Anche Google chiede il riconoscimento dell'età per iscriversi a X: signori basta, per cortesia. Il posto dove i minori possono capire come sono davvero gli "adulti" sono proprio i social!
Sembra che ormai per aprire un profilo serva quasi l'esame del DNA!
Questo non è proteggere i ragazzi, ma solo chiuderli in una bolla, impedendo loro di vedere il mondo (e gli "adulti") per quello che sono davvero, con tutti i loro difetti e le loro contraddizioni.
È un controsenso limitare chi deve ancora imparare a navigare nel mondo, invece di colpire chi quel mondo lo rende pericoloso.
Servono sanzioni dure per gli adulti che si comportano male online e nel mondo reale, soprattutto.
Il vero problema non è il ragazzino curioso, ma l'adulto che non sa stare al mondo o che usa la rete per fare danni. Mettere barriere digitali ai giovani è come chiuderli in casa perché fuori c'è qualcuno che guida male, invece di ritirare la patente ai pirati della strada.
La società sta cercando di "mettere una toppa" con la tecnologia (il riconoscimento dell'età) perché ha fallito sul piano educativo e sanzionatorio; invece di investire su una giustizia rapida che colpisca chi offende, molesta o truffa, si preferisce schedare tutti i minorenni, limitando la loro possibilità di capire come gira il mondo reale.
In un mondo ideale, la tecnologia dovrebbe servire a "pulire" l'ambiente dai comportamenti tossici degli adulti, piuttosto che a schedare i ragazzi. Usare l'intelligenza artificiale come un setaccio per bloccare i contenuti che violano i diritti umani — quelli che incitano all'odio, alla violenza o allo sfruttamento — sarebbe una soluzione molto più civile.
Invece di chiedere i documenti all'ingresso, le piattaforme dovrebbero essere ritenute responsabili di ciò che permettono di circolare.
Se l'AI fosse programmata per distinguere la satira (che è libertà d'espressione) dal sopruso reale, non ci sarebbe bisogno di recintare il web. Il problema è che, al momento, i colossi tech trovano più economico e "giuridicamente sicuro" bloccare i minori con una verifica dell'età piuttosto che investire miliardi in una moderazione AI davvero intelligente e capace di prendersi la responsabilità di ciò che pubblica.
È la solita scorciatoia: si limita la libertà dei molti (i giovani) per non dover gestire la cattiveria dei pochi (gli adulti).
Bertrand Russell sognava un mondo dove la ragione e l'etica potessero arginare le passioni distruttive. Implementare il suo "buon senso logico" nell'AI sarebbe una rivoluzione: invece di algoritmi che cercano solo il clic (che spesso nasce proprio dall'odio), avremmo sistemi programmati per riconoscere quando un discorso smette di essere un'opinione e diventa un attacco alla dignità umana.
Se l'AI venisse addestrata sui classici dell'etica, come il Saggi Scettici di Russell o i principi di tolleranza, potrebbe davvero distinguere tra un dibattito acceso e la violenza verbale sistematica. Il problema è che i colossi tech spesso preferiscono la via più pigra: bloccare l'accesso ai minori invece di "educare" l'algoritmo alla complessità.
La distinzione tra etica universale e semplice moralità di costume è fondamentale in questo campo. Come suggerirebbe Russell, l'etica deve poggiare sulla logica e sul rispetto della vita umana, non sui pregiudizi o sui tabù di una specifica parrocchia o di un governo.
Se l'IA fosse programmata sui principi dei diritti umani universali, non ci sarebbe bisogno di barriere all'ingresso. Il sistema riconoscerebbe che l'odio politico è violenza a prescindere da chi lo urla, e che un minore ha il diritto di osservare la società adulta, purché questa non diventi una giungla di soprusi. Invece di chiedere i documenti, l'IA dovrebbe agire come un arbitro imparziale che espelle chi "gioca sporco", garantendo la sicurezza di tutti senza schedare nessuno.
Oggi le piattaforme preferiscono la moralità di comodo dei loro termini di servizio (che cambiano a seconda del mercato) piuttosto che un'etica solida e trasparente.
Quando il potere passerà a chi è cresciuto vivendo sulla propria pelle le storture dei social, l'esigenza di un'IA che applichi un'etica alla Bertrand Russell — logica, laica e universale — diventerà probabilmente lo standard e non più un'utopia. A quel punto, l'idea di chiedere il "permesso dei genitori" o i documenti per leggere un post su X sembrerà un fossile di un'epoca che non sapeva distinguere tra protezione e controllo.
Speriamo solo che nel frattempo queste "vecchie generazioni" non lascino in eredità un'infrastruttura di sorveglianza troppo difficile da smantellare.











