Il consumo ed il consumismo sono, soprattutto, condizioni mentali, approcci alla vita: sono soprattutto condizionamenti e, per la precisione, sono autoreferenziali condizionamenti al consumare, per l’appunto.
Condizionamenti al consumare ed anche al farlo velocemente, rapidamente.
Per tale assunto, quale migliore strategia, per perseguire un obiettivo di consumo sempre più rapido e concitato, del rendere il piacere tratto e derivante da un bene, il più breve(se non momentaneo) possibile?
In questo senso ed obbedendo a questa strategia, come popolo (anzi, come popoli, occidentali soprattutto ma non solo), siamo passati dalla antica cultura dell’utilizzo, nella quale un bene valeva per quanto era utile ed utilizzato, alla cultura del possesso, cioè quella che vede collocato il piacere tratto da un bene nel possederlo anche senza utilizzarlo (ah, il magico mondo delle collezioni), per poi finire intrappolati nella cultura dell’acquisto, che stringe e costringe il piacere che un bene può procurarci nell’inesistente istante del suo acquisto, in quei pochi secondi in cui, in attesa della risposta del P.O.S., il bene non è più del negoziante ma neppure ancora nostro, ed esauritosi quel rito di scambio di danaro, anche il piacere si esaurisce, affamandoci nuovamente, spingendoci verso una nuova dose di piacere attraverso un nuovo acquisto.
Vestiti che non indossiamo, libri che non leggiamo, bottiglie di vino che non beviamo: quanti di noi possono dirsi immuni dalla sindrome del bene acquistato e non utilizzato?
Io no di certo, ne sono immune...perchè, poi, collocato il piacere nel mero e vano e vuoto acquisto dello stesso, ci troviamo a desiderare solo ciò che non abbiamo ed una volta ottenutolo, non lo desideriamo più, o quantomeno non più quanto le desideravamo prima, e quindi lo tralasciamo, non lo gustiamo, non lo esploriamo, non lo utilizziamo...non lo consumiamo.
Il contagio più grave, infine, è quello che avviene quando, questo approccio, coinvolge i sentimenti: chi già sta al nostro fianco, provvedendo sicurezza, affetto, supporto, solidarietà, disponibilità all’ascolto, proprio perchè al nostro fianco già sta, ci attrae molto meno di qualcuno che al nostro fianco non sta e che nessun valore aggiunge alla nostra vita.
Ed il paradosso finale è che il Consumismo (con la c maiuscola) ci ha portato ad accumulare beni che poi, di fatto, non consumiamo affatto, ma ‘’acquistiamo/conquistiamo’’ solamente.
Beni, relazioni, amori, persone, contesti, esperienze, appena sfiorate, appena accennate, osservate da fuori, da distante, ma approfondite mai.
La nostra non è l’epoca del consumismo, non più: è quella dell’Accumulismo.