“Lasciati andare” mi disse.
Mi trovavo persa nella nebbia della mia vita e lui mi stava chiedendo di lasciarmi andare. Per andare dove? Per sbattere contro il guardrail della strada o contro gli spigoli delle vite di altri.
No, non volevo lasciarmi andare. Avevo battuto la testa fin troppe volte. E il cuore…beh, il cuore era ormai andato. Come un maglione di Natale vecchio, sgualcito, strappato.
Ero un Natale dimenticato.
“Lasciati andare” ripetè al mio orecchio.
Come avrei dovuto fare? Come si faceva a lasciarsi andare? Io non ricordavo e più mi sforzavo, più mi tornava in mente una sola cosa: sofferenza. Avrei sofferto, una volta uscita da quel mio torpore.
E lui, ancora, mi chiedeva di lasciarmi andare.
“Tu non sai cosa significa” dissi.
Lui non si arrese. Al contrario, mi si parò davanti, come un cervo nelle curve di montagna, e iniziò a fissarmi negli occhi.
Sarebbe stato quasi inquietante, se non avessi iniziato a sentire tutto sciogliersi grazie al caldo colore del suo sguardo. Contro la mia volontà, contro ogni aspettativa.
E così, senza che lo capissi, mi stavo lasciando andare.
E, senza che lo sapessi, era ciò di cui avevo bisogno.













