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✍️💭
Quando non devi più dimostrare, inizi a sentire.
Quando non devi più impressionare, inizi a vedere.
Quando non devi più essere approvato, inizi finalmente a essere.
E forse l’atto più radicale non è scegliere senza approvazione.
È restare nella scelta anche quando nessuno applaude.
sto social ti cambia talmente tanto che ho acceso la tv e c’era the Voice kids.
io ho letto the Voice KINK.
ho appena scoperto che mio fratello usa il phon per asciugarsi le ascelle quando se le lava
Ci metto davvero tantissimo per andare via, ma nel momento in cui mi decido definitivamente a farlo è finita, non mi volto più, non esistono più se e ma che reggano, cala il sipario e termina lo spettacolo.
- romyy999
Le porte si spalancarono come il sipario di un teatro, mentre il rintocco delle campane segnava l’inizio della messinscena.
Nell’ombra, le maschere di circostanza si muovevano lente, corpi anonimi che si confondevano nella folla—presenze dovute, mai sentite. Il ticchettio dei loro orologi, freddo e implacabile, scandiva il tempo di una recita amara, dove il dolore non era che una posa ben calibrata.
Quel suono sottile si intrecciava ai sussurri velenosi, parole mascherate da condoglianze, che strisciavano come spine tra le lacrime, nutrendo un banchetto silenzioso di meschinità.
Eppure, tra il clamore sommesso della finzione, c’erano occhi senza maschera—sguardi nudi che cercavano davvero: un frammento di verità, un ultimo addio sussurrato al vento. Ma il vento non rispondeva, soffocato dal brusio ipocrita del palcoscenico
Teatro time 🎭
"Parenti serpenti" 🐍
Una lunga favola triste
Vi voglio raccontare una favola. È tratta da una storia vera, quella di un mio amico e di sua moglie che, per qualche giorno, sono stati in assoluto gli esseri più felici di questo pazzo mondo. Dopo essersi goduti la vita senza figli, dedicandosi a loro stessi e ai loro interessi, ad un certo punto hanno deciso che valeva la pena provare ad averne. Dopotutto, si sono detti, da due con la nostra etica ed i nostri valori magari viene fuori qualcosa di buono, no? Così, hanno iniziato con quella che, statistiche alla mano, avrebbe dovuto essere una lunga serie di tentativi, considerata l'età. Guess what? Centro al primo colpo! E la favola potrebbe anche iniziare qui, con un test di gravidanza ed un'emozione difficile da descrivere e superata soltanto da quella relativa alla prima ecografia che ha certificato una presenza fisica, ancorché minuscola. Hanno aspettato che arrivasse il Natale per comunicarlo in famiglia, e del resto quale regalo più bello che un annuncio del genere? Wow, che Natale magnifico, ha pensato il mio amico guardando i presenti così felici per lui, per sua moglie e per quel momento troppo bello per essere vero. E infatti il destino ci ha messo lo zampino. O meglio, ci ha ficcato gli artigli e ha scarnificato la gioia per banchettare con ciò che ne restava. Ricordate, si trattava di una favola triste. Ebbene dopo Natale la narrazione di questa storia diventa una serie di fotogrammi di un piccolo e angosciante film a basso budget. Ci sono delle perdite ematiche. C'è una corsa al pronto soccorso. C'è spazio per un po' di speranza. C'è ancora il battito. C'è quel cosino lungo appena qualche millimetro che sta ancora lì al suo posto. Ma poi passa un giorno, ne passa un altro, ne vola via un altro ancora in mezzo a palate di ansia che lasciamo perdere. E arriva l'ultimo dell'anno, una visita concordata. C'è una ginecologa antipatica. C'è un'immagine sfuocata. C'è ancora il fagiolino. E, di nuovo, c'è un effimero barlume di speranza. Quel che invece non c'è sapete cos'è? Il battito. Un'assenza che rima con sentenza. E la sera, mentre tutti festeggiano, mentre la gente si scambia gli auguri, la moglie del mio amico va incontro all'inevitabile. Fuori infuriano i botti, dentro di lei si consuma quel poco che restava di un sogno. Lui, adesso, a distanza di qualche giorno, non fa che piangere per la crudeltà di un fato bastardo più che beffardo. Piange quando va a gettare l'immondizia, piange sotto la doccia, piange mentre lava i piatti, piange in silenzio la notte, quando si sveglia col dubbio che si sia trattato solo di un incubo ma si accorge che non è così. Si sente all'improvviso invecchiato, incattivito, è irritabile e soffre come non credeva di poter soffrire. Lei invece è forte, o almeno è riuscita a farsi forza dopo aver a sua volta pianto e patito il dolore fisico assieme a quello psicologico. È stata male, ha pianto e si è sfogata. A differenza di lui, che nel quotidiano sbraita e s'incazza di continuo, ha davvero carattere ed ha saputo già riprendersi, o comunque si è rimessa in piedi e riesce ad essergli addirittura di sostegno. Dal pozzo di disperazione nel quale egli è precipitato non può che ammirarla. Lo sa che c'è chi sta peggio ma al momento non gliene frega niente, che crepino pure sotto ai suoi occhi, che vadano al diavolo, odia tutti quanti. Tranne lei. Lei la ama più che mai, si accorge che se non è ancora del tutto impazzito è merito suo. Ecco come finisce questa favola, con una donna che offre il meglio di sé in un periodo difficile ed un uomo spezzato, schiacciato, travolto, sopraffatto da eventi che non sa come combattere. Nudo e disarmato di fronte al materializzarsi delle proprie paure, guarda i frammenti del suo mondo chiedendosi quando riuscirà a rimetterli insieme. Sa che verrà il giorno in cui sarà di nuovo capace di ridere, di star bene, ma quel giorno sembra lontano e a lui non restano che lo strazio per quel che ha perso e l'amore per ciò che ancora ha. E questa, signore e signori, è la fine della favola triste che volevo raccontarvi. Sipario.