Il potere del linguaggio non è la capacità di dire ciò che esiste, bensì ciò che non esiste.
Intervista a Umberto Eco

#dc comics#batman#dc#bruce wayne#tim drake#dc universe#batfamily#dick grayson#batfam#dc fanart




seen from Malaysia
seen from Hong Kong SAR China

seen from Australia
seen from China
seen from Thailand

seen from Malaysia
seen from China
seen from United States
seen from Indonesia
seen from Thailand
seen from China
seen from Germany
seen from Singapore
seen from United Kingdom
seen from United Kingdom
seen from Indonesia
seen from United States
seen from Indonesia

seen from Canada
seen from United Kingdom
Il potere del linguaggio non è la capacità di dire ciò che esiste, bensì ciò che non esiste.
Intervista a Umberto Eco
“Lo relevante en la mentira no es nunca su contenido, sino la finalidad del mentiroso”
Jacques Derrida
Fue un filósofo francés de origen argelino nacido en El-Biar Argelia Francesa en julio de 1930. Conocido popularmente por desarrollar un análisis semiótico conocido como deconstrucción. Señalado por algunos como el máximo exponente de la corriente denominada filosofía de la diferencia.
Primeros años
Jacques nació en el seno de una familia judío- sefardí de clase media acomodada originaria de Toledo. Sufrió la represión del gobierno de Vichy siendo expulsado en 1942 de su instituto por motivos racistas. Este trauma que recordaría toda su vida le ayudaría a construir su personalidad.
Soñó con ser futbolista profesional, participó en diversas competencias y es en esa época de juventud que leyó con pasión a novelistas clásicos y filósofos y escritores como Albert Camus, Rousseau, Nietzsche y André Guide.
En 1953 ingresó a la Escuela Normal Superior francesa en donde descubrió las obras de Kierkegaard, Martín Heidegger y Louis Althusser, este último sería su tutor y amigo de toda la vida.
È morto a 84 anni Mel Bochner, artista concettuale e esploratore dei limiti della parola.
Il linguaggio non è trasparente / Language is not transparent.
Consigli subliminali dal mio libro di semiotica:
“ Evidentemente un maestro miniatore medievale, che confezionava le immagini del suo libro d’ore per il committente, era ancorato a un rapporto artigianale: ogni immagine, se da un lato rimandava a un codice di credenze e convenzioni, dall’altro si rivolgeva al committente singolo, e instaurava con lui un rapporto preciso. Ma non appena qualcuno inventa la possibilità di stampare xilograficamente pagine di una bibbia riproducibile in più esemplari, succede un fatto nuovo. Una bibbia che si riproduce in più copie costa meno e può andare a più persone. Una bibbia che viene venduta a più persone non sarà una bibbia minore? E allora la si chiamerà biblia pauperum. D’altra parte il fattore esterno (diffusibilità e prezzo) influisce anche sulla natura del prodotto: il disegno si adatterà alla comprensione di una udienza più vasta, meno letterata. Non sarà più utile collegare il disegno al testo con un gioco di cartigli svolazzanti che ricorda da vicino il fumetto? La biblia pauperum incomincia a sottoporsi a una condizione che qualcuno, secoli dopo, attribuirà ai moderni mezzi di massa: l’adeguazione del gusto, e del linguaggio, alle capacità ricettive della media. Poi Gutenberg inventa i caratteri mobili, e nasce il libro. Un oggetto di serie, che deve uniformare il proprio linguaggio alle possibilità ricettive di un pubblico alfabetizzato che ormai (e grazie al libro, sempre più) è più vasto di quello del manoscritto. Non solo: il libro, creando un pubblico, produce lettori che a loro volta lo condizioneranno. Si vedano le prime stampe popolari del XVI secolo, che riprendono su un piano laico e su più affinate basi tipografiche la proposta della biblia pauperum. Sono stampate da tipografie minori, su richiesta di librai ambulanti e di cantimbanchi, per essere vendute al popolo minuto, nelle fiere e nelle piazze. Epopee cavalleresche, lamenti sui fatti politici o di cronaca, burle, barzellette o frottole, sono stampate male, trascurando spesso di menzionare e il luogo e la data perché dei prodotti della cultura di massa hanno già la prima caratteristica, l’esser effimeri. Del prodotto di massa hanno poi la connotazione primaria: offrono sentimenti e passioni, amore e morte già confezionati quanto all’effetto che debbono conseguire; i titoli di queste storie contengono già l’imbonimento pubblicitario e il giudizio esplicito sul fatto preannunciato, quasi il consiglio di come goderne: Danese Ugieri, Opera bella et piacevole d’armi et d’amore, nuovamente ristampata e corretta con la morte del gigante Mariotto, la quale nelli altri non si ritrova; oppure: Nuovo racconto del crudele e compassionevol caso occorso in Alicante di una madre che ha ucciso il proprio figliuolo, e dato da mangiare gl’interiori a una cagna e li membri al marito. Per non parlare delle immagini livellate secondo uno standard sempre grazioso ma fondamentalmente modesto, teso alla presentazione di effetti violenti, come si conviene a un romanzo d’appendice o a un fumetto. Evidentemente non si può parlare di cultura di massa nel senso che si intende oggi: diverse erano le circostanze storiche, il rapporto tra il produttore di queste stampe e il popolo, diversa la divisione tra cultura dotta e cultura popolare, che cultura era nel senso etnologico del termine. Ma già ci accorgiamo come la riproducibilità in serie, e il fatto che i clienti si accrescessero in numero e si ampliassero in raggio sociale, poneva una tal rete di condizioni da caratterizzare a fondo questi libretti, così da farne un genere a sé con un proprio senso del tragico, dell’eroico, del morale, del sacro, del ridicolo, adeguato al gusto e all’ethos di un “consumatore medio” – medio tra gli infimi. Diffondendo tra il popolo i termini di una moralità ufficiale, questi libri svolgevano opera di pacificazione e di controllo, favorendo l’esplosione di umori bizzarri fornivano materiale di evasione. Ma in fin dei conti sostenevano l’esistenza di una categoria popolare di “letterati”, e contribuivano all’alfabetizzazione del loro pubblico. Infine qualcuno stampa le prime gazzette. E con la nascita del giornale, il rapporto tra i condizionamenti esterni e fatto culturale si precisa ancor più: cos’è un giornale se non un prodotto, formato da un numero fisso di pagine, obbligato a uscire una volta al giorno, in cui le cose dette non saranno più soltanto determinate dalle cose da dire (secondo una necessità assolutamente interiore) ma dal fatto che una volta al giorno si dovrà dir tanto da riempire tante pagine? A questo punto siamo già, compiutamente, nell’industria culturale. Che appare quindi come un sistema di condizionamenti coi quali ogni operatore di cultura dovrà fare i conti, se vorrà comunicare ai suoi simili. Se vorrà cioè comunicare agli uomini, perché ora tutti gli uomini si sono avviati a diventare suoi simili, e l’operatore di cultura ha cessato di essere il funzionario di un committente per essere il “funzionario dell’umanità”. “
Umberto Eco, Apocalittici e integrati. Comunicazioni di massa e teorie della comunicazione di massa. (Libro elettronico Bompiani; edizione originale 1964)
Le materie che ci piacciono.
Vamos falar de MAMAMOO - HIP?
E nada melhor que começar esse diário com as rainhas de Mamamoo, que me inspiraram tanto a fazer esse projeto. Hoje vamos falar de HIP, single principal do novo álbum do grupo chamado Reallity in BLACK.
HIP vai além de uma batida forte de hip hop, vocais impecáveis e coreografia forte, ele também aborda como principal tema a realidade das quatro integrantes como idols numa indústria machista e que persegue mulheres em absolutamente todos os departamentos: roupas, voz, atitude, ocupação de espaços. HIP trata-se então de um hino de empoderamento feminino, mostrando que o grupo está cansado de toda essa perseguição e não irá se importar mais com os julgamentos alheios.
Durante todo o MV (music video) as cantoras se passam por personagens em que os cargos são majoritariamente masculinos, ou então, um lugar que não se espera ver uma mulher liderando, entre eles uma CEO, uma lutadora de box, uma ativista e até mesmo uma presidente. Todos esses cargos são muito bem caracterizados pelas roupas que elas usam, deixando claro cada profissão, mas sem deixar de lado a personalidade de cada uma das integrantes.
Gostaria aqui de fazer um destaque a Hwasa, cantora integrante do Mamamoo, que em algumas cenas performa o cargo de presidente, e nele há um recorte de notícia onde diz “Presidente Hwasa se veste ridiculamente no aeroporto.” fazendo um ataque direto a mídia coreana um tanto quanto irônico, pois sim, já haviam feito uma reportagem igualzissima a essa, no dia do No bra Day - comemoração anual em 13 de outubro, na qual as mulheres são incentivadas a deixar de usar sutiã como forma de incentivar a conscientização do câncer de mama - onde a cantora foi fotografada e ridicularizada por aparecer sem sutiã no aeroporto ao prestar seu apoio à causa.
E o que não falta são matérias do mesmo cunho ridicularizando as meninas do Mamamoo. Entretanto, elas não deixaram nada barato. Em um dos seus versos de HIP, Moonbyul, rapper e compositora do grupo, diz “Thanks to everyone who attacked me, up till there it reflects on you. Because of you I gained more strength I'm gonna go prepare for my next album"; por causa dos haters, ela ganhou forças e se prepara para o próximo álbum e consequentemente mais sucesso.
Vai ter drag queen no clipe sim! em alguns momentos a cantora Solar performa uma rockstar ao lado de duas drags, o que é positivamente surpreendente visto que a Coreia do Sul ainda é um país com muitos casos envolvendo homofobia. Mamamoo, de forma natural, as encaixa no seu cenário, mostrando que também são bem vindas!
E sobre os looks? o que eles representam?
Carregar o peso de looks, vocais e performance de alta qualidade não é fácil, mas Mamamoo faz isso perfeitamente bem! Neste comeback as meninas apresentam uma moda puxada para o estilo militar e Car Race, abusando da cor vermelha, que para muitos é considerada sensual ou até vulgar demais, mas que para Mamamoo representa força e auto-estima.
Faço um destaque para as botas militares, muito presentes nessa nova roupagem, que com toda certeza é bem mais confortável para dançar, além de remeter a força, como quem está pronta para a batalha. Em um movimento específico da coreografia, as meninas chutam com suas botas e que pisão! Somente uma bota militar carregaria tão fortemente essa analogia.
Também gostaria de destacar a cantora Solar que transforma em acessório um objeto comum como - pasmem - luvas de borracha! Quer mais semiótica que isso? A integrante também aparece diversas vezes dos pés a cabeça vestida de metade rosa e metade preto, sugestão da própria cantora. Acredito que, além de seguir a tendencia jovial, vestir-se inteiramente de duas cores significaria que ela tem dois lados, extremamente opostos, mas que está disposta a apresenta-los. O rosa, sendo uma cor imposta como “feminina”, algo que o conceito do comeback criticaria, mas que a cantora reformula como algo seu, e o preto, que há muitos mistérios a serem descobertos.
E precisamos falar dela: Moonbyul. A rapper aparece em seu novo visual com dois riscos (ou cortes, como preferir chamar) acompanhados de um piercing em uma das sobrancelhas, levando seus fãs a um surto coletivo, e eu que vos escrevo me incluo nessa. A nova aparência foi chocante, visto que não é algo comum de se ver entre os idols, principalmente entre as mulheres. Contudo, Moonbyul, assim como todas as integrantes de Mamamoo, carrega o look mostrando que para se sentir bonita não é necessário performar a clássica feminilidade. Diante de uma sociedade que clama por mulheres discretas, mamamoo adora deixar claro o quão forte é e que não irá deixar que outros digam o que elas devem ou não ser.
Se interessou? Quer ver mais?
Clique aqui para ser redirecionado ao clipe de HIP.
Se gostar da música, por quê não dar uma olhadinha no álbum também? clique aqui para visitar Reallity in BLACK no Spotify.
As fotos usadas para essa postagem foram feitas por wiintermoon, deixo aqui registrado os créditos a elx.
Até o próximo comeback!
Le réel n'est pas représentable, et c'est parce que les hommes veulent sans cesse le représenter par des mots, qu'il y a une histoire de la littérature.
— R. Barthes, Leçon