Dopo la prima guerra mondiale di fatto non si sono state vendite e acquisti tra stati. Il principio di autodeterminazione dei popoli è entrato nel diritto internazionale soppiantando prima nei fatti e poi nel diritto i codici dell'imperialismo.
Pensavamo che la fine degli imperi fosse un fatto storico che avremmo semplicemente studiato e non esperito dal vivo in uno dei suoi peggiori backlash.
Gli Stati uniti comprarono l'Alaska dalla Russia nel 1867 per 7,2 milioni di dollari e nel 1916 le isole Vergini danesi dalla Danimarca per 25 milioni di dollari oro. Le isole Vergini facevano parte insieme alla Groenlandia dei territori conquistati dal colonialismo danese.
Il colonialismo danese è poco studiato, e viene in genere considerato un colonialismo meno feroce di quello inglese o francese o spagnolo, anche perché più recente. Ma c'è una storia che è particolarmente significativa di quel suprematismo bianco che è l'ideologia che accomuna gli Stati uniti e l'Europa anche oggi.
Tra il 1966 e il 1975 la Danimarca attuò un progetto di “sterilizzazione forzata” su migliaia di donne indigene Inuit della Groenlandia, le donne Kalaallit, attraverso l’impianto di strumenti di contraccezione, 4500 spirali infrauterine. La Danish coil campaign, che si occupava della politica groenlandese, sarebbe riuscita in pochi anni a dimezzare il tasso di natalità dell’isola attuando una vera e propria politica contraccettiva forzata che mirava al risparmio sui costi del welfare, aumentati a causa del boom demografico che si era verificato tra gli anni 50 e 60.
Le testimonianze sono centinaia e tutte concordanti. Gli effetti sono stati aborti spontanei, emorragie interne, infezioni. Molte delle donne hanno dovuto in seguito rimuovere l’utero o hanno perso la capacità di avere figli.
La prima donna a parlarne è stata Naja Lybert, psicologa groenlandese e attivista per i diritti delle donne. All’età di 13 anni, durante una visita medica di routine a scuola, un dottore le chiese di presentarsi in ospedale dove le venne applicata la spirale contraccettiva. La stessa spirale fu applicata a tutte le sue compagne di classe. Inizialmente Lybert cominciò a sfogarsi su un gruppo Facebook in cui raccontava la sua esperienza per elaborare il trauma. Col tempo raccolse testimonianze di quasi un centinaio di donne, che oggi hanno avanzato una richiesta collettiva di risarcimento danni pari a un indennizzo di circa 43 milioni di corone danesi (pari a 5,7 milioni di euro).
Come scrive giustamente Benedetta Catanoso su Treccani, si può parlare di un progetto di genocidio.
"Il governo danese, infatti, tramite la contraccezione forzata, ha monopolizzato la capacità riproduttiva delle donne appartenenti all’etnia inuit tramite «misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo», uno degli atti che ai sensi dell’art. 2 (d) della Convenzione sulla prevenzione e repressione del crimine di genocidio integra la fattispecie propria di genocidio. Tuttavia, per coglierne significati e controversie è necessario analizzare l’articolo nella sua interezza, per cui: «per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale:
a) uccisione di membri del gruppo;
b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;
c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;
d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo;
e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.
Per far sì che un genocidio si verifichi devono quindi coesistere 2 elementi:
elemento mentale (dolus specialis) ovvero l’intenzionalità nella distruzione del gruppo nazionale;
elemento fisico o materiale, che include la realizzazione di almeno uno dei cinque atti riportati.
Se risulta evidente la sussistenza del requisito materiale nei termini di operazioni volte a limitare le nascite interne a uno specifico gruppo, più complessa appare, in assenza di ulteriori prove, la dimostrazione dell'intenzione deliberata di sterminio, di distruzione totale o parziale del gruppo".