E quando ero bambina pensavo sempre che un giorno sarebbe cambiato. Cosa? Non lo so esattamente. Piccole cose, quell’ombra che mi perseguitava quando ero felice e mi faceva cadere se ci restavo troppo, o per troppo tempo. La felicità aveva sempre un retrogusto. Pensavo che un giorno sarei diventata grande, quindi forte, imbattibile, come tutti gli altri bambini, tutti i giorni dell’anno. Pensavo che sarei cresciuta e avrei imparato a parlare senza sentire il peso di essere troppo, senza ricevere quello sguardo misto a indifferenza o confusione, quando mi spiegavo a voce alta. Crescere è servito, ma io sono sempre quella bambina. Vedo le persone attorno a me essere capaci di farsi capire ed è una cosa che ho sempre desiderato, ma mai capito il motivo per cui nessuno ci arrivasse davvero, a capirmi. Sí, capivano le mie parole, ma il significato dietro era un libro in lingua sconosciuta per loro. Pensavo sempre troppo, e vedevo troppi patterns dietro alle azioni o alle situazioni, facevo le mie conclusioni o trovavo le vie migliori per risolvere quelli che mi sembravano problemi. Al tempo.
Eppure li ricordo ancora, quei “problemi”
Eppure ancora non mi so spiegare
Eppure ancora mi prendono per pazza
Eppure ancora sento quel retrogusto ogni volta che tutto fila per il verso giusto.

















