A volte uno vuole parlare con qualcuno, ma non con chiunque.
—L.O.

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A volte uno vuole parlare con qualcuno, ma non con chiunque.
—L.O.
Gli appuntamenti dopo i 30 anni sono sedute psicologiche in cui entrambe le parti cercano di capire quale sia il problema mentale dell'altro senza rischiare il coma etilico nel mentre.
„I loro appuntamenti…
…erano costanti.
Si trovavano sempre
l'uno nella mente dell'altro,
il posto più intimo dove
una persona possa entrare…”
web
Foto fonte: @ponponwitness
Titolo provvisorio perché non so ancora come chiamare questa cosa:
“Non era un appuntamento (ma Netflix avrebbe già approvato la sceneggiatura)”
Io ho sempre avuto un rapporto complicato con la vita sociale del mio paesino.
Quel tipo di rapporto che eviti per anni e poi, un giorno, senza preavviso, ti ritrovi a viverla come se fosse una sottotrama romantica che non avevi chiesto ma che ora ti tiene incollata allo schermo.
Quando sono tornata dalla Danimarca ero persa.
Così ho fatto quello che faccio quando la mia vita sembra una bozza mai salvata:
ho detto sì a troppe cose contemporaneamente.
Progetti. Persone. Uscite. Volontariato.
Una rom-com per una persona con la batteria sociale di un Nokia al 10%.
Lui c’era già.
Non presente, ma presente abbastanza da essere riconoscibile.
Una comparsa ricorrente nelle stagioni precedenti della mia vita.
Poi, per puro caso (che nelle rom-com non è mai davvero puro), ci rincontriamo a un evento sportivo dove io finisco a fare parte dell’organizzazione senza aver mai firmato un contratto con l’universo.
Saluti rapidi. Una domanda. Taglio di scena.
Il giorno dopo: richiesta su Instagram.
Io continuo a vivere la mia vita caotica, ma ogni tanto compare un like alle storie.
Silenzioso. Educato. Persistente quanto basta per essere notato.
Una sera esco a cena con il migliore amico del mio ex.
Bevo.
Venere e Dioniso fanno brainstorming.
Io scrivo.
“Grazie per i like.”
Wattpad avrebbe potuto salvarmi.
Io no.
Lui visualizza.
Io entro nella modalità fight or flight, ma senza nessuna delle due opzioni disponibili.
Controllo se mi ha tolto il follow. Non l’ha fatto.
Respiro. Male.
La mattina dopo mi risponde.
Mandata nel cuore della notte, perché ovviamente sì.
Iniziamo a parlare.
Con quella leggerezza che non promette niente ma apre possibilità.
Scopriamo che ci piace il teatro.
Lui propone di uscire.
Io mando screenshot di spettacoli come se stessi preparando un pitch creativo.
Prenotiamo.
Arriva il giorno.
Io: panico.
Biglietti? Vestiti? Tempi?
È un appuntamento o una semplice uscita culturalmente corretta che finirà nei miei ricordi confusi?
Arrivo in stazione in anticipo dell’anticipo.
Lui anche, perché deve fare i biglietti.
Grazie Trenord: Cupido con problemi logistici.
Mi saluta da dietro e io sobbalzo come la protagonista goffa di una rom-com.
Un po’ di imbarazzo. Il tipo giusto.
Mi chiede come sta la mano prima di chiedere cosa sia successo.
Nota mentale: green flag salvata nei preferiti.
Il treno è in ritardo.
Poi si ferma in mezzo al nulla.
Facciamo calcoli degni di una missione impossibile.
Nel frattempo condividiamo storie epiche su Trenord e Trenitalia: materiale perfetto per un montaggio con musica indie in sottofondo.
Arriviamo. Metro.
Io lo tempesto di domande.
Mi piace come parla.
Come racconta.
Come si racconta.
Mi piace stare ad ascoltarlo, ed è una cosa che Netflix avrebbe sottolineato con uno zoom lento.
Arriviamo due minuti prima dello spettacolo.
Slow clap invisibile.
A Christmas Carol.
Io amo Dickens. Amo Scrooge. Amo quella storia che riesce a farmi amare il Natale contro ogni previsione.
Lo spettacolo è bellissimo.
Rido.
Poi mi commuovo.
Lui se ne accorge.
Non dice nulla di invadente.
Reazione perfetta. Amazon Original Approved.
Dopo lo spettacolo si parla di tutto: arte, volontariato, progetti futuri, cose leggere.
Torniamo nel nostro paese.
Momento saluti.
Imbarazzo.
Due baci sulle guance.
Invito a cena (data TBD, ovviamente).
Poi un abbraccio lungo.
Io avevo dimenticato quanto fosse bello un abbraccio che non dovevi spiegare.
La serata finisce, ma continuiamo a scriverci.
Nei giorni dopo.
Si ricorda anche del mio esame (questa scena la Wattpad commenterebbe in massa).
Tutti mi dicono che era un’Uscita.
Non un’uscita.
Io non lo so.
So solo che mi è piaciuto esserci.
Mi è piaciuto parlare.
Mi è piaciuto sentirmi al posto giusto, per una sera.
Forse non era un appuntamento.
Forse era solo il pilot.
E se lo fosse,
io una seconda puntata la guarderei.
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Temporary title because I still don’t know what to call this thing:
“It wasn’t a date (but Netflix would’ve greenlit it)”
I’ve always had a complicated relationship with my small-town social life.
The kind you avoid for years and then suddenly live as if it’s a romantic subplot you never asked for—but now you’re invested.
When I came back from Denmark, I was lost.
So I did what I do when my life feels like an unsaved draft:
I said yes to too many things at once.
Projects. People. Volunteering.
A rom-com plot for someone with the social battery of a phone at 10%.
He’d been there before.
Not present, but present enough.
A recurring background character from earlier seasons.
Then, by pure chance (which in rom-coms is never really pure), we meet again at a sports event where I somehow end up helping with the organization.
Quick hellos. One question. Cut.
The next day: Instagram request.
I keep living my chaotic life, but every now and then—a like on my story.
Quiet. Polite. Just noticeable enough.
One night I’m out to dinner with my ex’s best friend.
I drink.
Venus and Dionysus take over.
I text.
“Thanks for the likes.”
Wattpad could’ve saved me.
I did not.
He sees it.
I enter full rom-com panic mode.
I check if he unfollowed me. He didn’t.
I survive.
The next morning: a reply.
Sent in the middle of the night, because of course.
We start talking.
Light. Easy.
We realize we both love theater.
He suggests going out.
I send show options like a creative pitch deck.
We book.
The day arrives.
I panic.
Tickets? Outfit? Timing?
Is this a date or just a culturally responsible hangout?
I arrive at the station way too early.
He does too—because he has to buy tickets.
Thank you, Trenord: logistical chaos as Cupid.
He greets me from behind and I jump like the awkward rom-com lead.
A little awkwardness. The right kind.
He asks about my hand before asking what happened.
Mental note: green flag saved.
The train is late.
Then it stops in the middle of nowhere.
We do math like it’s a mission.
Meanwhile, we exchange legendary Italian train horror stories—perfect indie-music montage material.
We arrive. Metro.
I ask him everything.
I like how he talks.
How he tells stories.
How he tells himself.
I like listening to him—cue soft focus shot.
We arrive two minutes before the show starts.
Perfect timing.
A Christmas Carol.
I love Dickens. I love Scrooge. I love that story that somehow makes me love Christmas.
The show is beautiful.
I laugh.
Then I get emotional.
He notices.
Says nothing unnecessary.
Perfect reaction. Amazon Original approved.
Afterwards, we talk about everything: art, volunteering, future plans, light things.
Back in our town.
Goodbye moment.
Awkward.
Two cheek kisses.
Dinner invitation (date TBD).
Then a long hug.
I had forgotten how good an unspoken hug feels.
The night ends, but we keep texting.
In the days after too.
He even remembers my exam (Wattpad readers are screaming).
Everyone says it was a Date.
I’m not sure.
What I know is that I liked being there.
I liked talking.
I liked feeling in the right place, just for one evening.
Maybe it wasn’t a date.
Maybe it was just the pilot.
And if it was,
I’d watch episode two.
Quante volte siamo stati su di una panchina ad aspettare?
Aspettare una persona,aspettare un amore che mai arriverà….
Lottare fino alla fine per dare tutto pur sapendo che se ne uscirà sconfitti…
‘Ho sbagliato tante volte ormai,che lo so già …’
🩵🧡
"...senza addio"
Ivan Talarico
Nel 2025 si dimenticano di portare i fiori al primo appuntamento ma i preservativi no