Il sistema funziona grazie a te, in modo così raffinato che tu lo alimenti 24 ore su 24 essendone totalmente inconsapevole.
Ne fai parte tramite due vie apparentemente diverse.
La prima è la via della sottomissione e dell'obbedienza. Sei uno schiavo identificato col sistema di cui condividi, nutri e difendi il regime. Non ti opponi perché non sospetti nemmeno che tu sia completamente addormentato.
La seconda è la via della ribellione e del senso di ingiustizia. Sei uno schiavo che non condivide il regime, ma lo nutri con il tuo distacco; sei convinto di non farne parte, in realtà ti identifichi con rabbia, frustrazione, ansia e dolore, cose di cui il sistema è ghiotto. Più ti incazzi più lo espandi, più si espande, più ti incazzi.
Anche se nel quotidiano sembrano due strade differenti, sono la stessa strada.
Soprattutto quello che la tua mente ha intenzione di fare è già stato previsto e calcolato dal sistema, anzi ce l’hai nel cervello perché il sistema ti ha indotto a comportarti in un certo modo, per cui tutte le volte che credi di combattere qualcosa di esterno a te, stai solo rafforzando l’illusione.
Nessuno ha mai vinto una guerra sociale, il sistema ha solo permesso che si passasse a una fase successiva.
Il tempo che passi a inveire contro ciò che dichiarano i giornali o contro il politicante di turno, è direttamente proporzionale al tuo addormentamento.
Il Green Pass resta sotto i riflettori. Dal 6 agosto 2021, ovvero quando la misura entrerà in vigore e consentirà l'accesso alla stragrande maggioranza di spazi comuni e attività esibendo il certificato verde, le potenziali limitazioni interesseranno anche le chiese? Durante la prima ondata pandemica, infatti, anche le messe erano state soggette a sospensione, nel […]
Una volta c’erano le barzellette, oggi c’è la realtà.
Lettura critica dell'articolo: "Isolated sleep paralysis elicited by sleep interruption".
Takeuchi, T., Miyasita, A., Sasaki, Y., Inugami, M., & Fukuda, K. (1992). Isolated sleep paralysis elicited by sleep interruption. Sleep, 15(3), 217–225.
Problematica della ricerca
La ricerca nasce con l'intento di esaminare l'insorgenza delle già conclamate paralisi del sonno isolate (ISP, isolated sleep paralysis) (1) in soggetti normali e pertanto in assenza di ulteriori sintomi riconducibili alla narcolessia, quali possono essere gli attacchi di sonno o i fenomeni cataplettici (2–9).
Da dati precedentemente analizzati da Hishikawa et al., è emerso che i pazienti affetti dalla summenzionata patologia risentono della paralisi del sonno esclusivamente durante i periodi di sonno REM all'addormentamento (SOREMP, sleep onset rapid eye movement period) (10,11).
Questo studio, in aggiunta alle registrazioni poligrafiche già messe in atto da Hishikawa et al., si avvale anche di una primissima documentazione in laboratorio dei casi di ISP.
Obiettivi e ipotesi
Oggetto della ricerca è l'elicitazione del SOREMP, con conseguente analisi delle registrazioni poligrafiche ottenute durante le ISP. Desta inoltre particolare interesse, ai fini dell'indagine, determinare quali siano gli effetti psicologici e neuropsicologici delle ISP.
Le già rinvenute scoperte relative ai pazienti narcolettici (10,11) suggeriscono a Takeuchi et al. l'idea di un probabile esordio delle ISP al perdurare dei SOREMP, dunque ritrovando ivi una possibile origine fisiologica delle ISP.
Costrutti teorici indagati
Antecedentemente, nel 1970 Weitzman et al. (12) avevano illustrato come l'interruzione del ritmo sonno-veglia circadiano possa portare al SOREMP, seguiti nel 1975 da Carskadon e Dement (13).
Egualmente importanti risultano ulteriori studi (14–17) sottolineanti l'influenza che, a tal proposito, ricopre l'interruzione del ciclo REM-NREM nell'induzione del SOREMP.
Takeuchi et al., servitisi dei dati ottenuti da tali ricerche, soppesano il già dichiarato ruolo esercitato dal SOREMP nell'insorgenza delle paralisi narcolettiche. Indagano quindi, a posteriori, il fenomeno dell'ISP e la correlazione che quest'ultimo possa avere con il succitato SOREMP.
Caratteristiche dei partecipanti
I soggetti sono stati selezionati a partire da un questionario, distribuito a 1314 studenti di college, di cui 564 (43%) avevano asserito di aver subito una o più volte degli episodi di ISP – definiti nel modulo come stati di rilassamento, coscienti o onirici, caratterizzati da inabilità al movimento e alla vocalizzazione. Inoltre, il test faceva uso del termine «kanashibari» in quanto termine familiare al 98.4% degli studenti giapponesi (18). Tra i 564 soggetti, infine, è stata condotta una cernita che ha permesso di vagliare 16 studenti – 8 uomini e 8 donne – tra i 18 e i 21 anni, adottando degli specifici criteri in modo tale da estromettere i pazienti affetti da narcolessia. Da una parte, infatti, i partecipanti dovevano aver sperimentato il fenomeno di ISP almeno due volte; dall'altra doveva essere escluso dalla ricerca chiunque avesse manifestato sintomi quali cataplessia o attacchi di sonno.
Misure impiegate per rilevare ciascun costrutto teorico
Per sette notti, i 16 studenti sono stati assegnati ad una stanza con attenuazione acustica e non illuminata. Le prime due notti, onde evitare possibili indisposizioni legate all'ambiente di laboratorio – quindi non abituale – erano di adattamento. A queste si sono susseguite rispettivamente una terza notte, adoperata come base di comparazione per le altre, e quattro notti di indagine effettiva – durante le quali il sonno è stato interrotto per circa 60 minuti.
Difatti, ogni partecipante, risvegliato all'udire del proprio nome tramite auricolari, era chiamato a svolgere un compito di vigilanza auditiva al banco della propria stanza. L'interruzione è avvenuta a 40 minuti dall'inizio del sonno NREM, conseguente alla fase REM del primo stadio del sonno nel corso di due notti e, analogamente, alla fase REM del terzo stadio nelle altre due notti.
Dopo aver svolto il compito ed essere tornati a riposare, i soggetti sono stati nuovamente interpellati a 5 minuti dalla fase REM, al fine di essere interrogati inerentemente allo stato di coscienza precedente il risveglio. Ad ogni esaminato dichiarante un episodio onirico o di ISP veniva indi richiesta la compilazione di un questionario, compreso di una checklist – attinente ai dettagli del sogno o dell'ISP – e di scale di valutazione con riguardo all'esperienza vissuta.
In seguito a dei resoconti verbali – registrati su nastro per posticipata trascrizione – era previsto il completamento di un'ulteriore batteria di test, composta di prove quali una scala sulla sonnolenza e una checklist sugli aggettivi umorali (MACL, mood adjective checklist). Infine, i ricercatori hanno congedato i soggetti per far sì che disponessero esattamente di 7.5 ore di sonno.
La totalità di questo periodo è stata osservata poligraficamente mediante elettroencefalogramma (EEG), elettrooculogramma (EOG) ed elettromiografia (EMG), con ciascuna registrazione segnata convenzionalmente ogni 30 minuti (19). Sono state misurate, inoltre, ulteriori condizioni fisiologiche come battito cardiaco, respirazione, pletismografia, temperatura rettale e potenziale d'attività cutanea.
Risultati ottenuti in riferimento a ciascuna ipotesi inizialmente formulata
In riferimento alla stimolazione del SOREMP dopo il primo stadio del sonno, considerando entrambe le notti e tutti i partecipanti (con un totale di 32 eventi), sono emersi 18 SOREMP (58.1%) e 13 non-SOREMP (41.9%). È stato escluso un unico caso (TI-2) che essendosi svegliato autonomamente – per riportare un'ISP – prima che venisse chiamato dagli esperti, non è stato considerato nel punteggio. Per quanto concerne il SOREMP successivo al secondo stadio del sonno, invece, sono stati rilevati 28 SOREMP (87.5%) e 4 non-SOREMP (12.5%), che ribadiscono l'efficacia del metodo di interruzione del sonno già messo in atto da Hishikawa et al. in particolare dopo il terzo stadio. Tra le 64 singole notti in cui i ricercatori hanno applicato tale metodo, si sono verificate 6 ISP (9.4%) di cui due vissute dal medesimo individuo. Ogni ISP rilevata, ad eccezione del già citato caso TI-2 , è avvenuta solo in seguito alla comparsa del SOREMP – indicando dunque una forte connessione tra la stessa e l'ISP.
I soggetti hanno dichiarato inabilità a muoversi e consapevolezza della realtà. Ad eccezione di uno di loro, tutti hanno percepito almeno una modalità di allucinazione (tattile, acustica o visiva) e, ancora una volta in 5 casi su 6, sono stati riportati sentimenti negativi di ansia o paura – similmente ai pazienti affetti da narcolessia già studiati da Hishikawa et al.
In 5 casi, in aggiunta all'ISP, si sono distinti dei sogni: tra questi, TI-1, NA e AK hanno manifestato le paralisi subito dopo l'attività onirica, mentre per KK appena prima che questa si presentasse.
Le ISP, studiate per mezzo di diagrammi del sonno e registrazioni poligrafiche, hanno presentato una latenza REM molto corta – e i due casi in cui questa è stata più lunga della norma, gli attacchi sono risultati più deboli. È emersa, in aggiunta, un'attività alpha elevata accompagnata da atonia. Se questi risultati appaiono simili a quelli ottenuti da Hishikawa et al. (10) sugli individui narcolettici, differiscono però da quelli riguardanti la portata e la gravità della paralisi del sonno. I pazienti narcolettici, contrariamente ai soggetti studiati da Takeuchi et al., avevano infatti presentato grandi difficoltà nella ripresa, talvolta non riuscendo a rianimarsi neppure dopo essere stati fisicamente scossi dai ricercatori.
Limiti dello studio
È importante notare che, a causa della mancanza di efficaci controlli procedurali che vanificassero eventuali distorsioni nella ricerca, non è possibile confermare con assoluta certezza le implicazioni dei risultati ottenuti. Un esempio evidente ricollegabile a ciò è, in effetti, l'esclusione di TI-2 dalle valutazioni. Si può evidenziare, a tal proposito, la percentuale di ISP ottenute in relazione alla totalità dei partecipanti: sono stati osservati 6 casi di ISP (9.4%) di cui uno – ricordiamo – è stato successivamente escluso. Sebbene ciò possa derivare da fattori casuali e puramente statistici, è fondamentale notare che tali fattori possono comunque essere estremamente rilevanti per quanto riguarda l'insorgenza – o non insorgenza – di ISP. Se da una parte ogni ISP si è verificata nelle notti caratterizzate da SOREMP, dall'altra le ISP verificatesi sono comunque state in quantità esimia rispetto alle 64 possibilità. È dunque difficile dire se, in altre condizioni, avrebbero comunque potuto presentarsi.
Gli autori, nell'articolo, si riferiscono a TI-2 affermando che «nonostante non abbia raggiunto il pieno stadio REM, il basso voltaggio dell'EEG desincronizzato e l'atonia prima del suo risveglio volontario suggerivano uno stadio REM». Sottolineando il comparire dell'ISP dopo che esso fosse tornato a dormire, in comparazione con gli altri eventi di ISP avvenuti durante lo studio, concludono: «di conseguenza, appare che se fosse trascorso più tempo senza il suo risveglio volontario, anche in questo caso sarebbe avvenuto il REM». Assumono così una posizione distaccata dall'avvenimento, non considerando che l'effettivo intento della ricerca non era quello di valutare l'elicitazione del SOREMP, bensì di correlare quest'ultima con l'ISP. Pertanto, il fatto che nel caso TI-2 il soggetto si sia svegliato prima del SOREMP, avrebbe potuto essere un dato rilevante e da non escludere; è difatti interessante osservare che l'ISP si sia verificata senza SOREMP, piuttosto che discutere sulla possibilità che quest'ultimo potesse avvenire da lì a breve. Lo svegliarsi per riportare quanto accaduto – che secondo le testuali parole degli autori sarebbe stata un'azione condotta «volontariamente» – è inoltre stato provocato dall'ISP stessa, e quindi in assenza di un'evidente e inconfutabile volontà del partecipante. Gli stessi esperti aggiungono, in tal senso, che non avendo valutato i risvegli in condizioni di NREM, non hanno potuto stimare la probabilità di potenziali insorgenze di ISP nel sonno NREM.
Infine, un ulteriore confine è rappresentato dalla necessità di uno studio longitudinale, dovuto all'eventualità – per quanto ciò non sia sopravvenuto per tutta la durata della ricerca – che in un futuro prossimo al momento dell'indagine gli esaminati potessero manifestare sintomi di narcolessia.
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