Stato, statalismo, statolatria… e la misericordia e la giustizia dove sono?
Avete mai sentito vescovi, parroci e preti vari scagliarsi dal pulpito contro lo stato, lo statalismo e quella che lentamente, anche nel popolo cristiano, sta diventando statolatria?
di Giovanni Lugaresi (15/11/2013)
Avete mai sentito vescovi, parroci e preti vari scagliarsi dal pulpito contro lo stato, lo statalismo e quella che lentamente, anche nel popolo cristiano, sta diventando statolatria?
No, o raramente, come nel caso del cardinale di Torino…
Sentirete condannare chi evade il fisco, chi cioè ruba allo stato e alla collettività, intendendosi da taluni per stato e collettività un tutt’uno. Ma chi mai ha alzato la voce da pulpiti di chiese di città e/o di campagna contro le inadempienze dello stato medesimo, contro le sue vessazioni? Chi mai ha condannato spese inutili, sprechi, di governi, di ministri, della politica in generale e di tutto ciò che va sotto il nome di “pubblico”?
Forse che tutto ciò non rappresenta un furto? Un rubare al povero cittadino, chiamato soltanto a dire sì, trattato come un suddito di una monarchia assoluta, in questo caso nemmeno temperata dal regicidio – come auspicava Burke?
Nemmeno un moto di compassione-comprensione per chi è vessato da una macchina statale-statalista che non perdona, che non sa che cosa sia la parola (tanto cara al Papa) “misericordia”!?
Ma vescovi e parroci e preti in generale dove vivono? Non in mezzo alla gente? Non in mezzo ai loro greggi? Non leggono, neo sentono, non vedono, quanto la spesa pubblica sia per tanta parte caratterizzata da sprechi? E lo spreco non è un peccato? Lo fanno i nostri governanti, che non sanno amministrare, non sanno bene impiegare quelle molte risorse spremute al cittadino. La crisi economica che ci perseguita, e che è anche crisi morale, di valori, devono pagarla soltanto i piccoli?
Quando un disgraziato lavoratore (del braccio o della mente non importa) che ha risparmiato anni e anni per procurare un po’ di benessere alla famiglia, si è costruito una casa, viene chiamato a pagare tasse infami (e quante tasse!), non deve avere comprensione dagli uomini di Chiesa se evade per pochi spiccioli?
Ma si rendono conto i preti che in questo paese, ormai di socialismo reale, viene tassato tutto? Hai un modesto conto corrente in banca e paghi anche se per un paio di mesi non fai movimenti; assicurazioni con contratti carissimi; se possiedi un’auto non ne parliamo: assicurazione, bollo, revisione, e poi prezzi dei carburanti in levitazione continua, prezzi dei pedaggi autostradali!!!
Il fatto che l’Italia sia il paese con la maggior pressione fiscale da una parte, e i costi maggiori in Europa per le pubbliche istituzioni (Presidenza della Repubblica in primis) dall’altra, non merita una condanna dai tanti pulpiti ecclesiastici sdegnati, sempre col dito puntato contro chi evade il fisco? E i burocrati ottusi, e i dipendenti statali fannulloni che mangiano il pane a tradimento? Per non parlare delle spese pazze dei partiti, sempre più voraci, sempre più pretenziosi! Nessun dito “ecclesiastico” puntato contro di loro?…
Noi non siamo contro lo stato (anzi, ci è caro il “senso dello stato”), bensì contro la statalismo, il dirigismo, la partitocrazia, il socialismo reale, fonte di corruzione, loro sì. E siamo soprattutto contro la statolatria dilagante, che pastori orbi (o quanto meno presbiti) non vedono.
E’ lo stato, è lo statalismo, il nuovo idolo dei nostri tempi, cui bruciare incensi. Non ve ne siete accorti? La persona non esiste più. E il tanto decantato (un tempo) personalismo cristiano dove è andato a finire? Le dittature ideologiche del Novecento sono scomparse (quasi del tutto), ma attenzione, alla nuova dittatura che sta opprimendo l’Europa: quella dei poteri economici cosiddetti forti, che se ne fregano dei popoli, della gente, della persona.
Aspettiamo che da qualche altro pulpito (dopo quello del cardinale di Torino) si elevino condanne in una ben precisa direzione.