Religione e cura di sé stesso
La questione del rapporto tra religione e cura di sé stesso è un tema di grande importanza ed attualità della psicologia della religione. Nel 2001 un rapporto del dipartimento della Pubblica Sicurezza su “Sette religiose e due movimenti magici in Italia” ha suscitato non pochi allarmismi tra molte persone preoccupate per alcuni atti riconducibili a espressioni di cieco fanatismo religioso e follia distruttiva.
Anche se alcuni nuovi movimenti religiosi praticano un proselitismo aggressivo nonché un lavaggio sistematico del cervello, sembra opportuno mettere in evidenza che solo una minoranza dei nuovi movimenti religiosi mette in atto tali comportamenti stigmatizzabili. Pertanto è opportuno, dal punto di vista della psicologia della religione, rivolgere l’attenzione ad un aspetto specifico di molti nuovi movimenti religiosi, ovvero l’importanza attribuita al benessere psicologico raggiunto attraverso una corretta integrazione tra corpo, mente e spirito.
Cercare il maestro dentro di sé
Alcuni nuovi movimenti religiosi, tra cui spicca il New Age, si propongono di aiutare gli adepti a conseguire un modo nuovo di pensare e rapportarsi al mondo, assumendo un atteggiamento diverso nei confronti della vita e della natura al fine di raggiungere l’armonia. Tali nuove religioni utilizzano per raggiungere tale obiettivo la meditazione interiore, la riflessione, lo Yoga, il dialogo con sé stessi e con gli altri. Spesso tali nuove religioni utilizzano anche le tecniche di rilassamento e gli insegnamenti recuperati da antiche civiltà calpestate dall’uomo occidentale, come per esempio gli Indiani d’America. Inoltre tali nuovi movimenti religiosi insistono sull’importanza di cercare e trovare il maestro interiore dentro sé stessi. Per dirla in altro modo, tali gruppi religiosi sono convinti che il vero maestro è dentro di noi.
Un cammino spirituale con sette gradini
Alcune nuove religioni si pongono una domanda di notevole importanza, ovvero quali gradini l’uomo può e deve percorrere per vivere davvero libero e raggiungere la saggezza interiore. Deepak Chopra, un affermato medico di origine indiana che ha reso accessibile al mondo occidentale la filosofia della medicina ayurvedica indiana in una prospettiva olistica, sottolinea l’importanza del benessere spirituale di una vita libera; Chopra indica sette fasi che, a suo dire, ogni uomo è in grado di affrontare: fase dell’innocenza; dello sviluppo dell’ego; ricerca del successo; fase del dare agli altri; ricerca della divinità; vedere la divinità; realizzazione dello spirito.
Il primo stadio è quello dell’innocenza, automaticamente associata all’infanzia: infatti basta guardare il volto di un bambino per vederla. Tuttavia, una volta adulto, l’uomo spesso dimentica di possedere l’innocenza. Dall’innocenza nasce l’ego. Nel momento in cui ognuno di noi comincia a rendersi conto di essere un'entità separata dagli altri e dal mondo, nasce un bisogno di identificazione con gli oggetti, le circostanze e le persone intorno a noi. Lentamente cominciamo a vedere noi stessi attraverso gli occhi degli altri e per noi diventa necessaria la loro approvazione. Nello stesso tempo nasce anche un senso di paura e insicurezza dal quale può derivare una tendenza a controllare e manipolare gli altri. Per cercare l’ego che è in noi basterebbe guardarsi dentro e imparare a conoscere la nostra personalità nei suoi vari aspetti.
Diventato forte e sicuro di sé, perfino bellicoso, nella terza fase dell’evoluzione spirituale l’ego va alla ricerca della fama e della ricchezza nonché del potere. Questa è la fase dell’“achiever”, colui che cerca il successo in ogni modo e con qualsiasi mezzo. Ma l'achiever, dopo aver accumulato di tutto, è ormai stanco di tale comportamento, ragione per cui dà origine al “giver”, ovvero colui che dà. La scoperta che la felicità non consiste solo nel prendere ma anche nel dare costituisce un punto di svolta per l’ego. La paura di perdere tutto ciò che si è accumulato comincia a sparire, cosicché l'achiever si rende conto che dare è piacevole quanto prendere.
La base del giver è fondamentale per avvertire l’esistenza di una fonte più profonda di amore e appagamento. Nell’aiutare le altre persone riusciamo a intravedere la loro anima e, così facendo, iniziamo a cercare e intravedere la nostra anima. Avendo iniziato a dialogare con la nostra anima, nasce il desiderio di entrare in contatto con lo spirito universale, e cioè lo spirito che unisce ogni cosa all’altra.
In questa fase si riesce a vedere oltre, cosicché impariamo a vedere la divinità di Dio nella vita stessa. A questo punto è possibile iniziare l’ultimo stadio del processo dell’evoluzione spirituale. In tale stadio possediamo una conoscenza della divinità derivante dall’esperienza, dalla percezione di Dio in un albero, nell’arcobaleno e in altri esseri.
Un'ulteriore caratteristica dei nuovi movimenti religiosi e del New Age in particolare è rappresentata dal superamento della visione dualistica tra corpo e spirito. Tenendo conto degli sviluppi della fisica moderna, si è giunti alla convinzione che esiste una fondamentale unità dell’universo, per cui la natura ci appare come una complessa rete di relazioni tra le varie parti del tutto. Di conseguenza, a una visione di tipo meccanicista se ne sostituisce una organicista nella quale corpo e mente sono realtà tra loro indissociabili che si influenzano reciprocamente.
Per il mistico orientale tutte le cose e tutti gli eventi percepiti dai sensi sono collegati tra loro e sono soltanto differenti aspetti della stessa realtà ultima. Secondo questo modo di vedere la realtà, il corpo non è altro dallo spirito e viceversa.
Secondo questo modo di vedere le cose, scompare la classica distinzione della medicina ufficiale e della psicologia classica tra malattie fisiche e malattie psichiche, dal momento che non esiste un netto confine tra corpo e spirito, cosicché ciò che conta non è la parte colpita dalla malattia ma il significato che lo sviluppo di qualsiasi patologia assume per la persona.
La convinzione di base è che ogni malattia rappresenti una situazione di crescita e di cambiamento successivo e, nel momento in cui si manifesta, costituisce per la persona un campanello di allarme. Di conseguenza, curare e guarire non sono fini in sé stessi.
Conoscersi è un fine. Compito della persona è quello di ascoltare gli input che provengono dal corpo, proprio perché nel momento in cui ci si ammala viene lanciato un segnale da ascoltare e da comprendere al fine di guarire. Si può dire, secondo alcuni autori, che all’origine delle malattie c’è la mancanza di armonia e di equilibrio. Quindi, a detta di alcuni studiosi, trovare la salute significa trovarsi.
Prof. Giovanni Pellegrino