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Caro anno che te ne vai,
ti scrivo ora che le tue ore si assottigliano,
quando il rumore si placa
e resta solo ciò che è vero.
Sei stato tempo abitato,
non sempre capito,
ma inciso dentro.
Sei stato carezza e ferita,
attesa e rivelazione,
verità spoglia, a volte difficile da sostenere.
Mi hai condotta davanti a ciò che ero
e, talvolta, a ciò che avrei voluto distogliere lo sguardo.
Oggi so che anche questo era necessario.
Hai sciolto illusioni,
ma non la mia capacità di sentire.
Mi hai insegnato che crescere
non è indurirsi,
ma togliere veli
senza perdere tenerezza.
Ti ringrazio per i giorni colmi di luce,
quelli che sembravano non finire mai,
e per quelli oscuri,
che mi hanno insegnato a restare
anche quando fuggire sembrava più facile.
Ti ringrazio per ciò che è rimasto
e per ciò che ha scelto di andare:
alcune assenze hanno fatto rumore,
ma mi hanno restituito spazio.
Alcuni dolori hanno scavato a fondo,
e lì, nel vuoto,
hanno preso dimora nuove verità.
Nulla è stato inutile,
nemmeno la fatica.
Ho perso qualcosa, è vero.
Ma mi sono ritrovata più fedele a me stessa,
meno disposta a tradirmi
pur di non sentirmi sola.
Non credo più alle promesse leggere,
ma continuo a credere negli sguardi che restano.
Non mi affido alle parole grandi,
ma ai gesti piccoli:
una luce che entra piano al mattino,
una risata che sorprende,
una mano che non si ritrae.
È lì che riconosco il sacro,
nella semplicità che salva.
Al nuovo anno non chiedo miracoli.
Chiedo verità.
Chiedo emozioni vive,
anche quando tremano.
Chiedo il coraggio di sentire fino in fondo,
senza anestesie.
Chiedo sogni che non siano fughe,
ma orizzonti verso cui camminare
con passi imperfetti e sinceri.
Chiedo di amare senza armature,
con un amore che non pretende,
non trattiene,
ma accoglie.
Voglio restare capace di meraviglia
senza perdere il senso della realtà.
Porto con me la gratitudine,
anche quando pesa.
Perché ho imparato che ringraziare
non significa negare il dolore,
ma riconoscere che sono ancora qui,
capace di sperare.
E la speranza, anche quando è sottile,
è una forma silenziosa e potente di resistenza.
Per ciò che è stato.
Per ciò che non è arrivato.
Per ciò che verrà.
Perché la speranza non è ingenuità:
è una scelta quotidiana.
È continuare a credere
nei valori essenziali,
nelle emozioni sincere,
nella bellezza che arriva piano,
quasi chiedendo permesso.
Che il nuovo anno mi trovi
più fedele a me stessa,
meno severa nei giudizi,
più disposta a restare
nei legami che sanno nutrire.
Che mi insegni la gentilezza che non fa rumore,
la forza che non ha bisogno di mostrarsi,
la luce che nasce anche dalle crepe.
Vado avanti così:
con il cuore aperto,
qualche paura nello zaino
e una fiducia silenziosa nel domani.
Perché, nonostante tutto,
credo ancora nella bellezza che arriva.
E sono pronta ad accoglierla.




















