cioè alle particolarità individuali, nazionali, linguistiche, sessuali e di altro tipo. Tutto questo troverà probabilmente posto in una nuova «Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino» che si dovrà pure scrivere. I valori non si identificano con la differenza in quanto tale — sono determinati dai rapporti "tra" le differenze. È anche necessario distinguere tra particolarità e valori. La particolarità non è un valore in sé e soprattutto non costituisce un valore a priori: deve prima affermarsi come tale. (A questo proposito, quando abitavo nell'Europa dell'Est, ero solito fare un'amara battuta: l'antropofagia non è forse, anch'essa, una particolarità?). Tutte le volte che, senza un preliminare esame critico, si attribuisce alle particolarità uno status o il senso di un valore, il particolare (ideologico, etnico, nazionale, eccetera) scivola nel particolarismo: la scala dei valori si abbassa, adattandosi a criteri parziali o occasionali, a una «cattiva fede», come avrebbe detto uno dei «cari cattivi maestri» che frequentavo in gioventù: Jean-Paul Sartre. Gli esempi non mancano nell'Altra Europa, nell'Europa tout court e in tutto il mondo.
Predrag Matvejević, Il Mediterraneo e l'Europa. Lezioni al Collège de France, (traduzione dal francese di Giuditta Vulpius), Garzanti (collana Gli elefanti-Saggi), 2003²; pp. 99-100.
[ Edizione originale: La Méditerranée et l'Europe - Leçons au College de France, Paris, 1998 ]











