GIULIA: Maggio 2016. È allora che ti conobbi. Alberto. Eri la mia prima storia. La mia prima cotta. Mi venivi a prendere a casa la sera con il tuo vespa bianco, dopo che entrambi avevamo studiato tutto il pomeriggio. Mi accompagnavi agli allenamenti di pallavolo e mi aiutavi a superare tutte le critiche dello sport. Ero innamorata di te, tant'è che volevo che tu smettessi di fumare perché ti volevo con me il più possibile, per tutta la vita. Fosse stato per me probabilmente anche oggi saremmo assieme. Invece no… Passai un bellissimo mese con te ma qualcosa ad un tratto cambiò Io ero piccola e infantile, non avevo bisogno del contatto fisico, mi bastava vederti e parlarti. Il giorno del primo scritto degli esami di terza media scoprii che tu avessi chiuso con me. Senza dirmi nulla, tu avevi iniziato ad uscire con una mia amica. Non mi hai dato spiegazioni. Sei sparito. Sei stato la mia prima delusione d’amore. Eri interessato a Francesca. Era inutile chiedermi cosa lei avesse in più di me. Perché aveva un fisico stupendo, dei genitori concessivi e soprattutto sapeva baciare, non come la sottoscritta. Così oltre all'ansia degli esami dovetti convivere anche con la tristezza che tu non fossi più mio. Passarono i giorni e dopo ogni esame tu eri fuori da scuola ad aspettare Francesca. Quanto soffrivo nel vedere voi due abbracciati. Mi son sempre tenuta tutto dentro, non ho mai confidato a nessuno di quanto stessi male. Di notte piangevo e di giorno mascheravo tutto ciò che io provassi. Gli esami terminarono e io uscii con un voto eccezionale: 10! Scaricai tutta l'ansia e la tristezza nello studio ma continuai anche a uscire con i miei amici, nonostante fossi obbligata ad incontrarti ogni sera. Dopo un po di giorni Francesca partì per Dublino e tu mi chiesi di uscire. Ancora annebbiata dalla cotta, accettai. Andammo in centro a Bergamo e finimmo in città alta, posto dove tu portavi tutte le tue ragazze. Giravamo mano nella mano, scattavamo foto e mettemmo il telefono off-line. Ero così felice che non pensai al fatto che tu fossi fidanzato. Ci divertimmo moltissimo. Così il giorno successivo, quello dopo e l'altro ancora ci vedemmo. Finché una sera non rimanemmo soli al casello. Io e te. Su uno scivolo. Lì qualcosa scattò e ci fu il nostro primo bacio, se così si può definire. Tu mi presi per i fianchi, il respiro si fece affannato e il cuore batteva a mille. Mi guardasti e mi dissi “io però voglio fare una cosa” e le nostre labbra si toccarono e le lingue si incrociarono. Ero presa dall'euforia. Pensavo fossi di nuovo mio. Avrei voluto gridarlo al mondo. Ma tu eri fidanzato. Dovevo tacere, fingere che tutto ciò non fosse mai accaduto. Così nascondemmo tutto per qualche settimana finché finalmente Francesca tornò da Dublino e noi potemmo iniziare a uscire liberamente. Pensavo che tutta quella felicità non sarebbe mai finita. Ero talmente innamorata di te che mi sembrava di aver ripreso semplicemente ciò che fosse mio. Non riuscivo a pensare di aver fatto qualcosa di male e tutti i miei amici erano felici di questa mia prima storia d’ “amore”. Poi tu partisti per andare al mare e io rimasi sola a Bagnatica. Con me c'erano i miei amici ma ben presto li persi. Iniziai a uscire ma per Bagnatica si respirava una grande tensione. In pochi mi salutavano e molti mi evitavano. Finché un giorno ricevetti un messaggio di controllare Ask.fm. Io non avevo un account su questo social ma è possibile accedervi anche da Google e così inizia a guardare i profili di Francesca e dei suoi amici.
«roito di merda» «puttana» «grassona» «ruba fidanzati» «zoccola» «cagna» foto di capre pubblicate taggandomi «non venire più a bagnatica se no ti picchiamo» “Giulia sparisci” “chi ti vuole” “scompari” “scusa se non parlo con te ma a differenza tua non abbaio””troia” “la dai a tutti”
Credevo di essere forte e che avrei superato tutto. HO TUTTO SOTTO CONTROLLO!!! All’inizio mi lasciavo scivolar addosso tutti quei brutti commenti, mi entravano da un orecchia e mi uscivano dall’altra. O meglio, questo è quello che volevo far credere. Tutti quei commenti dentro mi stavano distruggendo, pensavo di essere veramente io quella sbagliata.
Mi rincorrevano con guinzagli e mi abbaiavano contro.
Ero ormai convinta di essere un errore, uno scherzo della natura. Mi vergognavo dei pantaloncini corti e pure di quelli lunghi, era tutto sfacciato per loro.
Ask, instagram e snapchat era innondati di mie foto e di insulti, tutto per me.
I miei amici mi abbandonarono, e un po li capii. Anche io mi vergognavo di me, anche io trovavo sbagliato ogni mio singolo comportamento. Anche io se avessi potuto mi sarei abbandonata, lasciata sola in un angolo.
Così scappai, andai al mare ma anche lì mi continuavano ad arrivare messaggi.
Un giorno mi svegliai e c'era una notifica, un ragazzo veramente bello mi aveva scritto. Non lo conoscevo ma questa cosa mi intrigava. Così gli risposi e inizia a confidargli tutto di me. Dai miei problemi con Francesca e i suoi amici alla storia con Alberto. Mi propose di cambiare, di ascoltare ciò che dicessero e di trarne una nuova me. Fin che un giorno non iniziò a insultarmi e passò il mio numero a molte ragazze. Ricevevo messaggi con insulti e minacce. Solo dopo scoprii che il ragazzo che mi aveva scritto era in realtà la cugina di Francesca. Non volli più uscire e purtroppo finì anche la storia con Alberto dovuta alla mia reclusione in casa.
Iniziarono a nascere i primi strani pensieri, quelli che mi spingevano a farmi del male. Per molto tempo sono stata più forte io. Ma tutti gli insulti non finivano e presa da un attacco di panico, forse il mio primo, raccontai tutto a mia mamma. Un attacco di panico per me è una cosa strana, perché inizia con il “voglio morire” e durante provo tanta paura di andarmene davvero. Così tanta da farmi del male e a suo volta mi viene voglia di morire. E’ un circolo vizioso.
Mia mamma si agitò talmente tanto che decisi di non raccontarle più nulla. Mi dovetti tenere nuovamente tutto dentro. Mi sentivo sola. Ma in realtà non lo ero perché con me camminavano tutti gli insulti e le prese in giro.
Arrivò settembre e gli insulti, le minacce e le prese in giro non erano ancora finite. Così iniziai a dare il meno possibile nell'occhio. Uscivo poco, non attiravo l'attenzione. Sul pullman venivo derisa e in pochi mi rivolgevano ancora la parola. L'arrivo nella nuova scuola fu veramente traumatico, avevo paura che chiunque potesse trovare sui social gli insulti e le cazzate scritte su di me e che potesse giudicarmi. Così mi chiusi a riccio e cercai di non socializzare con nessuno. Lo sport andava male, il campionato di motocross era finito e la pallavolo andava uno schifo. La mia allenatrice mi odiava, non mi calcolava ed ero sempre isolata dal gruppo. Così decisi di abbandonare anche lo sport e di dedicarmi solo ed esclusivamente alla scuola. Ogni volta che io mettessi piede fuori casa iniziavano gli insulti. Dentro di me tutto era uno schifo, stavo veramente male e nessuno mi capiva. Così inizia a dar retta agli insulti, che ogni sera prima di dormire rileggevo. Così smisi di parlare con qualsiasi ragazzo, mi iniziai a vestire da maschiaccio e inizia a mangiare sempre meno. Per i miei genitori era semplicemente l’adolescenza, per gli altri un capriccio, per me la mia fine. Sopportai. Sopportai molto. Ma un tratto scoppiai. Ciò che venne dopo furono la depressione, l'anoressia, l'autolesionismo e una grande voglia di morire.
Ora sono qui però. Che vi racconto la mia storia. Quindi ne la depressione ne l’anoressia ne l’autolesionismo ma soprattutto neanche la voglia di morire hanno prevalso su di me. Quando mi sono resa conto di aver toccato il fondo ho iniziato a lasciarmi aiutare. Ho raccontato la mia storia ai miei genitori, a psicologi e neuropsichiatri e mi son fatta un bel tour per molti ospedali della Lombardia. Ho conosciute altre ragazze vittime di bullismo che mi hanno dato forza. Dai nostri errori ho imparato a non mollare più, a reagire e a non tener tutto dentro. Ora ho una vita nuova ma abito sempre nello stesso posto, esco con nuovi ragazzi ma incontro ancora quelli che tutt’oggi si ostinano a insultarmi. Ciò che è cambiato sono io. Sono più forte, ho voglia di vivere e di farlo al meglio, sbattendomene dei giudizi irrilevanti di chi non mi conosce. Se oggi sono qui è perché ogni giorno mi sono posta un obbiettivo e negli ultimi mesi il mio unico desiderio è quello di aiutare chiunque stia vivendo una situazione difficile, simile alla mia. Sono veramente fiera di me e di tutti quei ragazzi che trovano il coraggio di scrivermi e di chiedermi aiuto. Spero di essere un esempio.
FRANCESCA: “Ero arrabbiata già con te dal mio compleanno, a dicembre 2015. Questo perché quel giorno tu avevi allontanato da me un delle persone a cui tenevo maggiormente. Tu infatti sei stata al gioco di un altro ragazzo invece che a quello del mio amico al quale interessavi. Avevo paura di rimanere sola. Lui valeva molto per me. Ed era triste e distante da me. Mi sentivo come se tu mi avessi privato di qualcosa. Non provavo propriamente rabbia. Ero infastidita. Da lì sono iniziati i problemi con lui e con la scuola e la causa, anche se indirettamente, eri tu. Poi due anni fa, quando ero in vacanza ed ero fidanzata con Alberto, lui mi lasciò. Venni a scoprire molte cose che furono successe tra voi. Quindi mi incazzai moltissimo con te perché sentivo che per la seconda volta tu mi avessi portato via una cosa mia. A dir la verità io non ti ho deriso per molto. Ti ho dato della troia per un settimana massimo perché sentivo che tu mi avessi veramente mancato di rispetto. Raccontando poi la mia storia ai miei amici loro reagirono male ed iniziarono ad insultarti. Per dimostrare che fossero dalla mia parte e semplicemente per darti contro. Io smisi presto e cambiai compagnia. Solo molto tempo dopo scoprii che tu ti fossi ammalata anche per colpa mia. Provai uno strano sentimento, non mi sentivo del tutto in colpa perché non pensavo fossero stati solo i miei insulti a farti ammalare. Non mi ero resa conto tu fossi malata finché un giorno non ti vidi alla Migross con tua madre: magrissima, pallida e con il viso sciupato. Mi si è gelato il sangue e sono stata malissimo quando ti ho visto così. Era 12 anni che ti conoscevo e vederti così mi ha fatto rimanere di sasso.”