Uno sconosciuto che ti ha fermato in mezzo alla strada, dopo una sfiancante giornata di lezioni: questo hanno visto i tuoi occhi, quando si sono posati su di me.
“Scusami, so che non ci conosciamo, io sono D., piacere!”
Ti sei fermato, mi hai stretto la mano, il tuo sguardo era confuso. Non so dove abbia trovato la forza di sostenerlo. Non so dove abbia trovato il coraggio di dirti quello che sentivo. Non so come abbiano fatto le mie gambe a non cedere, la mia vista a non annebbiarsi.
“Non c’è un modo poco imbarazzante per dirti quello che voglio dirti, perciò andrò dritto al punto. Non ho potuto fare a meno di notarti a lezione, mi hai incuriosito e mi piacerebbe poterti conoscere. Questo è...”
Ma non mi hai lasciato finire. Non appena hai capito il significato delle mie parole, ti sei allontanato. È stato tutto così improvviso, come se il tuo istinto avesse preso il controllo e avesse deciso che ci fosse qualcosa di sbagliato. Che io fossi sbagliato.
“No guarda, ci sono gli esami, non ho testa, non sono interessato” credo tu abbia farfugliato. Hai avuto paura, ti sei sentito a disagio o hai provato disgusto, questo non lo so. So che sei fuggito e mi hai lasciato lì, su un marciapiede bagnato, con un bigliettino in mano che non hai voluto nemmeno guardare.
“Volevo solo darti un mio contatto...”
ho detto, con la voce, sempre più bassa e tremante, di chi comincia a realizzare di aver fatto qualcosa di sbagliato senza averne avuto l’intenzione. Il vento ha colto le mie parole, perché tu mi avevi già voltato le spalle.
Che stupido sono stato. Per settimane abbiamo giocato al “gioco degli sguardi”, e tu eri persino più bravo di me, ostinato a sostenere i miei occhi con i tuoi. All’inizio, almeno. Poi, quando ho incominciato a cercarti e a coglierti in flagrante, hai iniziato a fuggire. Chissà cosa ti passava per la testa.
Ma che importa, adesso? Non so chi tu sia, ma so che non sei Lui, l’Idea che mi ero creato di te. Non mi avresti trattato come hai fatto, altrimenti. Non mi avresti fatto sentire uno scarto umano.
Grazie a te, però, so chi sono io. So quali sono le mie fragilità e le mie debolezze. So che ho il coraggio di correre il rischio e di ascoltare i miei sentimenti. Semplicemente, tu non li meritavi.