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Navigando online tra wikipedia e forum tematici, blog, topic di scoop.it e pubblicazioni online in cerca di informazioni, mi sono sempre chiesta:
“Ma cosa spinge la gente a condividere (online) le proprie conoscenze, informazioni ed esperienze?”
Perché, ammettiamolo, condividere con altri le proprie conoscenze richiede tempo (anche minimo); cosa muove quindi le persone a regalare il proprio tempo a perfetti sconosciuti?
I motivi possono essere molti a partire dal desiderio di visibilità a quello di definire/rafforzare la propria identità. Ma c’è anche una dimensione più intima, meno evidente: quella legata al concetto di “dono”, uno dei temi che sta negli ultimi tempi sta tornando ad appassionare antropologi e sociologi.
Già all’inizio del ‘900 il famoso sociologo Marcel Mauss, studiando alcune ricerche etnografiche, si accorse che il dono è presente fin dall’antichità e gioca un ruolo centrale,quasi salvifico, nelle diverse società. Nel suo “Saggio sul dono” ne descrive la logica in tre momenti separati: donare, ricevere, contraccambiare.
Si dona qualcosa a qualcuno che lo riceve e contraccambia. Ma cosa distingue il dono da un mero scambio commerciale? La differenza sta in due dimensioni fondamentali:
la non-obbligatorietà: nessuno costringe chi riceve il dono a contraccambiare. Provate a dire a un negoziante “Grazie, le donerò qualcosa in cambio!”..
il tempo, che riveste un ruolo fondamentale; non necessariamente il contraccambiare avviene nello stesso momento. In alcune culture primitive era addirittura proibito ricambiare subito il dono ricevuto, perché proprio nel tempo risiede il segreto del dono.
Chi dona non sa se l’altro contraccambierà mai; il dono è quindi una scommessa, un atto di fiducia. Ma è soprattutto il tempo che passa che rende tanto prezioso il dono: ricevere un dono crea uno squilibrio, un legame “di debito”; crea cioè delle relazioni, basate appunto sulla fiducia. Riprendendo Godbout, il fine del dono è quello di “...creare, alimentare o ricreare il legame sociale tra le persone”.
Perché non è vero che chi dona non vuole nulla in cambio; la gratuità non è caratteristica del dono (è eccedenza rispetto ad esso). Ci si aspetta qualcosa in cambio e non necessariamente della stessa natura o entità del dono che si è fatto; perché l’importante non è “rientrare” del proprio investimento, ma sapere e sentire che siamo in una rete di relazioni su cui fare affidamento.
Ancora oggi il ciclo del dono è fortemente presente e, se si guarda con attenzione, lo si ritrova anche in rete, anche se in modo più fluido. La differenza è che spesso in rete il dono viene fatto a “perfetti sconosciuti”, che in alcuni casi fanno però parte di una comunità a noi affine.
[Attenzione a non confondere lo scambio con il dono. La maggior parte delle volte c’è semplice condivisione, sharing. Il dono come ipotesi su futuro è esperienza differente..].
Secondo l’ottica del dono, sono due gli aspetti che più mi sembrano stimolanti:
il beneficio che si ha è per lo più interiore; il dono avvia un processo di riconoscimento reciproco e soddisfa uno dei bisogni più profondi dell’uomo, il bisogno di essere riconosciuti e approvati. Chi è capace e sa come fare ha bisogno e voglia di riconoscimento. Immersi nella spersonalizzazione, sentiamo la necessità di essere riconosciuti come persone.
[Le piattaforme di crowdfunding per la ricerca spesso basano il ritorno per il donatore sul concetto di “riconoscimento”: comprare un pezzetto di luna, dare il proprio nome ad una nuova specie scoperta in Amazzonia, o semplicemente ricevere un video messaggio di ringraziamento dal ricercatore… Curiosità: il pezzetto di luna è in vendita su un sito che si chiama Rete del dono; si saranno ispirati a Mauss?]
gli scambi online diventano veri legami quando incarnano relazioni di senso nella vita di ognuno; è allora interessante esplorare le situazioni di scambio tra il virtuale e il reale in cui non si rimane esclusivamente in una relazione online o impersonale.. Giocare su questa compenetrazione può quindi essere affascinante.
La cosa si fa complicata ma anche intrigante. E’ vero che è raro l’instaurarsi di relazioni significative nelle molteplici possibilità di condivisione in rete, ma in poche e ben selezionate situazioni che bello sarebbe poter investire e trasformare la rete.. in reti di sicurezza e di sostegno.
Bibliografia minima: M. Mauss “Saggio sul dono” (1923); J. Godbout, “Lo spirito del dono” (1992); M. Aime, A. Cossetta “Il dono al tempo di internet” (2010)