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Mi sento esattamente come quando feci la maturità: sta finendo una fase della mia vita ed è bruttissimo dover scrivere FINE alla fine di ogni capitolo.
Sto ancora imparando a come tornare indietro a leggere i miei capitoli senza voler dar fuoco a tutte le pagine.
E.V Rogina
Come primo argomento direi di iniziare con uno dei miei hobby preferiti, la scrittura. Sono anni che scrivo e da un anno a questa parte uso tutto il tempo che mi rimane dallo studio (e dalle serie tv) per scrivere un capitolo di questa mia trilogia. Ora come ora, ho finito di scrivere il secondo libro, ma visto che io e l'italiano siamo due rette parallele, ora inizierò a revisionare il mio operato: aggiustando qui, descrivendo lì, aggiungendo qua. Insomma, piangerò lacrime di sangue fino a che non avrò finito di revisionare tutti e due i libri.
Nel frattempo dovrò anche iniziare l'ultimo libro, mentre dovrò correre per tenermi in pari con lo studio e le serie tv, e allo stesso tempo cercare di ricavarmi un po di tempo per gli amici. Ciò significa che pregherò ogni Santa sera prima di andare a nanna che i giorni si allungheranno di altre 24 ore così per avere tempo sufficiente a fare tutto.
Pregate con me. Vi prego.
LETTERE D'AMORE
Capitolo I
Mia cara, sono passati sei giorni da quando mi hai lasciato. Il dolore è stato fortissimo e ancora oggi ne porto le ferite. Certo è che invece di scrivere “ti lascio” su un mattone e lanciarmelo in testa dalla tua finestra, avrei preferito un messaggio in chat.
Eppure quando ti conobbi mi dicesti che l’amore è eterno finché è duro, e credimi duro lo è ancora. Però i miei amici dicono che non ho capito bene la frase e che ho frainteso. Mah.
Io sono sicuro che mi ami, anche se al parco quando mi sono avvicinato a te, ti ho vista baciare la tua amica, potrebbe sembrare che pur di evitare me limoneresti anche la tua migliore amica. Potrebbe sembrare. Sembrare. Sembra.
Anche quando facevamo sesso e leggevi un libro, guarda che a me non importava se leggevi. Solo che vederti leggere spesso i libri di Alberto Angela mi rendeva nervoso. Io ero lì che mi impegnavo nel sesso e dalla copertina lui mi guardava come a dire: “Io divulgo più forte”.
[continua…]
Scrivi quello che sai
Io vorrei davvero scrivervi di un amore a lieto fine, ma il fatto è che non posso: non si può scrivere qualcosa che non si conosce, e questa è una convinzione che mi sono portata dietro per anni, la stessa convinzione che mi ha fatto rimandare la stesura di un romanzo d’esordio, interrompere le bozze di quelli che tentavo a metà, e poi lasciarle invecchiare nel computer, con word che come una ex psicopatica si segna l’ultimo accesso. Io l’ho tolto, l’ultimo accesso, così potevo ignorare tutti su whatsapp. E su instagram. Tanto chi mi ignorava manco l’aveva.
Ad ogni modo, ho cambiato idea. E sono qui a scrivere di qualcosa che non ricordo neanche più che sapore abbia, o esattamente che cosa ti faccia provare, oltre al disgusto che provo io in questo esatto momento al solo pensiero. Innamorarsi. Bah, che cosa stupida. Più vado avanti più sono convinta che il processo d’innamoramento sia il covare lento di una fissazione per una persona mascherata da sentimento. Che poi si sa, l’amore arriva dopo. Almeno, così m’hanno detto. Sì, m’hanno detto, perché si sa che gli scrittori sono dei ladri: prendono qualche citazione qua e là per fare l’apertura d’effetto, ci piantano qualche omaggio a qualche grande scrittore, ne criticano qualche altro, e tra tutte queste stronzate (perdonatemi il francesismo) ci piantano briciole di storie raccolte qua e là, nei libri stessi, nelle osterie, nei salotti che non erano altro la versione fisica di un giornale come Vanity Fair. Che si sa, anche prima l’arte passava in secondo piano quando c’era un pettegolezzo succoso da far ballare di bocca in bocca. Il problema vero della società di oggi è che si è smesso di creare arte per creare gossip, e l’arte passa comunque in secondo piano sempre (perché il Grande Fratello trasmette ventiquattro ore al giorno, mentre i documentari sull’arte vengono cancellati dopo il primo appuntamento). Probabilmente troviamo più conforto nel criticare le vite altrui che nella ricerca della bellezza. E forse sono io la stupida che crede ancora che sarà proprio la bellezza a salvare il mondo. “Señores, siguen cultivando la belleza” diceva Berlino, dopo aver articolato, con una mimica facciale pari a quella del compagno di banco che ti suggeriva in muto quando eri interrogato alla lavagna e in un italiano terribile, un “continua a fare quello che ti appassiona.” Lo farò, e scriverò d’amore. E ovviamente, pur rubacchiando qua e là, lo farò a modo mio.
Scrivi di quello che sai, mi dicevo. E dire che una volta ero convinta di saperne molto, dell’amore. La mia conoscenza si basava su una pila di libri che variava dal sempiterno Twilight a Margaret Mazzantini (che obbiettivamente fanno a pugni, ma non c’è stato mai nulla di coerente nelle mie scelte di vita) e, soprattutto, su quel diffuso sentimento che confondevo per amore e che in realtà era cieca fissazione. Lo so perché me l’hanno detto, che l’amore non è quello. Ovviamente, quando c’ero dentro e non avevo le fette di prosciutto sugli occhi, ma direttamente il maiale. Il macellaio dell’Esselunga veniva da me a rifornirsi. Se l’amore rende ciechi, provate l’ossessione: quella vi rende pure sordi, muti e incapaci di muovere un solo dito che non sia per cercare di compiacere l’oggetto della vostra fissa passeggera (come i pokémon e la macarena). Ma basta, ho messo troppi riferimenti pop solo in queste due pagine. Chi mi capisce? E se hai pensato: “sono io il maledetto, è il solito cliché”, o perlomeno hai capito in che lingua sto parlando, sappi che sei il mio nuovo migliore amico. Ti voglio bene.
Dopo questo exploit (grazie Treccani) torno seria, ma non troppo. Perché alla fine ci credo nello scopo didattico della letteratura, e questo sarebbe proprio quello di far riavvicinare la gente alla forma scritta. Immaginatemi su una poltroncina di design di pelle, piantata in mezzo al palco di uno studio televisivo qualunque, ovviamente illuminata a giorno peggio che la D’Urso. Ecco, dall’alto del mio piedistallo (e del tacco 12 rosso laccato) inizio con la pappardella seria. Giuro che non sarà noiosa, ché tanto non ce la faccio a non essere sarcastica.
Tutto quello che so dell’amore adesso è che non l’ho ancora incontrato. La cosa buffa è che lo dico ogni volta che mi sono ripresa dall’ultima sbandata di turno in cui credo di aver trovato l’amore della mia vita, ovviamente giusto poco prima che me ne prenda un’altra. Cosa dicevamo, sulla coerenza? Ad ogni modo capita più che mi sbagli che il famigerato colpo di fulmine, che per la cronaca io mi immagino come un vero e proprio fulmine che cade dal cielo dritto sulla mia testa. La gente ci muore anche, per queste cose, e io le scambio per amore. Nel frattempo, Giulietta e Romeo si sono rivoltati nella tomba.
A A A cercasi cavie a cui va di leggere uno o due capitoli.
Credo che succeda anche ai migliori di stropicciare la propria vita come se fosse un vecchio foglio di carta, una brutta copia di qualcosa che reputiamo importante, parole che si cercano per descrivere la bellezza di un’emozione, ma troppo effimere per rivelare la perfezione di un concetto.
È capitato anche a me.
Ho perso il controllo del mio io relazionandomi con gli altri. L’ho perso pian piano, come quando lasciamo andare una corda perché non riusciamo a reggere il peso delle nostre paure. L’ho perso ogni volta che sono stata delusa, ferita, abbandonata da chi credevo fosse il mio “per sempre”. L’ho perso e non l’ho più cercato. Per tanto tempo. L’ho lasciato andare e basta. L’ho lasciato andare e mi sono seduta sul fondo del baratro diventando qualcuno che odiavo.
Poi ho preso diversi aerei per destinazioni casuali: Venezia, Milano, Lugano, Budapest, Napoli, Parigi. E in ogni luogo ho abbandonato sentimenti che ero stanca di provare. Ho abbandonato le mie giornate storte, i miei musi lunghi, il nervosismo senza senso e persino l’apatia. E pur non rendendomi conto l’ho ritrovato. Era nascosto in ogni risata spontanea, in ogni battito del cuore un po’ più intenso, dentro ad ogni goccia di pioggia caduta sul viso, nei granelli di sabbia che mi scivolavano dalle mani, in un abbraccio sincero che come una coperta ho portato addosso. Era lì che mi fissava e non lo riconoscevo. Il mio io è diventato un compagno di viaggio silenzioso e non aspetta altro che ricongiungersi con me.
Sono pronta? Lo spero.
Veronica D.
La prima volta che cogli l'immagine di te attraverso gli occhi di una persona simile, è una sensazione tremenda. E' come passare davanti a uno specchio davanti al quale sei passata ogni giorno della tua vita, e che all'improvviso riflette qualcos'altro, qualcosa di strano e inquietante
Non lasciarmi