L'avventurosa vita delle rane (ovvero: convivenze semi-volontarie sotto casa mia)
Conversazioni anfibie alle 6:47 AM
Ogni mattina mi sveglio con l’illusione di un risveglio lento. Un caffè, magari. Invece no. Ancora con gli occhi pieni di sonno e la gatta Freya che mi osserva dall’alto dei suoi giudizi felini, devo uscire a sistemare i pannelli fotovoltaici per raccattare il massimo di sole del giorno.
Ed è lì che la trovo. Sempre. Una rana. Proprio davanti alla porta d’ingresso. Un piccolo essere verde, fermo, presente, esposto come se volesse dirmi qualcosa, o forse solo prendersi un po’ di sole prima che inizino i turni di Freya.
La gatta, con sua aria da regina scocciata, le passa accanto con l’indifferenza dell’aristocrazia felina. Non le tocca, non le insegue. Forse le ha adottate. Forse ha capito che non si mangia chi vive qui sotto.
Sì, perché queste rane non sono di passaggio. Hanno scelto questo posto. Le ho viste la prima volta vicino a una ciotola di fortuna messa sotto la grondaia per raccogliere l’acqua piovana. Una di quelle soluzioni rustiche che fanno molto benvenuti nel mio orto punk.
Si sono insediate, costruendo la loro piccola utopia anfibia sotto la casa. Passano la notte lì, tra i mattoni e la ghiaia umida, mentre Freya fa la ronda e io dormo – o faccio finta, dipende dal numero di zanzare e dai sogni rivoluzionari.
Eppure ogni mattina, quella rana, sempre la stessa (credo?), si presenta davanti a me. Fissa. Pacifica. Silenziosa. Un piccolo totem verde che mi ricorda che non siamo mai davvero soli, nemmeno in campagna, nemmeno off grid.
Quasi quasi le preparo un caffè anche a lei. Magari è quello che aspetta da settimane.
The Cramps · Off The Bone · Song · 1983


















