C'era una volta una bambina follemente innamorata di suo nonno. Ma un giorno suo nonno si ammalò, gli dissero che aveva il tumore ai polmoni e che era giunto sino al fegato. La bambina non capiva bene cosa succedeva, però sapeva bene che suo nonno non stava più tanto bene, lo vedeva dal viso, e quando lo portarono via da casa per andare in ospedale capì che i suoi sospetti erano veri. In ospedale portarono suo nonno in un posto dove lei non poteva entrare, ma non riusciva a stare lontana da suo nonno, allora di nascosto andava da lui e si nascondeva sotto il letto per non essere scoperta dai dottori e dagli infermieri. Quando suo nonno tornò a casa non camminava quasi più, era sempre sul divano, non mangiava più come prima, e cominciò a perdere i capelli. Così la bambina cominciò a mangiare le stesse cose che mangiava il nonno e gli era sempre accanto.
Suo nonno ormai aveva perso quasi del tutto la lucidità, non capiva più, si comportava come un bambino, ma un giorno, all'improvviso divenne serio. Chiamò la bambina e sua sorella, gli disse delle cose, alla bambina le disse che era speciale, che da grande sarebbe diventata una persona meravigliosa, che quella era casa sua e che doveva prendersi cura di suo zio e di sua nonna. Il giorno successivo la bambina venne allontanata da suo nonno, le dissero che doveva andare per un po’ dai suoi cugini, e così fece. Passò dei giorni meravigliosi, all'aria aperta, circondata dal verde, con suo cugino andavano a caccia di lucertole e inventavano nuovi giochi per divertirsi. Ma un giorno poi le dissero che doveva tornare a casa, la portarono a casa dei suoi nonni, ma appena lei scese dalla macchina si accorse che qualcosa era cambiato. Sulle pareti c'erano attaccate delle carte, salì velocemente le scale, e corse da suo nonno, sul divano, dov'era sempre stato. Ma il divano era vuoto. La casa era silenziosa. Era spaesata, non capiva dov'era suo nonno. Ma la risposta le arrivò appena entrò nel salone. Nel mezzo c'era una bara, intorno i suoi parenti in lacrime. E nella bara c'era suo nonno. La presero in braccio, gli diede un bacio sulla fronte. Suo nonno non c'era più, e l'avevano allontanata nei suoi ultimi giorni di vita.
Adesso quella bambina è diventata quasi una donna, non ha dimenticato nulla di suo nonno, cerca di tenerlo sempre nel cuore, ricorda i giorni passati insieme a lui: ricorda quando lui doveva uscire e lei non voleva, allora si buttava a terra e si aggrappava alle sue gambe pur di non farlo allontanare, allora giocavano, e poi lui le diceva che le avrebbe portato qualcosa al ritorno, allora lei lo faceva promettere e andava via, ma poi tornava sempre con qualcosa per lei; ricorda quando era già malato e si reggeva a stento in piedi, ma nonostante tutto si misero a ballare in cucina insieme, ridendo e scherzando, lui si appoggiava a lei, e lei si affidava a lui; ricorda le notti passate insieme, mentre lui lavorava e lei insisteva affinché potesse rimanere ad aiutare, ma poi alla fine si addormentava sulla sdraia accanto a lui.
Adesso si impegna il più possibile pur di stare accanto a suo zio e a sua nonna, deve mantenere quella promessa, glielo deve. Per tanti anni ha pianto la morte di suo nonno, da sola, in silenzio, nessuno sa quanto la cosa l'abbia distrutta, nessuno riesce a capire quanto lei abbia odiato l'essere stata allontanata in quei giorni. Suo nonno era la sua essenza, la sua vita, il suo punto di riferimento. Per tanti anni ha odiato il fatto che lui l'avesse abbandonata, crescendo ha odiato le sigarette perché peggiorarono la salute di suo nonno, ma poi ha capito che la colpevole era solo la vita, una grande bastarda che si diverte alle sue spalle, si diverte a portarle via ciò che ama di più, ma una cosa non potrà mai portarle via, i ricordi.