“ Il vigente ordine delle cose resta antieuropeo. Letteralmente: contro Europa. Non solo il soggetto Europa non esiste né appare alla vista, ma l’organizzazione dello spazio europeo è ispirata al principio di impedire che si formi. Perché è questo l’interesse degli Stati Uniti d’America: un continente stabile ma non troppo, da loro strategicamente dipendente. Al quale non intendono rinunciare, malgrado l’impallidire delle radici etniche e culturali europee nella società americana sempre meno riducibile al paradigma Wasp. Se gli americani si ritraessero, significherebbe abdicare alla dominanza su scala globale costruita in oltre un secolo di glorie. Implicherebbe la necessità di riscrivere la loro stessa storia. Per inventarne un’altra. È il dilemma che attanaglia oggi l’impero europeo dell’America, ma che è inscritto fin dalla nascita nella sua parabola.
All’Antieuropa l’europeismo, in special modo il suo mito, ha contribuito e contribuisce tuttora. Storia non scritta, anzi celata, financo denegata nella narrazione corrente. Ma praticata. Non toglie che l’Europa del dopo-1945 sia anzitutto prodotto dell’europeismo americano. In duplice senso. Geopolitico: incardinamento degli Stati Uniti d’America in Europa per impedire gli Stati Uniti d’Europa, loro doppio intollerabile in quanto contropotenza. Ideologico: sostegno all’europeismo europeo in quanto incapace di unire gli europei, invece utile per pacificarli, adagiarli nel declassamento inevitabile dopo aver collettivamente perso due guerre mondiali. Parcheggiandoli nella post-storia.
L’impero europeo dell’America (Iea), senza il quale Washington non avrebbe potuto aspirare al primato mondiale, è costruito a partire dalla decisione di restare nella parte di continente conquistata con la Seconda guerra mondiale, per impedire che vi risorga una minaccia alla propria sicurezza. Impresa avviata dopo la vittoria su Hitler con la partizione della Germania e della penisola europea, bisecata dalla Cortina di ferro. Culminata a partire dallo scadere dello scorso secolo nell’allargamento della sfera imperiale americana all’Europa centro-orientale in conseguenza del crollo dell’impero sovietico e dell’allargamento della Bundesrepublik alla DDR (1990). Successo persistente, eppure minacciato dal convergere di tre fattori: la difficoltà per Washington di tenere insieme a sé e sotto di sé uno spazio tanto vasto ed eterogeneo in carenza di un credibile Nemico assoluto – tedesco, russo, cinese o una combinazione fra questi; il correlativo riemergere delle pulsioni antimperiali nella repubblica statunitense, nata e raccontata a se stessa e al mondo quale emancipazione di coloni dalla metropoli inglese; la conseguente crisi di legittimazione e di efficienza dell’architettura strategica americana in Europa, la Nato.
La minaccia per l’impero americano in Europa non sta quindi nello sterile ideal-europeismo europeo ma nella sua crisi. Nell’antieuropeismo – almeno a-europeismo – serpeggiante oggi fra gli europei. Nel clima del ciascuno per sé nessuno per tutti, surriscaldato dalla sequenza di crisi economiche, migratorie, epidemiche e belliche scoppiate nell’ultimo decennio. “
Lucio Caracciolo, La pace è finita. Così ricomincia la storia in Europa, Feltrinelli (collana Varia), novembre 2022. [Libro elettronico]