Tw: abusi sessuali, sminuirei ma sto imparando a non farlo.
A volte penso a come sarebbe la mia vita se non avessi mai incontrato te. Forse sarebbe successa la stessa cosa ma con un’altra persona, forse invece la mia prima relazione sarebbe stata con quell’altro e non avrei mai appreso questo stile relazionale disfunzionale.
E aver riconosciuto come abuso sessuale quello che pensavo fosse amore solo dopo anni e anni non ha aiutato, perché ho sempre dato per scontato fosse la naturale relazione tra uomo e donna. Dove la donna non vuole avere a che fare con l’uomo, ma lui la cerca, insistentemente. La tocca anche se lei non vuole e si fa toccare, prendendole la mano e portandola dove vuole lui. Costringendola al silenzio, facendosi soddisfare senza mai domandare se fosse tutto ok, senza mai porsi il dubbio dei sentimenti dell’altra persona. Lei se ne va sempre quando lui dopo essere venuto si nasconde in bagno, non dice una parola. Le fa capire che non è più benvenuta ora che ha assolto al suo scopo. E non c’è un parlare di sentimenti, l’unica cosa che conta è il bisogno sessuale di lui. Lei torna a casa sentendosi sporca, sa di aver fatto una cosa che non si deve fare, quindi non ne parla perché prova grande vergogna per quello che ha fatto. E si dice che eppure era proprio lei ad averlo fatto, nessuno l’aveva minacciata. Poteva scappare e non lo ha fatto. Quindi si sente in colpa due volte, perché lo ha fatto anche se non si deve fare, e perché non è stata capace di scappare e imporre il suo volere.
Lui in pubblico non le parla, la ignora. Lei non esiste, esistono gli altri. Con gli amici lei non esiste. Eppure la compagnia è la stessa, ma insieme alle altre persone la loro relazione non esiste. Solo quando tutti vanno a casa lui cambia umore, fa il carino per farsi toccare nuovamente ma lei non ci sta, non ci sta fino a quando lui di nuovo impone il suo corpo, la sua forza è maggiore, non c’è modo di andarsene se non quello di accontentarlo. Sentirsi sporca per un po’ e poi fare finta di niente.
Quindi lei impara che è così che si fa: ci si parla solo quando c’è un bisogno fisico, ma non ci sono sentimenti. Non esistono. Il proprio benessere è sempre secondario, la relazione è segreta e lei non vale granché. Anzi, risuonano le parole di scherno pronunciate in compagnia. Eppure lei potrebbe dire ad alta voce davanti a tutti quello che succede tra lei e lui, ma... no, chi le crederebbe. Lei è una ragazzina di dodici anni, crede nelle parole che lui le dà: sfigata, sola, strana. Chi le crederebbe? Chi di schiererebbe con lei?
Il dramma nel dramma, lei pensa di essere innamorata. Fisicamente lui le piace, insieme dopotutto stanno scoprendo cose sui loro corpi, quando è con lui il suo corpo reagisce bene, sembra una lusinga il fatto che lui abbia scelto proprio lei come oggetto delle sue attenzioni sessuali. Ma nel frattempo lui va con altre ragazze, le corteggia apertamente e questo la confonde: quindi i sentimenti esistono ma io non ne sono degna? Si domanda cosa abbia in meno delle altre ragazze per non meritare quel genere di attenzione, anche lei ha dei sentimenti. Lei lo conosce meglio. Perché non è considerata in quel modo? Perché non si ribella? Perché è, ci crede, lo sente, una sfigata.
Lui nel mentre si fidanza, lei non capisce ancora dove ha sbagliato. In cosa non è stata degna. E non ne può parlare con nessuno perché prova vergogna per esserci stata, per essersi innamorata, per essere rimasta fregata e perché sa di aver fatto delle cose che sembravano sbagliate, di cui proprio non può parlare con nessuno. E da sola non riesce a capire, quindi impara delle cose sbagliate.
Le relazioni si basano sul sesso. In pubblico ci si ignora, non bisogna mai entrare a far parte della cerchia di amici dell’altro. Non importano i sentimenti dell’altro, importano solo i propri. Ma non c’è modo di entrare in contatto con i veri sentimenti, perché risveglierebbero un trauma troppo grande e doloroso per essere svegliato, quindi non c’è mai e-mozione vera. Non c’è relazione duratura perché inconsapevolmente la prospettiva di essere di nuovo toccata, l’idea di dover toccare un’altra persona la spaventa. Secondariamente questa cosa viene combattuta e respinta, tanto da diventare il primo modo di relazionarsi: prima il sesso, poi arrivederci.
Non c’è dialogo, non c’è bisogno di parlare. Tanto non durerà. Tanto non sarà reale. Tanto non lo merito. E comincia a sentirsi fuori posto quasi ovunque, non c’è luogo in cui si senta a suo agio perché ha la netta sensazione di essere, ovunque va, una sfigata.
Fino a quando non comincia a parlarne con qualcuno in grado di capire.
E tutto comincia ad avere senso. E finalmente si intravede la possibilità di uscire dalla gabbia, di far parte di un mondo relazionale normale. Ma la strada è lunga e lo stile disadattivo di comportamento appreso e collaudato con le esperienze e con le false credenze è solido ed è difficile da modificare, richiede fatica, impegno, richiede di parlare con quelle emozioni dolorose. Richiede di ascoltarsi e narrarsi. Sempre. Ed è tosta.
E ogni tanto quando sento di non potercela fare a creare una relazione duratura, né di rifarmi l’autostima, allora fantastico. Chiudo gli occhi e immagino come sarebbe la mia vita se quel giorno non fossi venuta a giocare con le carte dei Pokémon a casa tua. Ero una bambina, non ne avevo idea. Non potevo sospettare. Ma se quella volta io fossi scappata, chissà...