“Noi che nel pane ci mettiamo il cuore” abbiamo deciso di rafforzare il concetto di amore realizzando i cuori vegani con farina di mais e bacche di goji
2025 on Tumblr: Trends That Defined the Year

Kaledo Art
$LAYYYTER
i don't do bad sauce passes
sheepfilms
Show & Tell
dirt enthusiast
we're not kids anymore.

shark vs the universe
d e v o n

Product Placement
h
🪼
KIROKAZE
No title available
wallacepolsom
trying on a metaphor
occasionally subtle

pixel skylines
styofa doing anything
seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from Japan

seen from New Zealand

seen from Italy
seen from United States

seen from Malaysia
seen from Türkiye

seen from Netherlands

seen from Malaysia

seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from Malaysia

seen from Malaysia

seen from Maldives

seen from Netherlands
seen from Italy

seen from Saudi Arabia
@raspa1960
“Noi che nel pane ci mettiamo il cuore” abbiamo deciso di rafforzare il concetto di amore realizzando i cuori vegani con farina di mais e bacche di goji
Arrivare in #viadavalos #pescara e trovare il sorriso di Ilaria!
Pedalando verso traguardi bio
Pedalando verso traguardi bio
Evviva il biologico! Evviva la natura! Evviva il benessere e chi si prende cura di sé!
In quanti siamo consapevoli di ciò che mangiamo?
In quanti scegliamo alimenti sani e di cui conosciamo la tracciabilità?
Scegliamo un’alimentazione che rispetti i tempi e i cicli dell’ambiente?
Perché vivere bio?
Vivere bio si può?
Alcuni sono scettici perché non ne conoscono il valore altri perché non credono sia possibile altri perché desiderano averne traccia.
Bene, in questo possiamo darvi informazioni precise e possiamo garantire poiché abbiamo il riconoscimento come azienda bio.
Le farine le produciamo noi e sono certificate!
Vi state chiedendo il motivo?
Perché da sempre Antonella e Michele hanno deciso di non proporre alimenti qualsiasi, hanno deciso di essere dalla parte del gusto e della tutela della salute.
Quali sono i vantaggi di scegliere bio?
Le farine bio e tutti i prodotti da forno sono nutrienti, ricchi di vitamina C, di antiossidanti, cibi che sostengo la terra.
L’alimentazione biologica migliora la nostra salute poiché il minor uso o la totale assenza di pesticidi ne riduce il rischio di cancro e di allergie oltre che di intossicazioni alimentari.
Curiosi di sapere altro?
Facciamo parlare i numeri.
+100: il numero delle aziende biologiche in 41 Comuni italiani; nel 61,8% di essi è attiva almeno un’azienda biologica;
72%: la percentuale delle donne che scelgono quotidianamente prodotti biologici. Donne in numero elevato rispetto agli uomini in quanto hanno un rapporto diverso e più diretto con il loro corpo;
30-49 anni: la fascia d’età al femminile in cui è più elevato il livello di attenzione verso le tematiche salutari e ambientali;
24%: la percentuale di donne alla guida di aziende biologiche europee con meno di 55 anni. In altri paesi pare che la percentuale sia più elevata come il 41% della Lettonia;
4,5 milioni: il numero delle famiglie italiane che consumano prodotti bio. Numero elevato che conferma l’ascesa della diffusione della produzione biologica nella grande distribuzione e nei negozi specializzati.
Noi facciamo parte di questi numeri.
Abbiamo la certificazione.
Un altro passo importante verso il cambiamento
Venite a trovarci per credere.. a San Salvo e dal 3 agosto a Pescara in via d’Avalos,52
FONTI: www.almaverdebio.it; www.ilfattoalimentare.it; www.assobio.it; www.sinab.it; www.saperfood.it; www.ansa.it
����?� �
Voglio vivere bio. Voglio una vita eco.
Siamo stanchi di Ogm e prodotti sintetici. Ora è tempo di entrare in sintonia con ciò che ci circonda nel modo più naturale possibile.
Bio, eco, Ogm. Secondo voi, qual è l’intruso? Vi diamo una mano: bio ed eco possono essere usati insieme. Bravi! L’intruso è Ogm cioè Organismi geneticamente modificati che restano fuori da tutto ciò che è biologico.
Premessa fatta, ora facciamo sul serio e iniziamo dal principio.
“La produzione biologica è un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali”.
Ehm….ehm….non è proprio tutto chiaro, vero? Linguaggio troppo burocratico? In effetti…però è questo la definizione del Regolamento del Consiglio europeo n. 83/2007.
Tranquilli, ve la semplifichiamo così: la produzione biologica consiste nel produrre alimenti e allevare animali nel rispetto dell’ambiente, della natura e delle diverse specie che la compongono evitando l’uso di sostanze chimiche.
Pensate sia facile? Pensate che naturale=buono sia un rapporto così scontato? In realtà tutto è più complicato di quanto si creda.
In alcune produzioni biologiche è ammesso l’uso di prodotti utilizzati per la difesa delle piante e che favoriscono e regolano le funzioni vegetali (fitosanitari), concimi e additivi per mangimi etc, ovviamente nel rispetto delle norme europee e sotto il controllo degli organi preposti.
Questo elemento ci permette di introdurre il concetto di “organico” ritenuto più idoneo rispetto a quello di “biologico”.Vi state chiedendo il motivo?
Ve lo diciamo subito: prendiamo una zucchina. Tale ortaggio nasce come biologico perché a contatto con la terra, il suo ciclo di vita è la terra indipendentemente dal tipo di coltura che si pratichi. La differenza sostanziale tra una produzione organica e una “convenzionale”, sta nella volontà di di trovare una forma di agricoltura a basso impatto ambientale e nella conservazione della sostanza organica nel terreno.
Sintetizziamo? Si potrà parlare di zucchina biologica solo quando essa verrà prodotta il laboratorio cioè quando viene completamente alterata la modalità di produzione. Confusi? È lecito porsi questa domanda: quando un prodotto possa dirsi biologico-organico?
Alcuni elementi?
TRACCIABILITÀ. Il prodotto deve essere imballato ermeticamente e avere l’etichettatura di legge. Un modo che accresce il livello di percezione di sicurezza del consumatore;
BENE PUBBLICO. I prodotti biologici-organica devono contribuire alla tutela dell’ambiente, del benessere degli animali e dello sviluppo rurale;
ASSENZA OGM. Sono gli Organismi geneticamente modificati incompatibili con una produzione biologica-organica in quanto il loro patrimonio genetico è inesistente o creato in laboratorio;
RISORSE RINNOVABILI. La presenza di rifiuti e sottoprodotti di origine animale e vegetale dovrebbero essere riciclati e restituiti alla terra.
Quindi, si può vivere in modo davvero bio ed eco? Il dibattito è aperto, dite la vostra!
FONTI: www.wikipedia.it; www.naturasi.it; www.mypersonaltrainer.it/nutrizione/alimenti-biologici.html; Regolamento (CE) N.834/2007 del Consiglio del 28 giugno 2007; www.sapere.it
Voglio vivere bio. Voglio una vita eco.
Siamo stanchi di Ogm e prodotti sintetici. Ora è tempo di entrare in sintonia con ciò che ci circonda nel modo più naturale possibile.
Bio, eco, Ogm. Secondo voi, qual è l’intruso? Vi diamo una mano: bio ed eco possono essere usati insieme. Bravi! L’intruso è Ogm cioè Organismi geneticamente modificati che restano fuori da tutto ciò che è biologico.
Premessa fatta, ora facciamo sul serio e iniziamo dal principio.
“La produzione biologica è un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali”.
Ehm....ehm....non è proprio tutto chiaro, vero? Linguaggio troppo burocratico? In effetti...però è questo la definizione del Regolamento del Consiglio europeo n. 83/2007.
Tranquilli, ve la semplifichiamo così: la produzione biologica consiste nel produrre alimenti e allevare animali nel rispetto dell’ambiente, della natura e delle diverse specie che la compongono evitando l’uso di sostanze chimiche.
Pensate sia facile? Pensate che naturale=buono sia un rapporto così scontato? In realtà tutto è più complicato di quanto si creda.
In alcune produzioni biologiche è ammesso l’uso di prodotti utilizzati per la difesa delle piante e che favoriscono e regolano le funzioni vegetali (fitosanitari), concimi e additivi per mangimi etc, ovviamente nel rispetto delle norme europee e sotto il controllo degli organi preposti.
Questo elemento ci permette di introdurre il concetto di “organico” ritenuto più idoneo rispetto a quello di “biologico”.Vi state chiedendo il motivo?
Ve lo diciamo subito: prendiamo una zucchina. Tale ortaggio nasce come biologico perché a contatto con la terra, il suo ciclo di vita è la terra indipendentemente dal tipo di coltura che si pratichi. La differenza sostanziale tra una produzione organica e una “convenzionale”, sta nella volontà di di trovare una forma di agricoltura a basso impatto ambientale e nella conservazione della sostanza organica nel terreno.
Sintetizziamo? Si potrà parlare di zucchina biologica solo quando essa verrà prodotta il laboratorio cioè quando viene completamente alterata la modalità di produzione. Confusi? È lecito porsi questa domanda: quando un prodotto possa dirsi biologico-organico?
Alcuni elementi?
TRACCIABILITÀ. Il prodotto deve essere imballato ermeticamente e avere l’etichettatura di legge. Un modo che accresce il livello di percezione di sicurezza del consumatore;
BENE PUBBLICO. I prodotti biologici-organica devono contribuire alla tutela dell’ambiente, del benessere degli animali e dello sviluppo rurale;
ASSENZA OGM. Sono gli Organismi geneticamente modificati incompatibili con una produzione biologica-organica in quanto il loro patrimonio genetico è inesistente o creato in laboratorio;
RISORSE RINNOVABILI. La presenza di rifiuti e sottoprodotti di origine animale e vegetale dovrebbero essere riciclati e restituiti alla terra.
Quindi, si può vivere in modo davvero bio ed eco? Il dibattito è aperto, dite la vostra!
FONTI: www.wikipedia.it; www.naturasi.it; www.mypersonaltrainer.it/nutrizione/alimenti-biologici.html; Regolamento (CE) N.834/2007 del Consiglio del 28 giugno 2007; www.sapere.it
Gustose ricette da condividere con gli amici. Ogni giovedi una nuova ricetta per soddisfare ogni tipo di palato #panetteriaraspa #raspa1960 #ricettadelgiorno #ricettadelgiovedi #tutti #gusto #tortaraffaello #igerfood #igersitalia #photooftheday (presso Panetteria RASPA)
Avete già deciso cosa cucinare oggi? Nel nostro punto vendita un'interessante selezione di prodotti biologici, gluten free e a km zero, comprese farine e pasta marchio Panetteria RASPA, prodotte con il nostro Grano Saragolla. #biologico #glutenfree #km0 #pasta #farine #igerfood #igersitalia #pranzoitaliano #instangood #instanlife #raspa1960 #sansalvo #food (presso Panetteria RASPA)
Gustose ricette da condividere con gli amici. Ogni giovedi una nuova ricetta per soddisfare ogni tipo di palato #panetteriaraspa #raspa1960 #ricettadelgiorno #ricettadelgiovedi #vegan #vegetariani #tutti #gusto (presso Panetteria RASPA)
I centrifugati sono veri e propri elisir di salute: tutta la bontà della frutta fresca di stagione da abbinare in tanti modi differenti per ottenere vari tipi di mix adatti ad ogni tipo di esigenza. Detox, energizzante o dimagrante? Ecco una piccola guida sull'argomento: http://bit.ly/1OU5by9 (presso Panetteria RASPA)
Ricetta Illustrata - Cellichieni
Ogni giovedi gustose ricette da condividere con i tuoi amici….seguici sui social!
IL PANE DI GRANO SARAGOLLA E I TANTI MOTIVI PER CUI SCEGLIERLO
Sforniamo quotidianamente vari tipi di pane, adatti a tutti i gusti e a tutte le esigenze, ed è ormai abbastanza noto che abbiamo una predilezione per l’utilizzo di prodotti e materie prime “bio” e a km zero che ci permettono, non solo di servirci di ingredienti genuini e naturalmente gustosi, ma anche e specialmente di svolgere il nostro lavoro rispettando la natura e l’ambiente.
Oggi ci piacerebbe approfondire con voi la conoscenza del Grano Saragolla scelto da noi per la preparazione di alcuni formati di pane principalmente come valida alternativa Made in Italy al 100% al più noto Kamut, perché vanta una serie di proprietà organolettiche che lo rendono un alimento estremamente salutare e nutriente.
Denominato anche “Grano del Faraone” perché proveniente dall’Egitto, il grano Saragolla è un grano duro antico attualmente classificato tra i grani duri “speciali”, che è stato per lungo tempo coltivato nella nostra splendida regione nell’Agro Pretuziano, corrispondente alla provincia di Teramo, in un periodo compreso tra il XVI ed il XIX secolo d.c.
Può essere considerato il capostipite di tutti i grani duri ma non è geneticamente modificato e conserva quindi le sue antiche proprietà: ha un potenziale produttivo naturalmente molto elevato e una sorprendente resistenza agli stress ambientali, una semola qualitativamente molto pregiata ed una composizione di elementi nutrizionali eccezionale ed interessante anche per coloro che soffrono di sensibilità ed intolleranza al glutine*: è molto più ricco di proteine e sali minerali rispetto ad altri grani duri, ma con un bassissimo quantitativo di glutine, il che lo rende estremamente digeribile ed adatto sia a chi soffre di intolleranze verso questa sostanza sia a chi soffre di problemi gastro-intestinali, pur conservando delle ottime quantità di elementi nutritivi.
È dunque un grano molto pregiato e nutriente, la farina che se ne ricava è adatta tanto alla panificazione quanto alla pastificazione, i cui prodotti sono contraddistinti da un bel colore giallo acceso ed un sapore speziato ed intenso, che si sposa molto bene sia con piatti elaborati che con preparazioni semplici e tradizionali.
Il grano utilizzato dal nostro panificio deriva direttamente dai terreni che la nostra azienda possiede in Abruzzo e Molise, coltivato da noi dalla semina alla macinazione e impastato nel nostro laboratorio gastronomico in modo semplice, con acqua e lievito madre, fino alla vostra tavola.
*
Per sensibilità o intolleranza al glutine non si intende Celiachia. Le due cose sono ben diverse: la celiachia è una patologia che colpisce l’1% della popolazione in modo permanente e la cura è l’eliminazione totale del glutine dal proprio regime alimentare. Diversamente dai sensibili o intolleranti ai quali si consiglia o di eliminare il glutine per un periodo transitorio oppure di ridurne al minimo l’assunzione.
Fonte: La Stampa 17/05/2016 – “Celiachia e sensibilità al glutine: ecco le differenze” di Angela Nanni
A chi va un pó di #parmigiana ? Non sforniamo solo #pane ,#pizze e #dolci ma anche gustosi #piatti della #gastronomia italiana! (presso Panetteria RASPA)
Ricetta Illustrata - Torta Kinder Bueno
Ogni giovedi gustose ricette da condividere con i tuoi amici....seguici sui social!
Se lo slow food diventasse un po’ più fast?
Facciamo un po’ di chiarezza su un tema molto caldo che è stato motivo di conflitto anche all’evento Expo 2015 ospitato nella città italiana di Milano lo scorso anno.
Fast food o ‘cibo veloce’ è uno stile alimentare nato per incontrare le necessità di una vita frenetica. Considerato a volte anche cibo di strada, il fast food è da sempre esistito in tutte le culture del mondo ma la contrapposizione con slow food o ‘cibo lento’ è nata quando la richiesta di un pasto, in pausa pranzo ad esempio, è stata associata all’offerta del junk food, vero e proprio cibo spazzatura. Sicuramente non ci sarebbe stato alcun bisogno di differenziare questi due stili alimentari se la velocità non avesse intaccato qualità e salubrità del piatto.
Il concetto Slow food sponsorizzato dall’omonima associazione internazionale ‘no profit’ nata nel 1989 in Piemonte nasce proprio per contrastare il modello alimentare del fast food ridando valore al cibo dal momento della sua produzione al momento del consumo a tavola. Viene proposto un nuovo modello di agricoltura naturale nel rispetto della biodiversità delle specie e dell’ambiente riducendo la filiera di produzione ed i processi di trasformazione.
Slow food promuove una filosofia senza dubbio rassicurante per noi consumatori ma, ahimé, piuttosto utopistica. La nostra società purtroppo è tutto fuorché slow. Siamo continuamente sottoposti a ingenti carichi di stress quotidiani, difficili da reggere e con sempre meno tempo per prenderci cura di noi stessi. Ed ecco che cresce il bisogno di mangiare o meglio ‘ingurgitare’ in quattro bocconi il nostro pasto in maniera fast. Il principale problema di questi prodotti è da cercare nell’elevato apporto energetico (contenuto calorico) che è accompagnato da un apporto nutritivo pressoché nullo e condito da sostanze alquanto inutili, anzi nocive. Inoltre devono rispettare degli standard estetici e di sapore estremamente limitati che vengono raggiunti grazie ad esaltatori artificiali di sapidità sminuendo il gusto ed ingannando i sensi del consumatore.
Quindi se nella breve pausa pranzo non riusciamo a ritagliare il giusto tempo per cucinare piatti nutrienti ed equilibrati, sederci comodamente a tavola e godere a pieno del piacere del cibo, possiamo autorizzarci ad alimentarci con prodotti surgelati, pre-confezionati, pre-cotti e di rapida assunzione? La risposta è NO! Bisogna scendere però ad un compromesso: adattare una scelta più sana e naturale possibile ai ritmi veloci (non frenetici) della nostra società, ad esempio preparando una porzione in più a cena da consumare nel pranzo del giorno dopo, o prediligendo determinate tipologie di ristoranti piuttosto che le catene di fast food cheap, che poi presenteranno il conto direttamente alle porte della nostra salute.
Abbracciare la filosofia della slowness non vuol dire entrare a far parte di una casta elitaria di gastrosnob acquistando marche biologiche carissime o frequentando ristoranti di alta cucina, ma piuttosto significa educarsi alla ricerca del cibo vero, alle culture alimentari tradizionali e alla corretta informazione sulla provenienza, produzione e lavorazione di ciò che stiamo mangiando. Perché niente di più vero è ciò che disse Ippocrate ‘noi siamo ciò che mangiamo’.
Dott.sa Stefania D’Adamo
Biologa Nutrizionista
World Day of Slowness
Oggi è la giornata mondiale della lentezza, intesa non come difetto ma come “saper attribuire il giusto tempo ad ogni cosa”. Nel nostro caso il tempo è: quello della crescita naturale dei nostri grani (solina, saragolla),degli ingredienti naturali che selezioniamo e utilizziamo nella preparazione tradizionale dei nostri prodotti e quello in cui i nostri prodotti vengono gustati, ovvero il momento migliore della giornata!
Continua a leggere
World Day of Slowness
Oggi è la giornata mondiale della lentezza, intesa non come difetto ma come "saper attribuire il giusto tempo ad ogni cosa". Nel nostro caso il tempo è: quello della crescita naturale dei nostri grani (solina, saragolla),degli ingredienti naturali che selezioniamo e utilizziamo nella preparazione tradizionale dei nostri prodotti e quello in cui i nostri prodotti vengono gustati, ovvero il momento migliore della giornata!