Io vorrei davvero scrivervi di un amore a lieto fine, ma il fatto è che non posso: non si può scrivere qualcosa che non si conosce, e questa è una convinzione che mi sono portata dietro per anni, la stessa convinzione che mi ha fatto rimandare la stesura di un romanzo d’esordio, interrompere le bozze di quelli che tentavo a metà, e poi lasciarle invecchiare nel computer, con word che come una ex psicopatica si segna l’ultimo accesso. Io l’ho tolto, l’ultimo accesso, così potevo ignorare tutti su whatsapp. E su instagram. Tanto chi mi ignorava manco l’aveva.
Ad ogni modo, ho cambiato idea. E sono qui a scrivere di qualcosa che non ricordo neanche più che sapore abbia, o esattamente che cosa ti faccia provare, oltre al disgusto che provo io in questo esatto momento al solo pensiero. Innamorarsi. Bah, che cosa stupida. Più vado avanti più sono convinta che il processo d’innamoramento sia il covare lento di una fissazione per una persona mascherata da sentimento. Che poi si sa, l’amore arriva dopo. Almeno, così m’hanno detto. Sì, m’hanno detto, perché si sa che gli scrittori sono dei ladri: prendono qualche citazione qua e là per fare l’apertura d’effetto, ci piantano qualche omaggio a qualche grande scrittore, ne criticano qualche altro, e tra tutte queste stronzate (perdonatemi il francesismo) ci piantano briciole di storie raccolte qua e là, nei libri stessi, nelle osterie, nei salotti che non erano altro la versione fisica di un giornale come Vanity Fair. Che si sa, anche prima l’arte passava in secondo piano quando c’era un pettegolezzo succoso da far ballare di bocca in bocca. Il problema vero della società di oggi è che si è smesso di creare arte per creare gossip, e l’arte passa comunque in secondo piano sempre (perché il Grande Fratello trasmette ventiquattro ore al giorno, mentre i documentari sull’arte vengono cancellati dopo il primo appuntamento). Probabilmente troviamo più conforto nel criticare le vite altrui che nella ricerca della bellezza. E forse sono io la stupida che crede ancora che sarà proprio la bellezza a salvare il mondo. “Señores, siguen cultivando la belleza” diceva Berlino, dopo aver articolato, con una mimica facciale pari a quella del compagno di banco che ti suggeriva in muto quando eri interrogato alla lavagna e in un italiano terribile, un “continua a fare quello che ti appassiona.” Lo farò, e scriverò d’amore. E ovviamente, pur rubacchiando qua e là, lo farò a modo mio.
Scrivi di quello che sai, mi dicevo. E dire che una volta ero convinta di saperne molto, dell’amore. La mia conoscenza si basava su una pila di libri che variava dal sempiterno Twilight a Margaret Mazzantini (che obbiettivamente fanno a pugni, ma non c’è stato mai nulla di coerente nelle mie scelte di vita) e, soprattutto, su quel diffuso sentimento che confondevo per amore e che in realtà era cieca fissazione. Lo so perché me l’hanno detto, che l’amore non è quello. Ovviamente, quando c’ero dentro e non avevo le fette di prosciutto sugli occhi, ma direttamente il maiale. Il macellaio dell’Esselunga veniva da me a rifornirsi. Se l’amore rende ciechi, provate l’ossessione: quella vi rende pure sordi, muti e incapaci di muovere un solo dito che non sia per cercare di compiacere l’oggetto della vostra fissa passeggera (come i pokémon e la macarena). Ma basta, ho messo troppi riferimenti pop solo in queste due pagine. Chi mi capisce? E se hai pensato: “sono io il maledetto, è il solito cliché”, o perlomeno hai capito in che lingua sto parlando, sappi che sei il mio nuovo migliore amico. Ti voglio bene.
Dopo questo exploit (grazie Treccani) torno seria, ma non troppo. Perché alla fine ci credo nello scopo didattico della letteratura, e questo sarebbe proprio quello di far riavvicinare la gente alla forma scritta. Immaginatemi su una poltroncina di design di pelle, piantata in mezzo al palco di uno studio televisivo qualunque, ovviamente illuminata a giorno peggio che la D’Urso. Ecco, dall’alto del mio piedistallo (e del tacco 12 rosso laccato) inizio con la pappardella seria. Giuro che non sarà noiosa, ché tanto non ce la faccio a non essere sarcastica.
Tutto quello che so dell’amore adesso è che non l’ho ancora incontrato. La cosa buffa è che lo dico ogni volta che mi sono ripresa dall’ultima sbandata di turno in cui credo di aver trovato l’amore della mia vita, ovviamente giusto poco prima che me ne prenda un’altra. Cosa dicevamo, sulla coerenza? Ad ogni modo capita più che mi sbagli che il famigerato colpo di fulmine, che per la cronaca io mi immagino come un vero e proprio fulmine che cade dal cielo dritto sulla mia testa. La gente ci muore anche, per queste cose, e io le scambio per amore. Nel frattempo, Giulietta e Romeo si sono rivoltati nella tomba.