“ Saltella tra le pietre della creusa scendendo dalle colline, sbocca in corso Firenze e degrada come fiume
in spianata Castelletto, qui si quieta in lago, per poco.
Viene risucchiata nella ripida discesa per la Meridiana,
tumultuosa, trascinando ogni oggetto rotolante,
zampilla in centro storico,
rimbalza sui gradini di marmo della piazzetta,
gira su se stessa in vortice, indecisa,
poi rapida precipita in via Quattro Canti
tra le saracinesche chiuse e i cani dallo sguardo perso,
a lei si aggiunge l’acqua che scende da altre creuse e rivi
e la rigurgitante dai tombini
e la scrosciante dai pluviali e dalle grondaie,
percorre inarrestabile via Posta Vecchia, si incanala per la Loggia di Banchi, specchia la chiesa di San Pietro
e finalmente sfocia nella vastità di piazza Caricamento,
qui si allarga e si distende, lenta come il destino, fino al bordo del piazzale di pietra e, in tenue cascatella,
cade nell’immenso bacino portuale,
ove si placa, si scioglie
e si confonde con quelle di milioni di anni prima.
Il mare tutte le raccoglie le lacrime del mondo. “
Paolo Milone, L’arte di legare le persone, Einaudi (collana Super ET), 2021¹; pp. 102-103.